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La storia della principessa splendente

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L’arte. / 3 Maggio 2020 in La storia della principessa splendente

Una delle cose piu’ belle che mi sia mai capitato di vedere nella mia vita.
Trasposizione di una nota fiaba nipponica disegnata con uno stupendo tratto di pastello che racchiude in sé arte, sentimento, vita.
Un film che mi ha catturato ed emozionato fino alle lacrime, un film che parla di famiglia, natura, amore, libertà con un garbo e una raffinatezza che colpiscono il cuore.
Ha il difetto per me di essere eccessivamente lungo ma si viene ripagati da un finale di rara bellezza e intensità.
Dopo il meraviglioso “La tomba per le lucciole” un’altra meraviglia del compianto maestro Takahata.
Meraviglioso, di una potenza visiva struggente come non ho mai visto in vita mia.

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Il senno di poi / 15 Marzo 2020 in La storia della principessa splendente

(Riflessioni sparse)

Quella della Principessa Splendente è una metafora sulla sfavillante caducità della vita. Piovi su questa terra, cresci e, quasi senza accorgertene, il tuo ciclo vitale si compie, raggiunge l’apice in un ciclo di stagioni e si esaurisce. Prima che l’oblio sopraggiunga, ti guardi indietro, consapevole che, ovunque andrai, non avrai memoria delle cose belle e brutte che hanno segnato il tuo passaggio sulla Terra e la tristezza ti mangia vivo all’istante, e, se non sei capace di scacciare questo pensiero, stai pur certo che rischierai di non sentire neppure il sapore degli ultimi momenti di vita terrena.
Kaguya non è altro che la personificazione del lacerante “senno di poi”.

In questo senso, l’ultimo (ahimé, in tutti i sensi) film di Takahata Isao mi è sembrato molto drammatico e confesso di esserne rimasta turbata.
La bellezza formale che trasuda dalle scelte grafiche, estetiche e cromatiche del film è un necessario complemento alle malinconiche considerazioni a cui, in definitiva, conduce la storia.

Dal punto di vista tecnico, l’incanto della varietà della Natura dei monti giapponesi, descritta con la sensibilità di un pittore tradizionale e sfruttata efficacemente come elemento narrativo, mi ha sinceramente commossa.

A posteriori, mi stupisce la circolarità della filmografia di Takahata.
Heidi (1974) non è stato il suo primo lavoro in assoluto, ma, certo, è quello che gli ha dato una prima notorietà. Ma l’Heidi di Takahata e Miyazaki è già Kaguya. In lei, c’è già la Principessa Splendente: entrambe sono ragazze coraggiose, sincere, disinteressate, non vogliono che qualcuno decida per loro e, pur caratterizzate da un animo giocoso, provano immensa nostalgia per il luogo che le ha accolte e da cui sono state portate via (il rifugio dell’Alpe, per Heidi; la Terra per Kaguya). E, seppure con risultati differenti, anche nel vecchio anime della Fuji Television, c’è molta attenzione per la descrizione degli elementi naturali, la rappresentazione dello scorrere delle stagioni e il legame intimo esistente tra la protagonista e la Natura.
Al momento della sua pubblicazione in Giappone, il romanzo di Johanna Spyri da cui è tratto il famoso anime ebbe un successo immediato: la protagonista del libro aveva qualità universalmente apprezzate dal pubblico giapponese. Forse,in molti, come Takahata, hanno intravisto in quella bambina impetuosa i tratti dell’eroina della loro tradizione letteraria.

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Kaguya / 25 Maggio 2016 in La storia della principessa splendente

Una minuscola principessa luccicante fa capolino da un fusto di bambù. Un tagliatore di bambù la trova e la porta a casa con sé, considerandola un tesoro donato da una qualche forza soprannaturale. Lì questa principessina si tramuterà magicamente in una neonata che cresce rapidamente, proprio come una pianta di Bambù. Ascoltandolo in italiano il nome di questa bambina ci è stato celato, chissà per quale ragione poi. Comunque non è questo l’importante. L’importante è questa famosa leggenda giapponese, che è stata rimodellata e adattata dal maestro Takahata, sia qualcosa di più di una criptica leggenda. E ciò che accade a Kaguya, ciò che diventa sotto gli occhi del resto del mondo, non è importante tanto ai fini della trama, quanto per definire la sua persona e le sue scelte. Per definire questo irraggiungibile tesoro, che può essere stretto fra le dita di un unico personaggio, anche se per pochi secondi.
Kaguya è un spirito della Luna (letteralmente il suo nome significherebbe ” notte splendente), mandata sulla Terra. E’ una bambina che è cresciuta troppo in fretta, in un mondo semplice, per essere mandata in un altro mondo fatto di cose non dette. E non ci sono proteste da parte sua quando le viene chiesto di andare via dalla campagna, non ci sono lamenti da parte della principessa splendente, c’è solo un rispetto soffocante nei confronti di genitori che di fatto non hanno fatto nulla per non meritarlo. Non esiste per Kaguya una scelta vera, in nessuna delle fasi della sua vita. C’è solo una sofferenza che non si può evitare per vivere su questa terra. C’è solo una ragazzina come tante altre, che ha doveri e compiti, e circostanze. Ha un mondo che si aspetta molto da lei, e alla quale non può sfuggire. C’è solo una principessa splendente che non emette nè luce nè calore, ma la riflette e proprio come la luna incostante e mutevole. Silenziosa e irraggiungibile, come un arcano mistero della vita, quasi primitivo.Eppure così umana nella sua natura così trascendente, così umana in una maniera puramente emotiva e quasi mai fisica. Con un espressività resa dai suoi lineamenti tratteggiati a carboncino, senza definizione, senza umanizzazione, eppure capaci di sguardi profondi. Una principessa che viene presentata al mondo con un nome che non basta a definirla, con parole che con bastano a descriverla. E quando finalmente scappa via, lo fa proprio alla festa che la introduce in società. Superando barriere di spazio e tempo, viaggiando al di là di forma e colore, ma rimanendo ancora profondamente umana. Raffigurando quella sensazione provata da centinaia di ragazzine di scappare via, di allontanarsi da tutto, di tornare all’origine, all’infanzia. E proprio quel malessere la trasforma in accennati scarabocchi, sotto lo sguardo vigile della luna, che quasi insensibilmente guarda la sua creatura che non solo ha perso, ma che sta lasciando perdersi. E tutto questo solo per farle capire che dopo la spensierata primavera e la dolce estate, arriva anche l’inverno.

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22 Marzo 2015 in La storia della principessa splendente

Seconda visione, in occasione dell’uscita in home video e, soprattutto, in seguito alla visione del documentario/making of The Kingdom of Dream and Madness (a fine maggio in Italia) e, soprattutto, in vista del concerto evento di Joe Hisaishi fra un mese al Far East Film Festival di Udine.

Nel suddetto documentario, realizzato durante la produzione in contemporanea di Kaguya e Si alza il vento, si segue maggiormente il lavoro di Miyazaki, mentre quello del venerando Takahata non viene mai mostrato, se non per evidenziare i suoi cronici ritardi (tanto è vero che Kaguya è uscito in Giappone un anno dopo il previsto). Sono stati anni particolarmente ansiogeni per i suoi produttori, ma noi spettatori non possiamo che ringraziare Takahata (dagli amici chiamato Paku-san) della sua minuzia e del suo perfezionismo e lo invitiamo a impiegare ancora più tempo per il suo prossimo film e a non cedere alle lusinghe della meritata pensione.

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L’agrodolce della mortalità. / 1 Marzo 2015 in La storia della principessa splendente

Kaguya, la storia della principessa splendente, non è solo il titolo dell’ultimo lavoro del maestro Takahata, trasposizione dal classico sapore agrodolce di un popolare racconto giapponese; è anche e soprattutto un intenso e struggente ritratto di un gergo distintivo, che a lungo ha rinchiuso ( e forse continua a rinchiudere ) la donna in una sorta di etichetta comportamentale.
Della fiaba, infatti, oltre a coglierne le importanti morali, si può chiaramente evincerne i propositi, fulgidi intenti non lasciati ai margini del contesto folkloristico.
Kaguya, letteralmente notte splendente, rappresenta l’elemento estraneo di un archetipo costruito in larga misura come antitesi del concetto di umanità, e quindi estraneo ai suoi atti di crudeltà ed egoismo. Un sistema ”divino”, che il volgo ha definito tale per allontanarlo dalla connotazione umana. Eppure nel suo personaggio, caratterizzato da una bellezza preternaturale, non si possono riscontrare tali tracce, delineandosi come celestiale figura in bilico fra deità e mortalità. La stessa che si cela nelle cose semplici, nella natura che amplia le nostre prospettive, donandoci l’ebbrezza di essere vivi.
E così, oltre le regole, oltre le norme, vi è un chiaro disegno di felicità, che vuole essere costruito in base alle leggi del cuore.
Kaguya, come ai suoi tempi ( ghiblicamente parlando ) Nausicaa, è femminilità nella sua più verace essenza, indole coraggiosa che rinnega ogni concetto di appartenenza, per delinearsi come fulgida stella in grado di illuminare anche la notte più oscura.
Il rimpianto, il dolore per non aver vissuto ogni istante, il doversi scontrare con l’odio e l’indifferenza della gente, non è che il prezzo da pagare per tale mortalità. Il prezzo per il quale si paga ogni emozione. E sebbene ogni aspetto sia rilevante, dal particolarissimo stile di disegno, all’arcana aura di magia a mo’ di carboncino che ne tratteggia i contorni, tutto si fa piccolo dinanzi alla struggente bellezza di un personaggio così ricco di sfumature, che ne fa ( almeno a mio avviso ) il più grande e vivido esempio di raggiante femminilità descritta in un’opera di animazione.

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19 Gennaio 2015 in La storia della principessa splendente

La sensazione è quella di sfogliare un bellissimo libro illustrato, ma c’è ben poco coinvolgimento emotivo.

Meraviglioso! / 4 Novembre 2014 in La storia della principessa splendente

Sono appena tornata dal cinema…finalmente soddisfatta! Dopo le delusioni datemi da Ponyo e Si alza il vento! finalmente lo studio Ghibli ci regala una vera, autentica perla, degna di tale nome, stavolta targata Takahata e non Miyazaki. Quest’opera, di una delicatezza e di una poesia assolute ci proietta in uno scenario mitico, che riprende un racconto popolare giapponese. Mi ha sinceramente commossa! La scelta di stile grafico poi, azzeccatissima, che contribuisce al profumo fiabesco del film, e la bellissima colonna targata Hisaishi, sono davvero un binomio vincente! FAVOLOSO!!

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