K-PAX Da un altro mondo

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K-PAX Da un altro mondo

Il dottor Mark Powell, stimato psichiatra di un'importante clinica di Manhattan, ha sempre condotto il suo lavoro con professionalità ma soprattutto distacco fino al giorno in cui viene affidato alle sue cure un paziente particolare; senza documenti e apparentemente sbucato dal nulla, l'uomo dice di chiamarsi Prot e di non appartenere alla razza umana bensì di provenire dal pianeta 'K-Pax', distante mille anni luce dalla Terra, ma l'aspetto più curioso dell'intera faccenda è un altro: nonostante l'evidente assurdità della situazione, Prot è il paziente più 'credibile' che il dottore abbia mai conosciuto...
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: K-PAX
Attori principali: Jeff BridgesJeff BridgesKevin SpaceyKevin SpaceyMary McCormackMary McCormackAlfre WoodardAlfre WoodardAjay NaiduAjay NaiduVincent Laresca, Kimberly Scott, Conchata Ferrell, Saul Williams, Peter Gerety, David Patrick Kelly, Melanee Murray, Tracey Vilar, Celia Weston, Brian Howe, Greg Lewis, John Toles-Bey, Mark Christopher Lawrence, Mary Mara, Brandon de Paul, Tess McCarthy, Natasha Dorfhuber, Aaron Paul, William Lucking, Zofia Borucka, Curt Clendenin, Frank Collison, Moet Meira, Peter Maloney, Lance E. Nichols, Mostra tutti
Regia: maschioIain Softley
Sceneggiatura/Autore: Charles Leavitt
Colonna sonora: Ed Shearmur
Fotografia: John Mathieson
Costumi: Louise Mingenbach, Pamela Wise, Barbara Hause, Jill E. Anderson
Produttore: Lawrence Gordon, Lloyd Levin, Robert F. Colesberry, Susan G. Pollock
Produzione: Germania, Gran Bretagna, Usa
Genere: Drammatico, Fantascienza
Durata: 120 minuti

Dove vedere in streaming K-PAX Da un altro mondo

FInalmente / 7 Dicembre 2015 in K-PAX Da un altro mondo

un film che parla di presunti extraterrestri senza raffigurarli come dei conquistatori violenti che vogliono conquistare la terra. Alcuni risvolti tecnici sono banali e semplici ma sono proprio questi elementi di semplicità a rendere diverso il film dagli altri recenti del suo genere. Che poi il protagonista sia davvero un et o semplicemente un paziente psichiatrico poco importa.

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O carissimo Prot, portami via! Voglio una stella che sia tutta mia… / 7 Settembre 2015 in K-PAX Da un altro mondo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un bel mischione di fantascienza-thriller-drammaticopsichiatrico insopportabile. Per tre motivi:

Il primo: stereotipi, deja vu e banalità da cima a fondo:
-La “psichiatria cattiva” che vuole imbambolare il paziente a suon di iniezioni fregandosene del suo bene.
-Il presunto schizofrenico che in realtà tale non è, ma è solo un ET incompreso.
-Il medico illuminato che, sotto lo sguardo torvo di disapprovazione dei colleghi, si oppone al pensiero unico e dà una possibilità al paziente.
-L’alieno proveniente da una civiltà superiore, incuriosito e irritato allo stesso tempo dalla brutalità della civiltà terrestre, che propina lezioni di antropologia e filosofia spicciola. La perla: “Avevate Cristo e Buddha ma non li avete ascoltati, chissà perchè”.
-I pazienti del manicomio che necessitano solo di qualcuno che gli faccia aprire gli occhi per guarire. In fondo la malattia mentale è solo una categoria della “psichiatria cattiva”. L’altra grande perla, stavolta medica: “Tutti gli esseri hanno la capacità di curarsi da sè”.
-L’ipnosi che è più efficace di una macchina del tempo.
-Grazie alla botta di c**o – deus ex machina rappresentata da un mozzicone di matita il film ha la sua svolta definitiva.
-…

Il secondo: inverosimile. La figura dell’alieno-Prot è inserita in modo molto maldestro, in un contesto altrimenti realistico, senza una parvenza di verosimiglianza. Prot assume, per non troppo precisati motivi (analogia con “una bolla di sapone”???) sembianze umane: è umano nell’aspetto, nel comportamento, nella fisiologia tranne che per qualche stranezza messa li per caso: la luce lo infastidisce e vede i raggi UV (trasfigurazioni imperfette)… Viaggia a cavallo di raggi di luce, ma a velocità pari a 6c, facendo però attenzione a non fare frontali con altri viaggiatori spaziali (si sa, lo spazio è molto trafficato) e potendo persino portare qualcuno in braccio. L’idea è che non c’era troppa voglia di creare un contesto un po’ più articolato, molto meglio una bella tinta di sciatteria, più semplice.

Terzo: gli attori.
-Spacey: qui mi ha deluso, pareva quasi imbarazzato nel ruolo, ma forse ero io che proiettavo su di lui il mio imbarazzo durante la visione.
-Bridges: ottima interpretazione, se solo gli avessero dato il ruolo di comparsa era perfetta!
-Oscar al miglior attore (purtroppo non protagonista) all’anziano con gli occhialoni che cercava l’uccello azzurro, il migliore e non sono ironico. Peccato fosse un personaggio meno che terziario.

Una soluzione per migliorare il tutto l’avrei potuta fornire all’autore del libro o al regista: sarebbe stato più efficace se Prot e Robert Porter coincidessero veramente. Nessun alieno, un trauma psicologico, una realtà fittizia creata da Robert per superare il trauma e un buon thriller era confezionato.

PS. La scena migliore: Kevin Spacey che mangia la banana con la buccia: la ingerirà o meno? La visione vale la pena solo per questo!

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29 Settembre 2012 in K-PAX Da un altro mondo

K-Paxiani o no ?!?! / 29 Luglio 2012 in K-PAX Da un altro mondo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Fino a dove riusciamo a credere?

La verità è ciò in cui crediamo, ciò che vediamo oppure è rappresentata da ciò, fin cui possiamo riuscire a credere e/o a vedere?

I limiti della nostra mente, della nostra visione delle cose sono i limiti della nostra realtà, ma questi limiti variano di persona in persona, giusto?

Qual’è il confine?
ma sopratutto qual’è il nostro interesse a scoprirlo?

Queste sono le domande che la visione di questo film mi ha lasciato.

E su questi quesiti adatterò la mia personale recensione.

La storia del film non ve la racconto, come sempre parlerò di emozioni, sensazioni immagini per finire con un giudizio complessivo.

Tutta la parte iniziale del film la trovo geniale, non mi soffermo a criticare come hanno fatto in molti i dettagli e la loro credibilità ma voglio soffermarmi sui confini citati sopra, sulla superba creazione del personaggio interpretato con grande classe dal Kevin Speacy.
Un personaggio che con calma ed eleganza rimpicciolisce le grandi e illustri menti della nostra società e riavvicina la vita alla semplicità che ne compone la struttura di base, complicata troppo spesso dalla volontà e dalla realtà vista da quelle menti che hanno a carico l’esistenza dei loro simili.

La cosa che mi fà più pensare, durante e dopo la visione del film non è innovativa ma è molto stimolante, se ne parla da decenni probabilmente nei testi delle canzoni, nel libri, nei film, nelle associazioni di pensiero e in questo film sembra essere nascosta alla base della storia che racconta
ed è la ridicolizzazione di tutte le fondamenta della nostra attuale società civile.

Una società basata sulla distinzione, decisa da qualcuno qualche secolo fa, tra bene e male, tra dottori e pazienti, tra vincoli e libertà, tra società e famiglia e non per ultimo tra intelligenza e stupidità.

Su questo ultimo punto mi sembra che il film denunci, nemmeno in maniera troppo velata la “stupidità” degli esseri umani indicandola proprio come responsabile della poca gioia e felicità delle nostre vite. Conflitti, regole, dettami che ci sono imposti fin da piccoli sono i confini della nostra libertà e con essa rinchiudiamo serenità, gioia e allegria.

Un ipotetica società dove non c’è bisogno di stato, polizia persone che decidano quale sia la giustizia, dove non c’è bisogno di un istituzione chiamata famiglia per crescere i bambini ma gli stessi sono cresciuti nell’insieme da questa forma evoluta di società (“imparando un pò da uno e un pò da un altro” citando Prott) che solo un intelligenza superiore potrebbe permetterne l’esistenza ma sopratutto la convivenza.

Nella seconda parte invece mi ha colpito la riflessione sul rapporto tra essere umano e malattia e medico e paziente. La traccia che mi rimane è quella di riflettere sul fatto che molto spesso la soluzione ai nostri problemi di salute o umorali non si trova ne con le medicine, ne con i medici ma semplicemente dentro di noi, dentro la nostra storia. Medici e medicine ti possono avere in cura per anni senza ottenere risultati perchè la cura di cui abbiamo bisogno è dentro di noi, dentro la nostra storia e non si può trovare soluzione se non si ascolta, non si cerca di capire, non si indaga sulla quella che è ed è stata la nostra vita.
Prott ci dimostra come la cura per i suoi compagni di malattia sia proprio strettamente legata con la loro vita e con i vincoli di cui abbiamo scritto sopra, vincoli imposti da una società sbagliata.

Un altra cosa che il film ti fa notare è la differente capacità di affrontare e di vivere la vita a seconda della cultura e conoscenza che abbiamo.
Conoscenza e cultura non vuol dire titolo di studio o posto di lavoro, ci sono persone che hanno alti titoli e alti ruoli in società e nonostante ciò hanno poca conoscenza e poca cultura, ci sono persone che rivestono ruoli trasparenti ma che hanno conoscenze sconfinate, ne gli uni ne gli altri sono indispensabili per la nostra sopravvivenza ma con un maggior peso degli uni la nostra vita peggiora, con maggior peso degli altri la nostra vita migliora.

Ecco forse, la parte finale del film, il messaggio che traspare alla fine, è l’unica parte che mi ha un pò deluso perchè scesa un pò in banalità è che l’amore e l’amicizia sono qualcosa di più profondo della nostra sola esistenza.

Alla fine consiglio assolutamente la visione del film, che rischia però di annoiare o deludere chi si aspetta di vedere un film con una storia dove non è necessario altro che una visione ed un ascolto distratto.
E’ un film di spunti, di contorni, di stimolazioni e inoltre è un film con una colonna sonora sicuramente indovinata.

Spero di rivedervi tutti un giorno lontano su K-Pax!!!

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