Recensione su È solo la fine del mondo

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. / 1 febbraio 2017 in È solo la fine del mondo

Melò dolaniano puro, logorroico e isterico come solo lui sa fare, girato col solito gusto e recitato ancor meglio da un cast di attori francesi molto belli e scintillanti, Juste la fin du monde è un ulteriore passo avanti nella bellissima filmografia di Xavier. Questa volta la storia prende un’intera famiglia, o il suo relitto e la analizza nell’arco di una giornata, di un film di soli, intensissimi 90 minuti. Il protagonista che col suo ritorno avvia la vicenda è Gaspard Ulliel, viso scolpito e molto comunicativo e recitazione tutta sguardi, sottrazione e voce sommessa. Gli altri non sfigurano e il personaggio di Marion Cotillard, assieme al frustrato interpretato da Vincent Cassel sono pilastri diversissimi ma incisivi di una storia che mette al centro il distacco e l’incomunicabilità fino all’ultimo minuto. Tecnicamente Dolan è ormai una garanzia e per questo film gira quasi tutto in interni in penombra o, sul finale, irradiati di splendida luce gialla; flashback e sequenze musicali come marchio di fabbrica e come splendida certezza e sempre, ma veramente sempre, una colonna sonora che mi manda in visibilio (Grimes? I Blink 182 di I miss you? Dragostea din tei?!). Probabilmente alcuni passaggi avrebbero avuto bisogno di maggior spiegamento temporale e altre scene un maggior respiro, anche solo per rendere più graffiante l’uso sempre intelligente della musica che fa, ma aldilà di tutto ciò trovo che Dolan sia un concentrato di emozioni forti e senso estetico che assolutamente merita di essere visto.

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