È solo la fine del mondo

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È solo la fine del mondo

Louis, uno scrittore gravemente ammalato e prossimo alla morte, torna in famiglia dopo una lunga assenza, per comunicare ai suoi parenti la sua imminente dipartita.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Juste la fin du monde
Attori principali: Gaspard UllielVincent CasselNathalie BayeLéa SeydouxMarion CotillardArthur Couillard, Stephan Dubeau, Antoine Desrochers, Théodore Pellerin, William Boyce Blanchette, Sasha Samar, Jenyane Provencher
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura/Autore: Xavier Dolan, Jean-Luc Lagarce
Colonna sonora: Gabriel Yared
Fotografia: André Turpin
Costumi: Sophie Beasse
Produttore: Nathanaël Karmitz, Xavier Dolan, Sylvain Corbeil, Nancy Grant, Michel Merkt
Produzione: Canada
Genere: Drammatico
Durata: 96 minuti

I Legami / 13 Ottobre 2017 in È solo la fine del mondo

I legami familiari, catene che spesso c’imprigionano. Sette, che, a nostra insaputa, ci assoggettano. Siamo sicuri che vivere un contesto socioculturale e quotidiano simile – per poco o molto tempo – crea degli individui simili, capaci di andare d’accordo? Assolutamente no! Questo sono le famiglie, un agglomerato di individui diversi e scombinati, costretti da un legame superiore a loro stessi. Questo legame spesso crea disagi, forza gli animi, distrugge nervi. Perché lasciare il nido è visto, per chi resta, come un azione codarda, come scappare? E perché chi resta si sente sempre in difetto contro chi va via? Questo sono le famiglie a volte, quelle che stanno assieme senza volerlo. Un film claustrofobico. Una situazione mica tanto iperbolica, che tutti noi, infondo o in superficie, conosciamo bene.

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Emozioni nel Copione / 27 Marzo 2017 in È solo la fine del mondo

Irrimediabilmente teatrale, ma anche artificioso nel creare espedienti alla messa in scena di spunti si interessanti, ma che rimangono solo spunti, semplici bozze di emozioni incastrate nel bipolarismo, insomma il drama di Dolan.

. / 1 Febbraio 2017 in È solo la fine del mondo

Melò dolaniano puro, logorroico e isterico come solo lui sa fare, girato col solito gusto e recitato ancor meglio da un cast di attori francesi molto belli e scintillanti, Juste la fin du monde è un ulteriore passo avanti nella bellissima filmografia di Xavier. Questa volta la storia prende un’intera famiglia, o il suo relitto e la analizza nell’arco di una giornata, di un film di soli, intensissimi 90 minuti. Il protagonista che col suo ritorno avvia la vicenda è Gaspard Ulliel, viso scolpito e molto comunicativo e recitazione tutta sguardi, sottrazione e voce sommessa. Gli altri non sfigurano e il personaggio di Marion Cotillard, assieme al frustrato interpretato da Vincent Cassel sono pilastri diversissimi ma incisivi di una storia che mette al centro il distacco e l’incomunicabilità fino all’ultimo minuto. Tecnicamente Dolan è ormai una garanzia e per questo film gira quasi tutto in interni in penombra o, sul finale, irradiati di splendida luce gialla; flashback e sequenze musicali come marchio di fabbrica e come splendida certezza e sempre, ma veramente sempre, una colonna sonora che mi manda in visibilio (Grimes? I Blink 182 di I miss you? Dragostea din tei?!). Probabilmente alcuni passaggi avrebbero avuto bisogno di maggior spiegamento temporale e altre scene un maggior respiro, anche solo per rendere più graffiante l’uso sempre intelligente della musica che fa, ma aldilà di tutto ciò trovo che Dolan sia un concentrato di emozioni forti e senso estetico che assolutamente merita di essere visto.

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Passami il sale / 20 Gennaio 2017 in È solo la fine del mondo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dunque c’è un canadese con le espadrillas. Che poi non si sa se sia canadese. Che torna a casa, nella provincia. Pure lei sembra canadese. A casa Louis trova madre-sorella-fratello-cognata ad aspettarlo con ansia. Non li vede da 12 anni, ci dice che torna per confessar loro che sta per abbandonarli. Deve solo trovare il momento giusto. Sulla porta e all’infinito, viene travolto, da tutto e tutti. Un miracolo che quella casa stesse in piedi, con il bailamme e cicaleggio che quella squadra di gente fa. Lui sta zitto, quasi sempre, a segnare la separazione e il solco, l’essere altrimenti, tra lui e loro. In questi 12 anni, pare, lui è diventato a successful gay-ganzo, scrive pieces teatrali ed è un hypercool, ci son 50 gradi ma mica rinuncia a camicia e giacca. La famiglia, rimasta nella casetta con terrazzino tra i campi, lo ammira e odia, ognuno a suo modo. C’è la mamma che non ci capisce un’acca, ed è svampita ma poi ci sta dentro ma poi risvampa; la sorella piccola che lui non ha voluto veder crescere – Lea Seydoux nel ruolo giustamente della gnocca, ma un po’ scoppiata; il fratello grande è una specie di cinghiale – Cassel nel ruolo di Dinamite Bla, uno che urla contro tutto e tutti, memorabile lo sfottò a Louis che voleva andare a vedere la vecchia casa per titillare la sua nostalgia romantico-hipster, e qui è XD che percula se stesso. Che bello, potersi chiamare XD.
Il film si sussegue, negli incontri scontri tra tutti e Louis, ora uno per uno, ora in gruppo, sorta di via crucis interna e familiare. Efficaci partono a sorpresa flashback, son riuscito a commuovermi sul disco rumeno, me l’avessero detto. Io. Non ci. Molto è evidente quello che XD vorrebbe dire, il risultato meno. Perché i personaggi, quasi tutti, sono troppo, col rischio di scadere tra l’inverosimile e il caricaturale all’incontrario – e per favore tutto ma il paragone con Mommy no, lì avevano i controcazzi. Quello era matto ma era vero, era matto e ci esplodeva negli occhi, andava nelle comunità, un fuoco danzante. Louis a parte essere figo e letteralmente dannato, ha successo all over the world e in casa non riesce a dire “passami il sale”, lascia stare “muoio”. Tesoro mio sei troppo profondo, essù. Non ha un passato, non ha un futuro, non lo capiscono i suoi né chi guarda. La sorella ci sta, la perditudine della provincia e le canne. La cognata dai, Marion Cotillard buttata a balbettare fastidiosamente; all’interno di una coppia dove non ha senso ci sia mai stato amore, ma manco altro, con il personaggio di Vincenzo – ma poi perché una così figa debba sposare un cinghiale, spiegamelo. Vincenzo ancora, a suo modo, il quasi redneck di campagna, sbuffante come un mantice, sta bene. Il finale, euh, discutibile, ma non il problema. Il problema è che se XD perde i suoi personaggi, li gonfia e deforma, il resto è poco, o non è giustificato, e le scelte stilose senza l’impalcatura della sostanza sotto ciao. Il resto è chi odia la camera stretta e i dialoghi urlati, ma detrattori per quelli se n’è sempre trovati, che invece stanno in un solco di cinema del lessico familiare e servono ad avvicinare, queste famiglie, queste quotidianità, questi noi, a noi. Ci si avvicina a vedere persone, ci si allontana a scoprire l’informe, il mazzo truccato – oh, resto del parere che XD, oh che bello scrivere XD, sia il futuro del cinema.

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Il sudore dei repressi / 11 Dicembre 2016 in È solo la fine del mondo

Poche ore, il caldo, gli altri, uguali. Amarli e basta? Certo, e rifuggire, per l’ennesima incomprensione. Momenti di tensione, ricordi, una libertà sognata, disperata, e poi esci dal nido, con ali mozzate, e ti sembra il paradiso; stai per cadere; ritorni, come per dar fine a un capitolo. Solo Xavier poteva dare questa madre, questa cognata: ritorna l’ossessione che lo smuove. Un inno all’ascolto, per una tranquillità necessaria. Di sicuro, uno dei migliori di Dolan.

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