Recensione su Jurassic World

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12 giugno 2015

Apre finalmente al pubblico il Jurassic Park, stavolta chiamato World per non offendere la memoria dei poveri cristi morti nei tre film precedenti. Ma la ricerca del sensazionale farà disastri anche stavolta, a parco aperto. Un nuovo esemplare geneticamente modificato e inaspettatamente furbo fugge dalla sua area riservata e si avvicina pericolosamente alla folla. A fermarlo due fazioni: quella dell’ex marine Owen che vuole limitare i danni rispettando gli animali, e quella del fornitore di militari Hoskins che ne vuole fare un’arma in momenti di crisi come questo. Nel mezzo, due bambini troppo curiosi.
Non si vergogna di stare nei canoni narrativi, Jurassic World, ma nell’ansia da prestazione si abbandona troppo spesso all’orrore grafico gratuito, tradendo in questo lo spirito spielberghiano. Il tradimento è limitato a queste infelici trovate gore, per fortuna. Il resto è un rispettoso omaggio del senso di meraviglia caratteristico dell’iconico parco a tema, punteggiato di chiarissime citazioni del film originale anche narrativamente funzionali: tutte le citazioni del film originale che volevo, specialmente nella colonna sonora di Michael Giacchino che si abbandona alla goduria di temi interi di John Williams nei momenti giusti, affiancandolo al suo orgoglioso tema nuovo di pacca.
I personaggi, ingabbiati nel canone, non hanno occasione di brillare, e gli attori portano a casa il risultato senza picchi (peccato per Bryce), con l’eccezione del personaggio del magnate Masrani (Irrfan Khan): non può competere con l’iconico Richard Attenborough dell’originale, ma ne riprende in proporzione il carisma, e è protagonista dell’unico dialogo decente del film, con il capo genetista Wu (l’unico personaggio presente anche nel Jurassic Park del 1993).

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