Recensione su Jupiter - Il destino dell'universo

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17 giugno 2015

Nel cinema, l’originalità, stilistica o contenutistica, è spesso una componente fondamentale per il successo.
Nella storia del cinema, i minestroni o, peggio, le minestre riscaldate, non funzionano così come non funzionano nel mondo dei sentimenti.
I Wachowski Bros., questa volta, hanno toppato clamorosamente, perché non hanno fatto altro che rivisitare alcune loro idee già affrontate in Matrix offuscandole dietro un’atmosfera che, questa volta, più che alla tecnologia guarda al mondo della fantascienza più classica e tradizionale.
O almeno ciò è quello che percepisce lo spettatore, a cui sembra di assistere ad un incrocio mal riuscito tra la trilogia (quella sì innovativa) con protagonista Neo e la saga di Star Wars.
Se pure Eddie Redmayne (che aveva entusiasmato per l’interpretazione di Stephen Hawking in La teoria del tutto) appare totalmente scialbo e fuori luogo (per non parlare degli altri interpreti), allora c’è davvero qualcosa che non va.
Per fortuna dopo due ore il film finisce, peraltro nell’unico modo possibile e (ampiamente) immaginabile.
Il fatto che i Wachowski siano a malapena andati a break even (dopo una spesa di circa 180 milioni di dollari), dovrebbe essere un ottimo deterrente ad anche soltanto immaginare un sequel (Dio ci scampi da una trilogia) o, comunque, ad avventurarsi in futuro in simili sconsideratezze.

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