Recensione su La fontana della vergine

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27 dicembre 2012

Il centro del film è lo scontro di due visioni della spiritualitò, quella religiosa, cristiana e il paganesimo, l’una impersonificata dalla famiglia e soprattutto dalla vergine, poi sacrificata, l’altra dalla domestica, legata a ritualità ancestrali . E il dramma che sorregge il film non fa altro che far ritornare il padre, pio in senso cristiano, alle radici della sua cultura, alle radici di una spiritualità e di una ritualità completamente pagana. E’ indubbio nella preparazione alla vendetta, legata agli elementi della natura quali l’acqua, la vegetazione, gli elementi astronomici.
Ne vedo una lotta fra l’essere a il dover essere, un mondo idilliaco quasi, un mondo ordinato che viene polverizzato da un accadimento esteriore, esterno, e quel microcosmo che è la famiglia si ritrova senza più ordine ritornando alle sue radici culturali, che voglio vendetta,occhio per ochhio,dente per dente, e si allontanano dal dettato cristiano, che è un artefatto, una costruzione tutta umana. Bergmann continua il suo viaggio nella spiritualità indaganto i sentimenti e le emozioni umane alla loro essenza, scarnificandole dalle impalcature costruite dalla socialità e dall’insieme culturale del vivere umano, in cui si ascrive la religione

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