Recensione su Jules e Jim

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Joie de vivre / 5 Maggio 2016 in Jules e Jim

Ancora imbevuto della tipica précipitation dei primi Truffaut (sequenze rapide, montaggio forsennato), il film si inserisce nell’ampia corrente della Nouvelle Vague ma con una personalità tutta sua. Il giovane Truffaut scovò in una bancarella lungo la Senna il romanzo autobiografico di Roché e ne rimase folgorato, intraprendendo con l’autore uno scambio epistolare sulla possibilità di realizzarne un film; la messa in scena giunse comunque solo dopo la morte dello scrittore parigino, con diversi rimaneggiamenti in sceneggiatura. La storia racconta di un insolito ménage a trois portato avanti lungo il primo ‘900, attraverso le ottime interpretazioni di Serre, Werner e la Moreau; un inno alla joie de vivre che non si lascia imbrigliare da alcuna regola morale ma allo stesso tempo non ostenta alcun lato peccaminoso o ambiguo, almeno fino all’epilogo che chiude ogni solarità in una celebre sequenza su un ponte distrutto. Il personaggio di Catherine forse risente troppo della sua esuberanza capricieuse, più interessante il rapporto di amicizia tra i due protagonisti, incapaci di odiarsi nonostante la diversità di carattere, la guerra, la rivalità in amore.

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