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Recensione su Vincitori e vinti

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15 febbraio 2013

Vincitori e vinti
Qualche giorno fa, anzi ormai quasi un mese fa, non postai nulla sulla giornata del ricordo.
Il motivo era semplice, ricordare solo un giorno è tutto un cazzo.
Quello che noi Europei in toto (Tedeschi sotto il Nazismo, Italiani sotto il fascismo, i Francesi dopo la resa di Parigi nel ’40 e ci infilerei i paesi dell’Europa dell’Est alleati di Hitler) abbiamo fatto ai nostri stessi concittadini è assurdo, irrazionale, mostruoso. Come mostruoso, irrazionale, assurdo è ogni genocidio.
Sia ben chiaro.

La pellicola in questione analizza la Shoah ma in maniera completamente diversa da quasi tutti i film finora realizzati, non vede come protagonista un bambino come in “La vita è bella” (tra l’altro i bambini erano i primi ad essere infilati in un forno crematorio) né un pianista come in “Il Pianista” che sopravvive poiché trasportato dagli eventi, per puro caso insomma.
I protagonisti della pellicola sono dei giudici.
Dei giudici ? E che ci azzecca ?
Fin quando si deve giudicare un mostro rappresentabile come un gerarca o un soldato che ha usato, abusato, ucciso, vissuto e convissuto con barbarie varie il compito morale/sociale/politico di fare fuori l’esimia testa di cazzo è abbastanza ovvio. Ma come risolvere la questione se ad essere processati sono dei giudici che hanno applicato le leggi del proprio Paese, giuste o sbagliate che siano, adempiendo quello che è il proprio dovere (motivazione usata tra l’altro anche da molti ufficiali delle S.S ). In poche parole qualcuno che effettivamente non ha nulla a che vedere con un genocidio ma che ha a che vedere con esso.
Questo signori e signore è Vincitori e vinti.
La regia è di Stanley Kramer (regista e produttore di numerosi film che non ho visto, perdonatemi ma sono uno e ancora non dispongo delle finanze di un Sultano) che dirige un cast di tutto rispetto.
Siamo nel 1948, la guerra mondiale è finita e siamo in una fase storica dove il mondo è e non è in conflitto meglio noto come Guerra Fredda.
Un giudice americano viene inviato a Norimberga dopo tre anni dalla conclusione dell’ultimo conflitto mondiale, presiederà una corte in un processo particolare proprio ai giudici. Quattro per l’esattezza.
Sono accusati di aver commesso crimini contro l’umanità, ognuno ha posizioni diverse a proposito del III Reich , uno per esempio è fermo sull’ideale che rappresentava il nazismo, un altro non vuole essere difeso e viene dominato dal silenzio. La caratterizzazione dei personaggi non è niente male, non solo nei giudici ma anche nelle persone comuni. A tal proposito una famiglia che ricorda come fosse tranquillo il periodo dove a comandare c’era Adolf. Quello che successe in Italia dopo il fascismo, lo ritroviamo in Germania ma oserei dire anche in Giappone. Non potendo processare tutti, perché se Hitler stava al potere un margine di consenso ci doveva essere (si, anche nelle dittature il consenso è importante) si stese un velo perché in qualche modo si doveva cominciare e soprattutto perché ora i nemici non erano più i nazisti, ora i nemici o meglio dire “gli avversari” (termine meno pesante ?) erano i russi rossi. Il terrore rosso.
Altro personalità interessante è la signora Bertlholt, nobile un tempo sposata con un ufficiale della Wehrmacht. Ella farà capire come i tedeschi non sono nazisti, almeno non tutti.
Il processo ai quattro continua fra alti e bassi, accuse, arringhe, difese e un finale già scritto.
Un processo dove la vera parte lesa è la civiltà.

DonMax

3 commenti

  1. yorick / 15 febbraio 2013

    Stavo aspettando una qualunque tua recensione per dirti parole per aver dato la precedenza a [un film a caso] piuttostoché godere di Lanthimos, ma di fronte a Kramer non posso che ammutolirmi, eclissarmi e darti l’oscar.

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