Recensione su Joker

/ 20198.3293 voti

Una risata ci seppellirà / 7 Ottobre 2019 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

Beh, stando a questo Joker, dopo film come Road Trip, Starsky & Hutch, la trilogia di Una notte da leoni e la variante sul tema Parto col folle, mi pare che, finalmente, Todd Phillips abbia fatto un po’ di strada, cinematograficamente parlando. Se non altro, ha messo da parte i suoi pro degli hangover, uomini “stonati” e puntualmente immaturi, per dedicarsi a un film più compatto, serioso, forse (dico, forse) provocatore, con un protagonista stimolantissimo: un supervillain senza passato. Il Joker di Batman che il mondo crede di conoscere viene riscritto per l’ennesima volta: nuovo giro, nuova corsa, nuove suggestioni.

Premetto che, in questo lavoro, Phillips-sceneggiatore non mi ha entusiasmata in toto (in questo caso, ha lavorato alla sceneggiatura con Scott Silver). Joker è un film a tesi non troppo originali: sostiene assunti ultra dolorosi e condivisibili, certo, ma scontati. E, poi, accenna ad alcuni elementi, senza sfruttarli mai (es. il sesso che imperversa nelle strade della città e nel diario di Fleck e, di concerto, un probabile complesso edipico di Arthur Fleck nei confronti della madre).
Ritengo che, nel complesso, il film debba la sua poco discutibile buona riuscita a Joaquin Phoenix e al fatto che Phillips abbia assecondato pedissequamente la sua propensione alla rappresentazione della alienazione, sempre presente nella filmografia dell’attore (scorretela: ogni suo personaggio è il riflesso di un disagio mentale, dal Jimmy Emmett di Da morire al Freddie Quell di The Master, dal Commodus de Il gladiatore all’Abe Lucas di Irrational Man, e così via, senza tralasciare il Joaquin Phoenix del mockumentary Io sono qui!).

Joker è un one man show in tutto e per tutto ed è questo che, forse in maniera prevedibile, mi è piaciuto/mi ha inquietato di più del film. Il Joker di Phoenix è alimentato dal disagio, quello del personaggio e quello dell’attore che lo interpreta.
Oltre alla apprezzabilissima capacità di conferire alla sua Gotham City un’allure ’70s impressionante (il che sottende un certo talento nella creazione di un credibilissimo contesto atmosferico e narrativo), principalmente, a Phillips riconosco il merito (non banale) di aver fatto un buon lavoro di casting e di aver saputo assecondare correttamente Phoenix, lasciandogli (mi pare evidente) la possibilità di partorire in tempo reale un profondo malessere. Suo malgrado, Arthur Fleck è uno dei tanti bubboni sulla faccia di Gotham. Il Joker è il pus che ne fuoriesce quando Fleck esplode. Una risata isterica seppellisce ogni cosa: sentimenti e razionalità.
Però, anche qui ho ravvisato una strana incertezza in fase di script. Una volta che il Joker prende il sopravvento su Arthur, o meglio, quando Arthur si evolve definitivamente in Joker, la sua follia è “parziale”: la clemenza che dimostra nei confronti della vicina di casa e del nano mi ha interdetto (non gli hanno mai fatto del male, è vero, ma, allora…). Pur avendo radici psicotiche, la follia del Joker è calcolata? Cioè, può essere tenuta a bada/può essere applicata solo in certi casi? Questa parzialità, programmata o dovuta al caso, non so, mi ha lasciato perplessa. L’ho interpretata come un’indulgenza nei confronti del personaggio che, però, a parer mio, ne indebolisce la oscura grandezza e mostra apertamente i limiti di un film a tesi come questo.

Al contrario (in questo caso, anch’io mostro un certo grado di dualismo, ne convengo), una delle teorie del film che ho apprezzato è la “negatività” di Thomas Wayne, un uomo ricco e abbastanza arrogante (“Vuoi un mio autografo, immagino”). Certo, è uno stereotipo ed è creato per esaltare la tesi dell’uomo invisibile e calpestato di cui Fleck è emblema. Ma mi ha intrigato pensare che Bruce Wayne/Batman non sia affatto dissimile dal padre e che, nella sua spasmodica ricerca di affermazione del vero e del giusto, sia cieco nei confronti dei reali bisogni della società che si propone di difendere e da cui, esattamente come il Joker, egli stesso è nato, letteralmente. Nel film del 2008, il Joker di Nolan dice al Cavaliere Oscuro: “Che faccio senza di te? Tu completi me (…) Per loro, sei come un mostro, come me”. Nella scena dell’interrogatorio, emerge l’incontrollabile follia latente di Batman, potente quanto quella di Joker, che, fra l’altro, definisce lapidario il nemico: “Tu sei spazzatura” ed è così che Fleck ormai Joker dice di venire considerato, durante la diretta con Murray Franklin (De Niro). Il Joker di Phillips si allaccia a questi dettagli, in un disegno filologico coerente, pur mantenendo una sua indipendenza narrativa e una inscalfibile compiutezza (ah, che bello quel “The End”, alla fine).

Appunti personalissimi all’edizione italiana del film (avrei voluto vederlo in versione originale, ma non ne ho avuto la possibilità, per ora):
– che fastidio l’alternanza tra cose che sono state lasciate in lingua originale (es. titoli e articoli dei giornali) e altre che sono state tradotte… L’apice di questa incongruenza sta nel diario scritto a mano, in italiano, da Fleck. Mah.
– Basta Adriano Giannini a doppiare i vari Joker: sono interpretazioni complesse, ne convengo, ma non l’ho apprezzato in nessuna occasione. Prima, il Joker di Heath Ledger, con le slinguazzate didascaliche (slap!). Ora, quello di Phoenix (emmenomaleché non gli hanno fatto doppiare tutte le risate!).

36 commenti

  1. SteveJK / 7 Ottobre 2019

    Per quanto riguarda la vicina di casa credo che sia stata un’altra sua vittima: quando si ritrova nel suo appartamento e lei ne è terrorizzata, l’inquadratura stacca in un momento successivo dove lui è solo e si sentono urla distanti e dalla finestra si scorgono i lampeggianti dell’ambulanza/polizia.
    Dopo la seconda visione di stasera ti confermerò questa mia sensazione.

    Per il nano, credo che ne abbia avuto compassione poiché veniva sempre deriso da tutti i colleghi. È un “Freak” come lui.

    Sul finale ambiguo cosa ne pensi? Qual è la battuta che non capirebbe la dottoressa?

    • Stefania / 7 Ottobre 2019

      @stefano_benvenuto: sarà che mi aspettavo un click, qualcosa (che so: lui che si alza all’improvviso dal divano e le si avvicina), non ho proprio fatto caso alle urla e ai lampeggianti. Allora, controlla e poi dimmi, grazie 😉
      Sì, il nano è un freak, come lui, che è sempre stato cortese con Arthur, ma, appunto, allora il Joker fa distinzioni, è lucido: è questa “parzialità” razionale che mi ha interdetto un po’.

      Ecco, il finale.
      La battuta: non lo so. Nella mia testa, ha a che fare con la questione della vita come tragedia/commedia (lui dice: “Tanto non [la] capirebbe”), ma è solo una mia ipotesi. Del tipo: “La barzelletta più grande del mondo: la mia vita”.
      Piuttosto, non sono riuscita a collocare cronologicamente la scena. Nel corso del film, l’assistente sociale dice che Arthur è stato in ospedale e lui, se non sbaglio, afferma perfino che lì stava bene. Si vede un fugace flashback in cui Arthur è in una stanza bianca (lo spettatore lo vede di spalle) e sbatte la testa contro la porta.
      Nella scena finale, sembra in una stanza simile con una dottoressa, perciò ho pensato che anche quel colloquio sia avvenuto prima dei fatti raccontati nel film e che il flashback gli fosse collegato. Ma, quando Arthur esce in corridoio, intuiamo che abbia ammazzato o ferito gravemente la dottoressa (ha del sangue sotto le scarpe). Eppure, si muove già (soprattutto quando scappa dall’infermiere) come il Joker, tra il folle e lo scanzonato. Sono rimasta spiazzata. Quando bisogna collocare questa scena? Prima dei fatti del film (e, quindi, è possibile che, pur avendo aggredito una persona, l’abbiano poi dimesso? è un’ulteriore critica al sistema del welfare?), oppure dopo la “nascita” del Joker in diretta tv? (es. a un certo punto, lo arrestano, lo ricoverano, lui evade, continua la sua carriera criminale, ecc.)

      • SteveJK / 7 Ottobre 2019

        Ecco, non c’è stato stacco tra una scena e l’altra, tra una realtà e una fantasia, come quando era a casa con la madre e staccava direttamente nella sua fantasia all’interno dello show dove veniva accolto come un figlio.
        Che la scenetta finale dove se ne va via lasciando impronte di sangue, scappando da un lato all’altro del corridoio in maniera molto cartoonesca sia parte della sua fantasia? E dunque le uniche scene reali siano quella manciata di frames dove sbatte la testa dentro l’Arkham Asylum e quando parla con la dottoressa (sempre all’interno della stanza), e tutto il resto sia frutto della sua necessità di evadere, di essere l’eroe che libera Gotham dagli oppressori, e di essere l’artefice delle origini di Batman (che probabilmente lo avrà fatto rinchiudere lì dentro)?

        Ci ritorneremo 😉

        • Stefania / 7 Ottobre 2019

          @stefano_benvenuto: no, dai, aspé! Un altro film dove-è-tutto-sognato, no 😀 Che, poi, qui non regge: il Joker “esiste” e questa è una delle sue possibilissime origini. Personalmente, escludo l’ipotesi onirica (non mi piace neanche un po’ 😀 ).

          • SteveJK / 7 Ottobre 2019

            Concordo, quello che segna dentro è il crudo realismo del film. Se tutto si ridurrebbe ad un sogno, perderebbe di fascino.

    • rust cohle / 7 Ottobre 2019

      Secondo me la battuta finale si ricollega a quello che dice quando è intervistato da Franklin.
      Lui afferma che aveva ucciso i tre ubriachi sulla metro, tra le varie cose, perché lo faceva ridere, dice che la risata è soggettiva e a lui uccidere lo divertiva un sacco.
      Per questo la psichiatra non avrebbe potuto capire la battuta, perché la sua morte è la battuta.

  2. rust cohle / 7 Ottobre 2019

    Comunque Joker, lo si può definire più sociopatico che psicopatico, e credo sia questo il motivo per cui non ha ucciso il nano. C’è un po’ di differenza tra le due cose, se non dico stupidaggini, dico sempre se, lo psicopatico non prova empatia o rimorso verso niente e nessuno , il sociopatico no.

    Detto ciò credo che abbiano tradotto gli appunti in italiano per il semplice motivo di farci entrare più in empatia con la malattia, capire davvero cosa pensa un malato mentale. Certo sarebbe stato meglio se l’avessero lasciato in lingua originale con i sottotitoli, su questo sono d’accordo con te.
    A me Giannini è piaciuto in entrambe le versioni del Joker e anche in altri film😅, però sono gusti.
    Ti è piaciuto nel doppiaggio di Rust in True Detective?

  3. Stefania / 7 Ottobre 2019

    @rustcohle: eh, non so, non sono pratica di malattie mentali (mi scuso se, per caso, ho usato termini impropri) 🙂 La mia perplessità è dovuta all'”atteggiamento” degli sceneggiatori: come vogliamo definirlo, questo Joker? La sua è follia o rabbia? La lucidità che dimostra nelle sue scelte mi fa propendere per la seconda ipotesi: insomma, è una persona rabbiosa con comportamenti “bizzarri”. Però, è una conclusione a cui arrivo autonomamente: la sceneggiatura, in questo senso, secondo me, difetta, dimostrandosi, soprattutto, troppo indulgente.
    La questione Giannini: lo apprezzo abbastanza come attore, ma non mi è mai piaciuto come doppiatore. Rust Cohle: ih, no! Non mi è piaciuto neanche un po’. Magari, è anche perché, quando è uscita in Italia, avevo già visto la prima stagione di True Detective in lingua originale, eh. Però, provo una specie di fastidio nei confronti della sua voce, la trovo sgradevole e mi pare che lui tenda a gigioneggiare troppo (vedi le slinguate del Joker). Guà, sono una cultrice del doppiaggio italiano, ho una insana passione per le voci dei bravi doppiatori, quindi non è che sono del partito “è sempre meglio la versione originale”, ma ci sono delle cose per cui… non ce la faccio 😀 E Giannini Jr. è una di queste (Giannini Sr., invece… maròòòò, di solito adoro i suoi lavori come doppiatore. Sarà l’abitudine, ma quando mi capita di vedere Shining con Nicholson doppiato da lui, mi sdilinquisco sempre. Non so chi altri avrebbe potuto doppiare Al Pacino, dopo Amendola: lui non me lo fa rimpiangere mai <3 ).

    • Stefania / 7 Ottobre 2019

      @rustcohle: ah, scusa, gli appunti scritti in italiano. Beh, non è che non si empatizza se si legge una traduzione, eh 😀 Il contenuto non cambia. Fra l’altro, il movimento della penna che scrive in italiano è strano, innaturale: l’accrocchio digitale con cui hanno realizzato questo dettaglio rende artificiosa la sequenza. Poi, son dettagli, per carità, ma mi sembrano cose “scorrette” (dal punto di vista filologico).

      • rust cohle / 7 Ottobre 2019

        Infatti sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che la traduzione in italiano del diario di Arthur sia risultata un po’ macchinosa, anche io avrei preferito l’avessero lasciato in lingua originale. Però diciamo che ho apprezzato l’intenzione, cioè, se fosse stato fatto meglio secondo me avrebbe reso di più, tutto qua.
        Per quanto riguarda il discorso Giannini, è oggettivo che il padre Giancarlo è una spanna sopra il figlio, il doppiaggio di Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica, per esempio, è ancora più bello della versione originale, lui è immenso.
        Idem per Stefano De Sando che ormai doppia De Niro dopo la morte di Amendola e che non me lo fa rimpiangere neanche un po’.

        Comunque, il discorso è che la voce di Adriano Giannini, mi sembra perfetta per la psicologia del personaggio, sinceramente non mi viene in mente un doppiatore che possa sostituirlo donando al personaggio più credibilità.
        Poi è ovvio che la mia è solo un’opinione, tu sei MOOOOLTO più esperta di me ( non lo dico per fare il leccaculo, ma mi trovo sempre in accordo con le tue recensioni) questo è palese, do solo la mia opinione da amatore del cinema, non mi erigo a cineasta o critico cinematografico.

        • Stefania / 7 Ottobre 2019

          @rustcohle: ehi, ma anche le mie sono opinioni 😉 E, per quel che riguarda le voci, ho spinto l’acceleratore sui gusti personali: mi piacerebbe che a Giannini Jr. venisse interdetta la sala di doppiaggio, ma è solo un desiderio, gli auguro ogni bene 😀 Non volevo fare un confronto con il padre, mi è capitato fra le mani il nome, Giannini, e come non cogliere l’occasione di parlare di uno dei miei doppiat(t)ori preferiti? 🙂
          A proposito, anche a me piace la voce di De Sando: oltre a fare un buon lavoro con De Niro, è stato un ottimo Gandolfini/Tony Soprano e gli sono affezionata!

  4. alex10 / 20 Ottobre 2019

    Non sono molto d’accordo sulla questione dell’indulgenza verso il nano e la “ragazza”. Loro non gli hanno fatto niente, non si erano comportati come quei membri della società che lui odia o in generale come gente cattiva verso di lui. Avrebbe potuto anche ucciderli, perché in effetti aveva tolto i farmaci ed era certamente in preda alla follia. Tanto è vero che comunque spaventa il nano un attimo prima di baciarlo per ringraziarlo. Per me è perfetta la scelta e la scena come è venuta. La testa è “una sfoglia di cipolla” come si dice dalle mie parti e la confusione e il no-sense delle sue azioni sono giustificatissime dalla particolare natura del personaggio. La pazzia non ha regole.

    • Stefania / 21 Ottobre 2019

      @alex10: ho scritto: “Questa parzialità, programmata o dovuta al caso, non so, mi ha lasciato perplessa. L’ho interpretata come un’indulgenza nei confronti del personaggio che, però, a parer mio, ne indebolisce la oscura grandezza e mostra apertamente i limiti di un film a tesi come questo.” Consentire a un folle di “calcolare” i propri comportamenti (in questo caso, mostrarsi “gentile” nei confronti di qualcuno che non gli ha fatto del male) significa concedere che la pazzia (questa pazzia, quella del film, intendo) ha delle regole, ma il caos (che Fleck/Joker sente di poter incarnare) non ha regole: è questo il limite della tesi del film 🙂
      Comunque, che non abbia fatto del male alla vicina pare sia da verificare. Non so se @stefano_benvenuto, con cui si era parlato della cosa, abbia avuto occasione di ricontrollare questo passaggio (leggi più su), io non ho rivisto il film.

      • SteveJK / 21 Ottobre 2019

        Ciao Stefania, perdona il ritardo. Ho rivisto sia la versione in italiano che lo spezzone dell’irruzione di Arthur in lingua originale e posso dire che ho sempre più l’impressione che l’abbia uccisa. Non solo dalle sirene in sottofondo, ai lampeggianti che si vedono dalla finestra, ed alle urla che si sentono in sottofondo, ma soprattutto dalla “risata” di Arthur.
        Quando uccide i tre balordi nel tram, non ride. Poco dopo la scena con la vicina, si chiude in casa nella sua risata sofferente. Quando uccide la madre, non ride. Quando uccide il suo “collega”, nemmeno. Quando uccide Murray, ride di gusto (non a singhiozzo).
        Ogni volta che ride singhiozzando, capiamo che soffre per qualcosa. Ma quando sul finale, sorride e ride per davvero, è perché lui è soddisfatto di ciò che succede. Molto probabilmente l’uccisione di Sophie è stata frutto di un raptus di follia ricollegato ai documenti dell’ospedale che avevano richiamato alla sua mente il suo passato che aveva sepolto, tutte le sevizie che ha subìto da piccolo di cui la madre è stata complice.

        Aggiungo un altro particolare: ho notato che durante la prima visita con la psicologa/psichiatra le lancette dell’orologio segnano la stessa ora del flashback(?) all’interno dell’ospedale/manicomio… anche se durante un’intervista, lo stesso regista ha detto si tratti solo di una coincidenza (https://www.mondofox.it/2019/10/16/todd-phillips-nega-presenza-easter-egg-joker-risponde-teorie-orologi/).

        Per concludere, il film è narrato esclusivamente dal punto di vista di Arthur/Joker. Che si tratti di un narratore inaffidabile? Che tutto il film, piuttosto che una fantasia, sia il suo racconto della “barzelletta” finale? Non so. Sta di fatto che ogni volta che lo guardo, rimango affascinato da Joaquin e dall’opera che Phillips hanno messo su.

        • Stefania / 22 Ottobre 2019

          @stefano_benvenuto: figurati! Anzi, grazie per tutti questi dettagli! 🙂
          Continua a non piacermi l’idea che possa trattarsi di una fantasia del protagonista (in giro, ho letto perfino che la storia è inventata da Fleck dopo che è entrato nel frigorifero: insomma, ci sono vari momenti in cui sembra che scatti la fase “onirica” e mi sembra davvero un eccesso). Ma, oltre ai miei opinabili gusti personali, c’è anche il fatto che, quando Phillips vuole farci sapere che Fleck si è inventato qualcosa ce lo dice, anzi ce lo fa vedere (es. l’invenzione della relazione con la vicina). Quindi, a meno che il “trucco” cinematografico non stia tutto nel primo flashback (Fleck inizia a immaginare da lì: il flashback è il presente e ciò che vediamo in seguito nel film è pura immaginazione, al quadrato, se vogliamo), mi piace pensare che ciò che vediamo sia tutto vero. A Phillips piace che il film abbia questa ambiguità (secondo me, è dovuta a un suo limite come sceneggiatore, ma va beh), quindi non conferma e non smentisce 😉

          • SteveJK / 22 Ottobre 2019

            Più che una fantasia (e concordo con te su quanto possa sminuire tutta la pellicola), credo a questo punto si tratti della ricostruzione della storia di Joker dalla psicologa/psichiatra che si vede a fine film. Gli elementi concordanti sono le lancette dell’orologio, e le volte che poggia o sbatte la testa contro un vetro (molto spesso si vede lui che ha la testa poggiata contro un vetro che guarda fuori, come a sentirsi rinchiuso dentro), e la dottoressa che è pur sempre di colore.
            In breve: tutto ciò che vediamo è successo, e (come hai detto tu) ciò che non è successo il regista ce lo spiega. Quello che aggiungo io è che si tratti di una ricostruzione durante la seduta con la psicologa. 🙂
            Anche io apprezzo questa ambiguità sulla natura del film che è stata misurata con cura.

      • alex10 / 21 Ottobre 2019

        Sono d’accordo con te sul finale del ragionamento, cioè che non ha regole “fisse” la sua pazzia. Però proprio per questo per me è venuta bene, in quel momento poteva calcolare quell’aspetto come no. Dipende dal livello di instabilità. Infatti spaventa il nano prima di risparmiarlo e ringraziarlo. Come “un momento di lucidità” in una mente comunque instabile. Se, come dice Stefano, la ragazza non è stata risparmiata, per me ha ancora più senso, proprio perché non lo ha. È come se dipendesse dal momento in cui lo incontri, da “cosa gli dice la testa”, non so se mi spiego.

        • alex10 / 21 Ottobre 2019

          Scusatemi se non taggo, da cellulare non mi escono i tag quando seleziono la @ e inserisco le lettere 🙏🏿

          • Stefania / 22 Ottobre 2019

            @alex10: no problem, ci ritroviamo lo stesso, anche senza tag 😉
            Il fatto è che il Joker non ha pietà, intendo questo. Il Joker non sa (perché non può) essere pietoso: è caos e il caos non fa distinzioni. Non può decidere di graziare nessuno (a meno che non intenda essere sadico e, se vogliamo, il suo comportamento col nano sembra “normalmente” sadico). Proprio qui, secondo me, sta l'”errore” di Phillips: il Joker non può scegliere se essere magnanimo o no, perché la tesi del film è che il caos colpisce (in senso passivo e attivo) indistintamente, a prescindere dalla bontà d’animo della vittima (es. Fleck è un bambino abusato: che male può aver fatto un bimbo?). Quindi, perché Phillips salva il nano? Per farci vedere che, in fondo, il Joker ha un cuore o che sa anche essere razionale (e torno all’indulgenza nei confronti di un personaggio magnificamente oscuro, che non ha bisogno di essere redento) ? Che inutilità (eh eh eh, sembro De Sica figlio, quando, in qualche film dei Vanzina, dice qualcosa come: Che volgarità! 😀 😀 😀 ). Il Joker non ha bisogno di essere giustificato, altrimenti perde forza tutto il film (che, invece, sembra concepito per mostrare perché Joker è Joker) e si impoverisce un personaggio perfettamente codificato (per ottenere cosa, poi?). Il Joker è follemente cattivo, non si sfugge. Paradossalmente, gli si è affezionati proprio per quello.
            (grazie per gli spunti di riflessione, è tutto molto stimolante ^_^)

      • alex10 / 22 Ottobre 2019

        @stefania è un punto di vista interessante. Mi aveva colpito molto la verosimiglianza del personaggio e l’inquietudine che suscita il fatto che per dei tratti ci si poteva anche immedesimare. Per questo ho trovato normale anche quella scena. La trovo coerente con la follia a cui può arrivare una persona reale e non per forza il personaggio. Non avevo pensato alla tesi del caos né al personaggio Joker. Comunque la mettiamo, il film ha delle pecche, in un senso o in un altro, però questa confusione è giustificata in qualche modo dalla mente del protagonista, è più difficile trovare gli errori, ma ci sono. Si nascondono, mettiamola così. Resta sicuramente un gran film per tutti i motivi che hai spiegato ampiamente nella recensione. Scusa se rispondo al messaggio precedente, ma da cellulare non riesco a trovare il bottone “rispondi” al tuo ultimo commento. Grazie anche a te per tutti gli spunti. Alla prossima!

  5. paolodelventosoest / 24 Ottobre 2019

    Splendida recensione Stefania, condivido tutto e in particolare l’atroce fastidio dei fotogrammi estranei, quegli installati di fogli scritti in lingua italiana degni dei peggiori montaggi dell’era del muto. Sono un abominio. Sono la mosca che guasta l’unguento del profumiere.

  6. Stefania / 25 Ottobre 2019

    @rustcohle @stefano_benvenuto @alex10: fermi tutti, sulla sorte della vicina di casa c’è una certezza, parola del direttore della fotografia del film: https://www.nientepopcorn.it/notizie/curiosita/joker-joaquin-phoenix-finale-spiegato-joker-2-76157/

    • SteveJK / 25 Ottobre 2019

      Grazie Stefania!! E adesso non ci resta che aspettare il sequel (spero per Joaquin che non debba dimagrire nuovamente)!

      • Stefania / 25 Ottobre 2019

        @stefano_benvenuto: io, invece, spero che il sequel non lo facciano! 😀 Joker “ha senso”, perché mostra la (possibile) genesi del personaggio. Per me, quel che fa una volta diventato un supercriminale può essere il soggetto di un qualsiasi altro film, ma slegato da questo (e, quindi, senza Phoenix/Joker: Warner, trovane un altro di questo livello, se hai il coraggio! 😀 ).

    • rust cohle / 25 Ottobre 2019

      Io non ho mai pensato che Arthur avesse ucciso la vicina di casa per il semplice motivo che non gli ha fatto nulla, non lo ha mai trattato male ne altro e da ancor più valore alla mia ipotesi la scena in cui risparmia il nano perché si è sempre comportato bene nei confronti di Arthur.
      Leggendo l’articolo, mi ha dato un po fastidio il fatto che Todd Phillips abbia volutamente scelto di non dare una spiegazione del finale ma lasciarlo aperto a interpretazioni, una scelta un po codarda e “paracula” come si dice a Roma, una mossa fatta per accontentare tutti e non accontentare nessuno, avrei preferito un pò più di coraggio e menefreghismo nei confronti del pubblico ( è anche vero che appena fai flop con uno o due film i produttori ti scaricano, come dice il livornese Frusciante “Hollywood ti mangia, ti digerisce e ti rihaha).
      Concludo dicendo che non mi fa impazzire l’idea di un sequel, penso che Joker sia uno di quei film che non ne ha bisogno, comunque scelta loro. Tu cosa ne pensi @Stefania?

      • Stefania / 25 Ottobre 2019

        @rustcohle: come ho scritto a SteveJK, spero che questa storia del sequel non abbia seguito (oh oh oh!), perché manderebbe a gambe all’aria una delle cose positive del film con Phoenix: la compiutezza (nonostante le “falle” di sceneggiatura).
        Per quel che riguarda la vicina, anch’io credevo che non l’avesse uccisa, ma, come sai, la cosa mi ha suscitato delle perplessità a livello concettuale 😉
        A proposito della “codardia” di Phillips, sono pienamente d’accordo con te. Anzi, è un escamotage troppo facile questo defilarsi facilone da questioni spinose: diciamo che, a volerla intendere così, mi conferma la cattiva impressione sulle sue abilità come sceneggiatore.

  7. lithium / 7 Novembre 2019

    Per quanto riguarda la clemenza verso il nano credo sia un’escamotage per evidenziare che l’altro collega di Arthur meritasse di essere ucciso. La scena del triplice omicidio nella metro è un’anticipazione della trasformazione successiva di Arthur in Joker: prima uccide per difendersi, il primo ragazzo aggredendolo “giustifica” l’omicidio come fosse legittima difesa, meritava di essere ucciso. Da qui Arthur si accanisce sugli altri due arrivando ad inseguire il terzo ragazzo e sparandogli alle spalle. Questi due omicidi non sono “legittimi” ma vissuti in un crescendo che va dalla vendetta all’autoaffermazione. È questo lo schema che ripeterà più avanti: prima uccide chi lo merita (il collega che gli aveva consegnato la pistola e fatto licenziare) poi per vendicarsi sul destino (la madre) ed infine per auto affermarsi come individuo (de niro in diretta tv). Solo ora la trasformazione in Joker è completa. È da qui in poi che nasce il caos, fino ad ora gli omicidi hanno una ragione psicologica ben precisa

  8. Stefania / 7 Novembre 2019

    @lithium: in una recentissima intervista (che sottopongo anche all’attenzione di @rustcohle @alex10 @stefano_benvenuto), Phillips ha parlato proprio di un codice (o schema) criminale di Fleck (e ha chiarito una volta per tutte cosa ne è stato di Sophie: pare che una scena fondamentale, in questo senso, fosse prevista nella sceneggiatura ma che, poi non sia stata realizzata) https://www.nientepopcorn.it/notizie/curiosita/joker-joaquin-phoenix-regista-todd-phillips-spiega-fine-sophie-joker-2-76454/
    (la tua teoria sull’autoaffermazione mi piace un bé. Però, resto dell’idea che Phillips abbia proprio sbagliato/mancato/non definito certe cose per “mancanza di capacità”: la libertà di interpretazione, in questo caso, mi ha inacidito un po’ :/ )

    • SteveJK / 7 Novembre 2019

      E quindi Phillips è riuscito ad ingannarmi. Chapeau! Spero, spero vivamente che il sequel non vada a rimaneggiare il contenuto di questo film.

      p.s. Stefania, grazie di aver condiviso il contenuto con tanto di tag. Come sempre impeccabile!

      • Stefania / 7 Novembre 2019

        @stefano_benvenuto: figurati! (per quanto riguarda il sequel, stavolta spezzo una lancia in favore di Phillips: “Joker 2” avrebbe senso solo se rispecchiasse lo zeitgeist del primo, se, in qualche modo, continuasse a mostrare la polvere invece della scintilla)

    • alex10 / 8 Novembre 2019

      Siamo sempre lì, possiamo interpetare come vogliamo il perché di alcune mancate uccisioni. Credo anch’io come voi che nella sceneggiatura ci sia qualche buco. È tutto ben camuffato, al punto che secondo me la mancanza da ancor più un senso di confusione, che si perpetua via via nella visione e che si identifica inquietantemente nella mente del personaggio sempre più alla deriva. Veramente un bel film, secondo me, assolutamente non capolavoro. Grazie per le info, gentilissima @stefania

    • alex10 / 8 Novembre 2019

      P. S. A volte meglio non scoprire nemmeno le intenzioni dei registi, si resta delusi 😂 comunque anch’io non gradirei sequel

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