Recensione su Joker

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Arte o solo citazionismo? / 3 Settembre 2020 in Joker

Ho cambiato innumerevoli volte il voto assegnato a questo film, variano dal 7 al 9, alla fine ho deciso di astenermi perchè forse è inclassificabile.
Ad una prima visione in una stupenda sala cinematografica ne uscii estasiata, quasi gridai al capolavoro: era un film che mi aveva emozionato, con una fotografia sublime e un’interpretazione di Phoenix superlativa, una di quelle che si vedono una volta ogni trent’anni.
Poi a mente fredda ho continuato a trovarlo un gran film, forse non un capolavoro ma un ottimo film.
Il problema è che tra gli elementi citati che ne hanno fatto un gran film non c’è la regia.
Cosa intendo con regia?
Non vedo dietro a questo film un’identità autoriale, vedo innumerevoli citazioni, riprese, rifacimenti ma questo pastiche insieme non crea una cosa totalmente nuova (come magari fa Tarantino) ma forse solo una citazione continua ad altro, in questo senso un perfetto prodotto postmoderno.
Vedo tanto Scorsese a partire dalla fotografia, dai colori scelti, che rendono tutto verde, opaco e Gotham così simile alla New York di Taxi driver.
Così l’alienazione del protagonista sembra uscire proprio da quei film lì che forse tra i primi parlarono di solitudine, sofferenza, alienazione e violenza.
C’è un forte richiamo a Re per una notte anche qua il suo protagonista vede che l’unica forma di riscatto possibile sia l’effimero successo televisivo, le due parentesi partono vicine ma si allontanano nella conclusione.
Il richiamo a quest’immaginario è palesato proprio da Rober De Niro (in parte come negli ultimi anni lo abbiamo visto solo di rado), e mentre nel film di scorse faceva “lo sfigato” che vuole essere un comico di successo volendo essere come Jerry Langford (interpretato da uno stupendo Jerry Lewis) qua fa l’uomo di successo, il mito a cui il Joker aspira.
Come già sopra scrivevo le conclusioni delle loro vicende sono totalmente diverse, e qui il film di Philipps però non crea o cerca nuove strade, si limita a riprendere cose da film del passato come V per vendetta, o Man on the Moon di Formas.

Non so forse è proprio questo continuo citare la cifra artistica di Philipps, anche lo stesso look del Joker (devo dire riuscitissimo) è un insieme di citazioni, a partire dai due altri Joker famosi: quello di Nicholson e Ladger. Poi vedo anche molto richiamo al Corvo, ma c’è da dire che già questa cosa era presente ne “il Cavaliere oscuro” di Nolan.
Ovviamente si ispira molto anche al “The Killing Joke” di Alen Moore sopratutto nel concetto che chiunque potenzialmente possa diventare il Joker.
Insomma un continuo citare, usando un soggetto che proviene dai fumetti, ma allontanandosi da essi creando una cosa diversa.
E forse è in questo che sta la forza: prendere un personaggio, famoso amato e osannato;
fare un film che di base andranno a vedere tutti perchè è un cinecomics sul più famoso cattivo di sempre.
Annullare tutto quello che è stato scritto sul quel personaggio, citando più che altro visivamente le altri versioni del Joker ma prendendo un’altra strada.
Con questo film il regista critica il suo paese, l’assenza di previdenza sociale, l’individualismo esasperato, la felicità effimera e mette tutti questi contenuti forti, ormai assenti nei Blockbuster in un film di grande pubblico.
Ripeto, magari per un appassionato di cinema non risulterà nulla di nuovo, solo un bel film molto citazionista, ma il pubblico di riferimento di questo film è enorme, ben vengano film belli come questo che riesco a guadagnare così tanto.
Parte come antieroe, ti fa empatizzare con lui e allo stesso tempo, però, non lo rende mai cattivo, anzi sembra far del male solo a chi lo è con lui, in questo modo ti fa entrare in contatto empatico con lui, scadendo quasi nel pietismo esagerato vedendo come un uomo qualsiasi possa essere schiacciato dalla società ingiusta.
Una tematica spesso presente nei film americani, soprattutto della new hollywood, dove il cattivo non lo è mai davvero ma più un angelo caduto, un antieroe vittima degli eventi.
E’ forse proprio in questa maniera che Philipps distrugge il personaggio:
distrugge il cinefumetto dall’interno, facendo vedere come fu Wayne in un certo senso a crearlo (cosa che c’è da dire aveva già fatto Burton nel suo Batman, il primo che capì che la forza in questi film sta proprio nel cattivo).
Il confine tra bene e male è labile, ciò che è vero e ciò che non lo è in questo film si confondono (SPOILER con scivoloni che non mi sono piaciuti tipo mostrare che la storia con la ragazza era solo frutto dell’immaginazione del protagonista), un delirio a volte lucido e a volte no.
Ci sono delle scene memorabili che forse entreranno nella storia del cinema come quella della scala, o quella nello studio televisivo, ci sono momenti meno riusciti proprio dovuti al fatto che il film si vuole essere di qualità, per arrivare anche ad un enorme pubblico, quindi pecca di qualche spiegone di troppo e qualche ingenuità ma tutto sommato errori veniali.
SPOILER La scena in cui i Wayne vanno al cinema nel bel mezzo di una rivolta l’ho trovata ridicola nonostante anche il significato giusto: ovvero che la rivolta partita involontariamente dal Joker si scaglia contro tutti, anche contro quelli che hanno creato il Joker, che a sua volta crea Batman, bella nelle intenzioni e nella circolarità ma non nella messa in scena, e qui si vedono i limiti del citare continuamente.
Questa cosa era presente anche nel Batman di Burton dove all’inizio vediamo Nicholson cadere nell’acido per colpa dell’eroe, quindi il cattivo nasce da lui, poi più avanti nel film vedevamo un flashback in cui Jack Napier (alias Nicholson non ancora Joker) uccide i genitori del piccolo Bruce creando una circolarità che però veniva costruita per tutto il tempo cosa che non accade nel lungometraggio del 2019, che ripeto pecca di alcune ingenuità. FINE SPOILER
La cosa migliore del film è sicuramente la performance di Phoenix, che non si limita a fare un’interpretazione ottima (come per esempio Brad Pitt nell’ultimo di Tarantino) è qualcosa di più profondo e radicato: qui è lui l’artista non il regista.
E’ come arte moderna l’uso sapiente del suo corpo, delle espressioni facciali, la modulazione della voce, la risata è tutto studiato, viscerale e profondo. Non è finzione, il Joker sembra essere uscito fuori dalla parte più malata della testa dell’attore.
Ha preso tutta la sofferenza e magari sua alienazione e l’ha risputata nel film, qualcuno si è limitato a riprendere una performance artistica tanto disturbante perchè reale, vera e cupa.
E forse per questi ultimi motivi ovvero sociale, di successo e per la performance di Phoenix che il film verrà ricordato.
Aspetto il prossimo film per vedere se Todd Philipps sia solo un bravo regista (anche molto paraculo) che sa sapientemente citare, oppure un artista, per ora il mio giudizio è sospeso.

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