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Joker

/ 20198.1530 voti

L’origine della nemesi di Batman / 19 Novembre 2020 in Joker

Bel film sulle origini dello storico nemico di Batman.
Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) vive con l’anziana madre Penny (Frances Conroy) e fa pubblicità in strada travestito da clown sognando di diventare un cabarettista.
Emarginato, ignorato e deriso un po’ da tutti (all’inizio dei ragazzi gli rubano il cartello) Arthur è affetto da un tic nervoso che lo fa scoppiare a ridere in maniera incontrollata (e spesso in momenti poco opportuni, come ad esempio sull’autobus o sulla metropolitana).
Più che a un cine-comic si può azzardare un paragone con Taxi Driver; anche qua abbiamo una persona emarginata, con qualche problema che all’ennesima angheria subita decide di ribellarsi. Quando scopre che invece di essere accusato dalla popolazione, viene quasi
eletto come simbolo della rivolta degli oppressi verso l’arroganza dei ricchi, la sua vita inizia a cambiare, per poi diventare quella del Joker che tutti conosciamo.
Nel resto del cast da citare Robert De Niro che dirige uno show ed è l’idolo (almeno inizialmente) di Arthur Fleck, Zazie Beetz (Deadpoool 2) è Sophie, la vicina su cui Arthur fantastica un po’ dopo un incontro in ascensore.

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Arte o solo citazionismo? / 3 Settembre 2020 in Joker

Ho cambiato innumerevoli volte il voto assegnato a questo film, variano dal 7 al 9, alla fine ho deciso di astenermi perchè forse è inclassificabile.
Ad una prima visione in una stupenda sala cinematografica ne uscii estasiata, quasi gridai al capolavoro: era un film che mi aveva emozionato, con una fotografia sublime e un’interpretazione di Phoenix superlativa, una di quelle che si vedono una volta ogni trent’anni.
Poi a mente fredda ho continuato a trovarlo un gran film, forse non un capolavoro ma un ottimo film.
Il problema è che tra gli elementi citati che ne hanno fatto un gran film non c’è la regia.
Cosa intendo con regia?
Non vedo dietro a questo film un’identità autoriale, vedo innumerevoli citazioni, riprese, rifacimenti ma questo pastiche insieme non crea una cosa totalmente nuova (come magari fa Tarantino) ma forse solo una citazione continua ad altro, in questo senso un perfetto prodotto postmoderno.
Vedo tanto Scorsese a partire dalla fotografia, dai colori scelti, che rendono tutto verde, opaco e Gotham così simile alla New York di Taxi driver.
Così l’alienazione del protagonista sembra uscire proprio da quei film lì che forse tra i primi parlarono di solitudine, sofferenza, alienazione e violenza.
C’è un forte richiamo a Re per una notte anche qua il suo protagonista vede che l’unica forma di riscatto possibile sia l’effimero successo televisivo, le due parentesi partono vicine ma si allontanano nella conclusione.
Il richiamo a quest’immaginario è palesato proprio da Rober De Niro (in parte come negli ultimi anni lo abbiamo visto solo di rado), e mentre nel film di scorse faceva “lo sfigato” che vuole essere un comico di successo volendo essere come Jerry Langford (interpretato da uno stupendo Jerry Lewis) qua fa l’uomo di successo, il mito a cui il Joker aspira.
Come già sopra scrivevo le conclusioni delle loro vicende sono totalmente diverse, e qui il film di Philipps però non crea o cerca nuove strade, si limita a riprendere cose da film del passato come V per vendetta, o Man on the Moon di Formas.

Non so forse è proprio questo continuo citare la cifra artistica di Philipps, anche lo stesso look del Joker (devo dire riuscitissimo) è un insieme di citazioni, a partire dai due altri Joker famosi: quello di Nicholson e Ladger. Poi vedo anche molto richiamo al Corvo, ma c’è da dire che già questa cosa era presente ne “il Cavaliere oscuro” di Nolan.
Ovviamente si ispira molto anche al “The Killing Joke” di Alen Moore sopratutto nel concetto che chiunque potenzialmente possa diventare il Joker.
Insomma un continuo citare, usando un soggetto che proviene dai fumetti, ma allontanandosi da essi creando una cosa diversa.
E forse è in questo che sta la forza: prendere un personaggio, famoso amato e osannato;
fare un film che di base andranno a vedere tutti perchè è un cinecomics sul più famoso cattivo di sempre.
Annullare tutto quello che è stato scritto sul quel personaggio, citando più che altro visivamente le altri versioni del Joker ma prendendo un’altra strada.
Con questo film il regista critica il suo paese, l’assenza di previdenza sociale, l’individualismo esasperato, la felicità effimera e mette tutti questi contenuti forti, ormai assenti nei Blockbuster in un film di grande pubblico.
Ripeto, magari per un appassionato di cinema non risulterà nulla di nuovo, solo un bel film molto citazionista, ma il pubblico di riferimento di questo film è enorme, ben vengano film belli come questo che riesco a guadagnare così tanto.
Parte come antieroe, ti fa empatizzare con lui e allo stesso tempo, però, non lo rende mai cattivo, anzi sembra far del male solo a chi lo è con lui, in questo modo ti fa entrare in contatto empatico con lui, scadendo quasi nel pietismo esagerato vedendo come un uomo qualsiasi possa essere schiacciato dalla società ingiusta.
Una tematica spesso presente nei film americani, soprattutto della new hollywood, dove il cattivo non lo è mai davvero ma più un angelo caduto, un antieroe vittima degli eventi.
E’ forse proprio in questa maniera che Philipps distrugge il personaggio:
distrugge il cinefumetto dall’interno, facendo vedere come fu Wayne in un certo senso a crearlo (cosa che c’è da dire aveva già fatto Burton nel suo Batman, il primo che capì che la forza in questi film sta proprio nel cattivo).
Il confine tra bene e male è labile, ciò che è vero e ciò che non lo è in questo film si confondono (SPOILER con scivoloni che non mi sono piaciuti tipo mostrare che la storia con la ragazza era solo frutto dell’immaginazione del protagonista), un delirio a volte lucido e a volte no.
Ci sono delle scene memorabili che forse entreranno nella storia del cinema come quella della scala, o quella nello studio televisivo, ci sono momenti meno riusciti proprio dovuti al fatto che il film si vuole essere di qualità, per arrivare anche ad un enorme pubblico, quindi pecca di qualche spiegone di troppo e qualche ingenuità ma tutto sommato errori veniali.
SPOILER La scena in cui i Wayne vanno al cinema nel bel mezzo di una rivolta l’ho trovata ridicola nonostante anche il significato giusto: ovvero che la rivolta partita involontariamente dal Joker si scaglia contro tutti, anche contro quelli che hanno creato il Joker, che a sua volta crea Batman, bella nelle intenzioni e nella circolarità ma non nella messa in scena, e qui si vedono i limiti del citare continuamente.
Questa cosa era presente anche nel Batman di Burton dove all’inizio vediamo Nicholson cadere nell’acido per colpa dell’eroe, quindi il cattivo nasce da lui, poi più avanti nel film vedevamo un flashback in cui Jack Napier (alias Nicholson non ancora Joker) uccide i genitori del piccolo Bruce creando una circolarità che però veniva costruita per tutto il tempo cosa che non accade nel lungometraggio del 2019, che ripeto pecca di alcune ingenuità. FINE SPOILER
La cosa migliore del film è sicuramente la performance di Phoenix, che non si limita a fare un’interpretazione ottima (come per esempio Brad Pitt nell’ultimo di Tarantino) è qualcosa di più profondo e radicato: qui è lui l’artista non il regista.
E’ come arte moderna l’uso sapiente del suo corpo, delle espressioni facciali, la modulazione della voce, la risata è tutto studiato, viscerale e profondo. Non è finzione, il Joker sembra essere uscito fuori dalla parte più malata della testa dell’attore.
Ha preso tutta la sofferenza e magari sua alienazione e l’ha risputata nel film, qualcuno si è limitato a riprendere una performance artistica tanto disturbante perchè reale, vera e cupa.
E forse per questi ultimi motivi ovvero sociale, di successo e per la performance di Phoenix che il film verrà ricordato.
Aspetto il prossimo film per vedere se Todd Philipps sia solo un bravo regista (anche molto paraculo) che sa sapientemente citare, oppure un artista, per ora il mio giudizio è sospeso.

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no titolo / 3 Agosto 2020 in Joker

Diciamolo, questo film forse ha più attinenza con Taxi Driver, di cui a tratti sembra quasi un remake, che con l’antagonista più noto del cavaliere oscuro. Se non si chiamasse “Joker”, se anche solo idealmente non fosse un film sul Joker, non cambierebbe nulla nell’economia del film. Se non ci fosse la presenza, peraltro forzata, dei Wayne non cambierebbe nulla (il personaggio di Thomas Wayne potrebbe essere qualunque altro personaggio di spicco della città), e se non ci fosse la forzatissima riproposizione dell’omicidio dei genitori del piccolo Bruce il film non cambierebbe di una virgola. Del resto Gotham non è minimamente “Gotham”, ma potrebbe essere qualunque metropoli americana. In più l’omicidio dei Wayne (e la presenza di Bruce), rapportati all’età di questo “Joker”, incasinano tremendamente qualunque idea di cronologia che “idealmente” dovrebbe prima o poi portare ad un momento in cui Bruce Wayne diventerà Batman (e per scontrarsi con questo Joker credo che sarà costretto a fargli visita in un ospizio). Il film è scollegato da qualunque altro universo narrativo cinematografico passato e attuale? Non ha importanza. Minimamente. Specialmente considerato che è del tutto irrilevante che questo sia Il Joker. Potrebbero averlo chiamato in qualunque altro modo, aver chiamato Thomas Wayne “pinco pallino” e Gotham “New York”, e nessuno avrebbe battuto ciglio, il film non sarebbe cambiato di una virgola. Bello è e bello sarebbe rimasto. Ma almeno non (mi) avrebbe fatto storcere il naso. Questo inficia la bontà del film? No, certo. Però gli fa perdere qualche puntino.
Un’altra opzione (interessante, tra l’altro) sarebbe stata fare sì riferimento al Joker, ma specificare che Arthur Fleck, in qualche modo, prendesse ispirazione dal personaggio dei fumetti, specificando questo elemento “meta-fumettistico”. Del resto nessuno avrebbe potuto dire “eh, ma poi ci sono tutte queste similitudini col personaggio”, perché a parte la faccia dipinta da clown, semplicemente, non ce ne sono. Il film è molto più simile a Taxi Driver, ripeto.

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Il Joker e la sua mente / 19 Luglio 2020 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un uomo triste, depresso, alienato, malato, emarginato, bullizzato da una società cinica, dura, spietata, che non ammette diversità e debolezze per chi non si allinea, per chi non accetta il proprio ruolo, per chi non si cala nel personaggio all’interno di questo grande sistema.

Uno straordinario Joaquin Phoenix interpreta un uomo costretto a rifugiarsi nella propria mente, a nutrirsi dei suoi stessi sogni, fantasticando sulla vita che vorrebbe (analogia con Mulholland Drive) per sopravvivere.
Una personalità borderline, messa a dura prova dai colpi della vita e non di certo compresa che alla fine soccombe, si arrende. E qui si assiste al salto della barricata. L’ultimo barlume di speranza e di sanità mentale che si sgretolano per dare vita al personaggio del Joker, una lenta trasformazione verso un totale abbraccio alla follia del caos.

Già, perché la mente del Joker, è una mente sociopatica governata dal caos, che a tratti nel film può sembrare quasi persino razionale o empatica, capace di provare compassione, o forse è solo un giochino mentale, architettato volutamente dal regista.
La scena del nano è emblematica. Infatti esso viene risparmiato, probabilmente perché considerato un suo simile ( anche lui deriso da tutti) o forse no, non c’è nessuna coscienza di fondo in questa scelta, ma bensì trattasi di una decisione presa sul momento.

L’enigma sulla follia del Joker è affascinante e fonte di infinite teorie e discussioni. Spunto interessante è quello del fumettista Grant Morrison: il Joker non è dotato di una vera e propria personalità. Si tratterebbe di un caso di super normalità, il tanto decantato qui e ora, caratterizzato da una capacità iper sensoriale straordinaria. In base alle circostanze, decide come comportarsi per trarre massimo beneficio e piacere dal momento in se. Spietato killer o uomo compassionevole, a lui la scelta. Quindi questa teoria potrebbe ricollegarsi alla scena del nano.

Il film incarna chiaramente due opere di Scorzese. “Taxi driver,” con la similitudine con Travis e il suo viaggio verso gli inferi, mentre il secondo, “Re per una notte.” Il personaggio del comico fallito e l’ossessione verso il conduttore televisivo. In questo caso, il ruolo di De Niro si inverte, da stalker a vittima.
Un ottimo film,ingigantito dalla prestazione di Phoenix ma non griderei al capolavoro!

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Lento / 25 Maggio 2020 in Joker

Personalmente..non l’ho trovato così entusiasmante come..invece..molti sostengono.
Risulta alquanto strano pensare ad un joker del genere..in particolare..se
Si considera che nelle narrazioni precedenti dovrebbe avere tutt’altra vita. Credo si sia voluto con questa interpretazione rendere un personaggio da fumetto più reale con problemi più simili ai nostri…ma in questo modo il personaggio perde fascino e risulta un banale folle..che se vivesse realmente tra di noi verrebbe imbottito di psicofarmaci..oltre a questo il film è lento..quasi soporifero..con uno sprint solo negli ultimi 10 minuti (forse anche meno).
iNiente da dire..invece..sulla recitazione di Pheonix riesce a primeggiare in qualsiasi ruolo..le 5 stelle vanno tutte a lui.

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Bello, ma manca il “guizzo” / 24 Ottobre 2019 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Joker è un film incentrato esclusivamente un protagonista, un one-man show. In un film di questo tipo, se il protagonista è riuscito, allora è riuscito anche il film.
E questo Joker, è decisamente riuscito: un personaggio ben scritto, interpretato alla grandissima da Phoenix.
Quindi, Joker è un bel film. Ma è anche qualcosa di più? Per me, no.

La “morale” politica/sociale del film, è a mio parere banalissima e sciocca. Ma questo non è un difetto, per me. E’ un film, non un saggio sociopolitico. Si pone l’obiettivo di dare una rappresentazione “artistica” efficace ad un sentimento, e ci riesce.
Però è troppo rigido in questo, al punto da essere a tratti poco convincente. Arthur non è come il protagonista di Taxi Driver. Il personaggio interpretato da De Niro, era un alienato. Anche Arthur lo è, ma è anche, e soprattutto, una vittima. Una vittima praticamente di tutti, dell’intera marcia città. Ed il film esagera in questo.
Voglio dire: Arthur fa ridere un bambino, nel pullman, e la madre si incazza? Ma perché?
Il film resta chiuso, dall’inizio alla fine, in un rigido schema, avrei voluto un “guizzo”, qualcosa che rompesse questa esasperata schematicità.
E avrebbe potuto esserci, forse. Se ne intravvede uno potenziale: Bruce Wayne.

Nonostante questo Joker sia molto diverso dal tipico Joker dei fumetti e delle precedenti incarnazioni cinematografiche, videoludiche, televisive, nemmeno in questo caso si rinuncia a mostrare una sua contrapposizione con Batman. Che qui non è proprio Batman, ma un giovane Bruce Wayne che è l’opposto di Arthur: un bambino serissimo, praticamente fisso nella sua espressione. E Arthur crede di essere il figlio di Thomas Wayne, causa indirettamente la morte dei genitori di Bruce, e la sua risata con annesso accenno ad una barzelletta al manicomio, è mostrato in “contemporanea” al bambino Bruce tra i corpi dei genitori. L’incontro tra Arthur e Bruce è decisamente sottolineato dalla musica.
Ecco: questo Bruce Wayne è l’unico personaggio interessante del film, a parte Joker. Mentre tutti gli altri personaggi sono banali e insulsi, quel bambino così serio si distacca, e forse mostrarlo un po’ di più sarebbe stato il giusto “guizzo” per rendere meno monotono il film. O forse no.

Joker comunque è un bel film, lo ripeto. Di certo, tra i film con supereroi o villain dai fumetti, che io abbia visto, è tra i migliori.
Però ecco, trovo esagerate le grida al “capolavoro”

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THAT’S LIFE!!! / 21 Ottobre 2019 in Joker

Chi era Joker prima di diventare l’acerrimo nemico del noto pipistrello?
Ecco svelato l’arcano.
Direi che non c’è una sola cosa che stona in questo film.
Inutile ribadire la bravura del protagonista: ECCEZIONALE!
Ma tutto il resto non è certo da meno. Dalla madre, ai colleghi “pagliacci”, le situazioni violente in strada.
Per poi non parlare della colonna sonora.
Un film bellissimo. Imperdibile.
La violenza viene accantonata perché questo film lavora sulla psicologia di Arthur Fleck prima che si trasformi in Joker.
Non si deve fare altro che andarlo a vedere.
IMPERDIBILE!
Ad maiora!

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“Spero che la mia morte abbia più senso della mia vita.” / 12 Ottobre 2019 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film dal fortissimo impatto emotivo, anzi scioccante.
Joker è la rappresentazione della discesa nella follia di un uomo che vive ai margini della società e che per sopravvivere si nutre dei suoi sogni ma poi è costretto a fare i conti con la dura realtà di una società che non ammette debolezze, che sfrutta e bullizza quelli come lui che ritiene degli scarti, vessandoli fino a farli impazzire.
Un film crudo, violento, agghiacciante e per me molto realista, la rappresentazione di ciò che un giorno chiunque di noi potrebbe diventare.
Joaquin Phoenix ci regala una delle interpretazioni più intense e viscerali che abbia mai visto in tutta la mia vita, come l’ha definito qualcuno uno dei ritratti di devianza più angoscianti della storia del cinema (supera anche quella di Norman Bates in “Psycho”). Un’interpretazione quasi disumana, impressionante( la scena della danza sulla scalinata, accompagnata dalla voce di Frank Sinatra, e’ da brividi).
Film per me imperdibile. E spero veramente in un Oscar per Phoenix questa volta, sarebbe il minimo.

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Coraggio ben ripagato / 11 Ottobre 2019 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Perchè ce ne voleva tanto, tantissimo…a riproporre il Joker , dopo quello di Nolan.
Qui ci mostrano le origini , le motivazioni e i perchè di come il Joker sia diventato…il Joker. Il film finisce dove iniziano “gli altri” Batman. Batman…che non c’è, giustamente.Essendo questo un film ne su Batman…ne tantomeno sul Joker…bensì sulle ORIGINI del Joker. Mi ci soffermo, perchè chi pensa di andare a vedere il solito film sul dualismo bene/male , Joker/Batman rimarrebbe deluso.
Lo ammetto , i primi 5 minuti mi hanno fatto preoccupare…pensavo di essere davanti a una menata senza senso tipo Birdman , invece dopo lo spavento iniziale mi sono totalmente immerso nella Gotham sporca ,grezza e disagiata dove nasce e esplode la follia vendicativa di un pover’uomo tutto sommato normale e sfortunato.Ma soprattutto…umano.
Phoenix spaventoso , letteralmente spaventoso per come buca lo schermo.
Film bellissimo , pieno di messaggi e similitudini:su tutte, la lunga scala di inizio film che il povero e martoriato Arthur percorre faticosamente in salita…e che invece è leggera e spensierata, mentre la percorre in discesa nei suoi nuovi e liberatori panni del Joker.
Correte tutti a vederlo, è una bomba.

Opinione personale sul “possibile” seguito : siamo davvero sicuri che ce ne sia bisogno?

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Il grande cinema in provetta / 8 Ottobre 2019 in Joker

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Recentemente Martin Scorsese se ne è uscito con una frase sui cinefumetti che ha scatenato una marea di polemiche. “Sono dei parchi giochi, non è vero cinema” ha detto più o meno. Io ovviamente concordo con il buon vecchio Martin, ma è quantomeno curioso che la sparata del regista sia arrivata proprio nel periodo in cui al cinema è arrivato Joker, ovvero il film più furbo dell’anno. Il cinefumetto travestito da grande cinema. Già, travestito, manco fosse il clown protagonista dell’opera. Joker è comunque un film utilissimo, perché probabilmente spingerà molti spettatori a scoprire le grandi pellicole a cui aspira continuamente. È il grande cinema di Scorsese volgarizzato, più facile e didascalico, con le esagerazioni e le ingenuità di scrittura tipiche dei fumetti. Prendiamo Taxi Driver, citato dall’inizio alla fine. In Taxi Driver si arriva all’esplosione di Travis con una scrittura raffinata, con tanto “non detto”, con classe. Joker gioca sul continuo accumularsi dei “calci in culo” che la vita riserva al protagonista. Tutto è troppo esplicito, ed è qui che vengon fuori i limiti del film. Mancava solo che gli ammazzassero il cane a sto povero diavolo. Due parole da spendere per Phoenix, che vale da solo almeno un punto in più: veramente straordinario, la sua prova andrebbe studiata nelle scuole di recitazione. E forse avrebbe meritato un film con un po’ più di spessore.

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Una risata ci seppellirà / 7 Ottobre 2019 in Joker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

Beh, stando a questo Joker, dopo film come Road Trip, Starsky & Hutch, la trilogia di Una notte da leoni e la variante sul tema Parto col folle, mi pare che, finalmente, Todd Phillips abbia fatto un po’ di strada, cinematograficamente parlando. Se non altro, ha messo da parte i suoi pro degli hangover, uomini “stonati” e puntualmente immaturi, per dedicarsi a un film più compatto, serioso, forse (dico, forse) provocatore, con un protagonista stimolantissimo: un supervillain senza passato. Il Joker di Batman che il mondo crede di conoscere viene riscritto per l’ennesima volta: nuovo giro, nuova corsa, nuove suggestioni.

Premetto che, in questo lavoro, Phillips-sceneggiatore non mi ha entusiasmata in toto (in questo caso, ha lavorato alla sceneggiatura con Scott Silver). Joker è un film a tesi non troppo originali: sostiene assunti ultra dolorosi e condivisibili, certo, ma scontati. E, poi, accenna ad alcuni elementi, senza sfruttarli mai (es. il sesso che imperversa nelle strade della città e nel diario di Fleck e, di concerto, un probabile complesso edipico di Arthur Fleck nei confronti della madre).
Ritengo che, nel complesso, il film debba la sua poco discutibile buona riuscita a Joaquin Phoenix e al fatto che Phillips abbia assecondato pedissequamente la sua propensione alla rappresentazione della alienazione, sempre presente nella filmografia dell’attore (scorretela: ogni suo personaggio è il riflesso di un disagio mentale, dal Jimmy Emmett di Da morire al Freddie Quell di The Master, dal Commodus de Il gladiatore all’Abe Lucas di Irrational Man, e così via, senza tralasciare il Joaquin Phoenix del mockumentary Io sono qui!).

Joker è un one man show in tutto e per tutto ed è questo che, forse in maniera prevedibile, mi è piaciuto/mi ha inquietato di più del film. Il Joker di Phoenix è alimentato dal disagio, quello del personaggio e quello dell’attore che lo interpreta.
Oltre alla apprezzabilissima capacità di conferire alla sua Gotham City un’allure ’70s impressionante (il che sottende un certo talento nella creazione di un credibilissimo contesto atmosferico e narrativo), principalmente, a Phillips riconosco il merito (non banale) di aver fatto un buon lavoro di casting e di aver saputo assecondare correttamente Phoenix, lasciandogli (mi pare evidente) la possibilità di partorire in tempo reale un profondo malessere. Suo malgrado, Arthur Fleck è uno dei tanti bubboni sulla faccia di Gotham. Il Joker è il pus che ne fuoriesce quando Fleck esplode. Una risata isterica seppellisce ogni cosa: sentimenti e razionalità.
Però, anche qui ho ravvisato una strana incertezza in fase di script. Una volta che il Joker prende il sopravvento su Arthur, o meglio, quando Arthur si evolve definitivamente in Joker, la sua follia è “parziale”: la clemenza che dimostra nei confronti della vicina di casa e del nano mi ha interdetto (non gli hanno mai fatto del male, è vero, ma, allora…). Pur avendo radici psicotiche, la follia del Joker è calcolata? Cioè, può essere tenuta a bada/può essere applicata solo in certi casi? Questa parzialità, programmata o dovuta al caso, non so, mi ha lasciato perplessa. L’ho interpretata come un’indulgenza nei confronti del personaggio che, però, a parer mio, ne indebolisce la oscura grandezza e mostra apertamente i limiti di un film a tesi come questo.

Al contrario (in questo caso, anch’io mostro un certo grado di dualismo, ne convengo), una delle teorie del film che ho apprezzato è la “negatività” di Thomas Wayne, un uomo ricco e abbastanza arrogante (“Vuoi un mio autografo, immagino”). Certo, è uno stereotipo ed è creato per esaltare la tesi dell’uomo invisibile e calpestato di cui Fleck è emblema. Ma mi ha intrigato pensare che Bruce Wayne/Batman non sia affatto dissimile dal padre e che, nella sua spasmodica ricerca di affermazione del vero e del giusto, sia cieco nei confronti dei reali bisogni della società che si propone di difendere e da cui, esattamente come il Joker, egli stesso è nato, letteralmente. Nel film del 2008, il Joker di Nolan dice al Cavaliere Oscuro: “Che faccio senza di te? Tu completi me (…) Per loro, sei come un mostro, come me”. Nella scena dell’interrogatorio, emerge l’incontrollabile follia latente di Batman, potente quanto quella di Joker, che, fra l’altro, definisce lapidario il nemico: “Tu sei spazzatura” ed è così che Fleck ormai Joker dice di venire considerato, durante la diretta con Murray Franklin (De Niro). Il Joker di Phillips si allaccia a questi dettagli, in un disegno filologico coerente, pur mantenendo una sua indipendenza narrativa e una inscalfibile compiutezza (ah, che bello quel “The End”, alla fine).

Appunti personalissimi all’edizione italiana del film (avrei voluto vederlo in versione originale, ma non ne ho avuto la possibilità, per ora):
– che fastidio l’alternanza tra cose che sono state lasciate in lingua originale (es. titoli e articoli dei giornali) e altre che sono state tradotte… L’apice di questa incongruenza sta nel diario scritto a mano, in italiano, da Fleck. Mah.
– Basta Adriano Giannini a doppiare i vari Joker: sono interpretazioni complesse, ne convengo, ma non l’ho apprezzato in nessuna occasione. Prima, il Joker di Heath Ledger, con le slinguazzate didascaliche (slap!). Ora, quello di Phoenix (emmenomaleché non gli hanno fatto doppiare tutte le risate!).

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Non un Supercattivo ma un Superumano. (Mini-Spoiler) / 6 Ottobre 2019 in Joker

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Mi dilungherò poco sulla parte tecnica.
Regia di mestiere. Ottima fotografia che oscilla tra il caldo e il freddo a seconda della situazione.
Colonna sonora da brividi. Scenografia e trucco? neanche a parlarne.
Cosa dire sull’interpretazione di Phoenix che non sia già stato detto? Phoenix non ha interpretato Joker, Phoenix E’ Joker.
Tanti riferimenti a Taxi Driver, Re per Una Notte e Il Cavaliere Oscuro.
Unica piccola pecca, se cosi la si può chiamare, forse il finale un po prevedibile, o forse più che prevedibile diciamo che avrei preferito altro, qualcosa più consacrante.
Per quanto riguarda il paragone con il Joker di Heath Ledger ( interpretazione magistrale, chiariamolo subito) c’è da dire che ho apprezzato di più quello di Phoenix per il semplice fatto che le sue azioni hanno una motivazione, mentre nel cavaliere oscuro non viene mai chiarito quale sia il motivo che lo spingesse a compiere atti folli. Non se sia stato fatto apposta per rendere il personaggio ancora più oscuro, fatto sta che nel Joker di Phoenix c’è più umanità, si crea più empatia e le azioni che compie sono quasi giustificate.
Detto ciò sono due mostri sacri, entrambi da Oscar.

– Per apprezzare Joker bisogna aver sofferto – Josh Brolin.

Mai parole furono più azzeccate, e credo che tutti noi, almeno una volta volta nella vita abbiamo passato dei momenti bui, chi più chi meno, ovvio, e Joker è la conferma che se si realizza un qualcosa con l’idea di creare valore aggiunto, un film non è MAI solo un film. Cosa ha mosso Todd Phillips a voler rivoluzionare, con coraggio, il concetto di Cinecomic e ancor di più un format vincente economicamente? Credo che la risposta a questa domanda sia il chiave per il miglioramento dell’uomo, umanamente e psicologicamente parlando.
Questa pellicola è stata apprezzata cosi tanto proprio perché è andata a toccare delle note dolenti che tutti noi, chi per un motivo, chi per un altro, ci portiamo dentro.

Se questa è la nuova frontiera dei film sui supereroi, ben venga. Il miglior Cinecomic mai visto e uno dei film più belli degli ultimi dieci anni.
Già che ci sono faccio una confessione: odio tutti gli Avengers, dal primo all’ultimo, li detesto, sono perfettamente d’accordo con la critica di Scorsese, non fosse per i belloni che li interpretano e gli effetti speciali non li vedrebbe nessuno, sono solo fuffa, il cinema è altro. OHHH, finalmente mi sono tolto questo dente.

Arthur Fleck è un giusto in un mondo sbagliato, è un’anima pura in un mucchio di sagome identiche.
E Joker è l’evoluzione di Arthur, è il prodotto di quella società violenta, meschina e alienante di cui facciamo parte, purtroppo.
Joker è stato creato da Arthur giorno dopo giorno, abuso dopo abuso, violenza dopo violenza per sopravvivere.
Darwin ragazzi, evoluzione della specie, il più forte sopravvive, il più debole soccombe.
Joker è sopravvissuto, Arthur è morto.

Un uomo che è stato preso a calci nello stomaco da quando è nato e il paradosso che lo rende affascinante è che nonostante tutto ciò lui è un buono, ha amore da dare, il suo sogno è far sorridere le persone.
Forse aveva ragione James McAvoy in Split:
– Chi ha sofferto è più evoluto -.

Questa pellicola mi ha spezzato il cuore, sono sincero.
Ho provato una stretta allo stomaco già a inizio film, quando cerca di far sorridere una bambina sulla metro, facendogli bubù-settete e beccandosi il rimprovero della madre della bimba.
Ho provato ammirazione quando ha scelto di attirare le ire dei tre ubriachi su di se per aiutare la ragazza che stava subendo molestie.

A pellicola finita mi sentivo nudo, avrei voluto abbracciare chiunque e chiedergli se andava tutto bene. E credo anche gli altri in sala, viste la facce dopo che avevano acceso le luci.
Un ‘opera di sensibilizzazione intelligente ed elegante.
Tutti noi possiamo essere Arthur e tutti noi possiamo essere Joker, perché l’unica cosa che ci separa dalla follia è “Solo una brutta giornata”.

Ecco la potenza di un buon film.

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Joker: la contro-narrazione del “villain” collettivo / 6 Ottobre 2019 in Joker

La storia di Joker prima di diventare Joker documenta di una costituzione soggettiva che si afferma e definisce nell’attrito doloroso con una Gotham squallida e inospitale, con un capitalismo esasperato, con la malattia mentale e il senso acuto di emarginazione e abbandono. La storia di Arthur Fleck potrebbe essere la storia di un qualsiasi «malato mentale» in balia di una società che «lo abbandona e lo tratta come immondizia». Si svolge in una Gotham sporca e trafficata, profondamente alienata, che somiglia a qualunque periferia dell’impero e che incarna come l’essenza della metropoli statunitense, occidentale, iperliberista ed intrinsecamente individualista, inospitale fino al parossismo. In questa storia, il villain non viene fuori, con le sue crudeltà e manie, dalla solita mera storia di abusi e sofferenze infantili, il cattivo non è soltanto prodotto dal suo proprio dramma individuale, che spezza le sue possibilità di innocenza ed empatia verso gli altri. La genesi percorsa del Joker di Phillips è questo ma è anche molto altro: il criminale è il prodotto di un tessuto sociale malato, dell’assenza di welfare, dell’insufficienza di servizi sociali ed istituzioni, dell’instabilità lavorativa ed economica, della miseria dei ghetti verticali all’ombra dei grattacieli della finanza e dello squallore delle metropolitane sporche e vandalizzate.
Il Joker di Phillips è una contro-narrazione coraggiosa e intelligente dell’eziologia del villain egocentrico, crudele perché pazzo e viceversa. È una risposta potentissima al Batman de Il cavaliere oscuro, che durante un caricaturale “interrogatorio” sibila al Joker interpretato da Heath Ledger: «Tu sei spazzatura».

https://caratterivaganti.blogspot.com/2019/10/joker-la-contro-narrazione-del-villain.html

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Ridi, anche quando il mondo non ride con te (recensione fuori tema) / 6 Ottobre 2019 in Joker

Al di là della qualità narrativa, iconografica e interpretativa, che ho molto apprezzato, il merito principale del film Joker è di ordine concettuale. Nonostante qualche semplificazione populista, rovescia infatti la posizione culturale corrente in materia di devianza e disagio, tornando a una visione controculturale ideologica, precedente alla postmodernità, ripresa da qualche isolato pensatore contemporaneo, secondo la quale la malattia psichica e la violenza sono nella maggior parte dei casi il risultato dell’emarginazione economico-sociale e culturale. Negli ultimi 40 anni invece molti problemi mentali sono stati affrontati come disfunzioni chimiche o traumatiche individuali, e più in generale molte tematiche e istanze collettive sono state progressivamente privatizzate anche a livello interpretativo.
La cultura dominante, capitalistico-borghese, ha bisogno di sostegno metafisico-affabulatorio. Negli ultimi anni il sostegno prevalente non è più quello giudaico-cristiano, ma quello spiritualista new age, che sembra quasi diretta emanazione del messaggio capitalista. Se sei infelice è colpa tua, perchè la felicità va cercata in se stessi, non dipende da fattori di natura ambientale. Se hai fame perchè non mangi da due giorni, ti puoi saziare scavando dentro te stesso. I ghiacci polari si sciolgono a velocità drammatica? che importa?, non esiste un mondo oggettivo, quello che vediamo è solo una percezione illusoria, il mondo vero sta da un’altra parte e lo si può raggiungere utilizzando meglio le facoltà psichiche. Deve contare solo l’io, il qui ed ora, per poter essere dei consumatori migliori!
Se alcuni scienziati o presunti tali, i quali dovrebbero seguire il metodo scientifico come l’abc, credono nel karma e citano Castaneda, vuol dire che c’è proprio bisogno di un cambio di rotta nel pensiero e nell’impostazione culturale. Il pianeta ormai ce lo siamo giocato, perchè in questi 40 anni si è prodotto e consumato come mai in passato, però almeno cerchiamo di recuperare le capacità analitico-cognitive.
Tornando a Joker, quindi, saluto favorevolmente questa vecchia e nuova prospettiva, che richiama i contraccolpi negativi del sistema economico, presente in molta cinematografia d’autore, ma raramente in quella hollywoodiana di oggi e mai in quella fumettistica, dove i supereroi incarnano iperbolicamente quel solipsismo dei poteri personali dovuti a un uso più efficiente della mente, che è esattamente il centro della tematica psicologico-spiritualista.

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Un Joker umano / 6 Ottobre 2019 in Joker

Riuscirei a rappresentare questo dolore solo se lo provassi sulla mia pelle.
E dentro di me.
Joaquin Phoenix ci riesce fin troppo bene.
Riesci a leggere sul suo volto la rinuncia, e il dolore, e il vuoto, e tutto il male che ti possono fare. L’incapacità di reagire. La disperazione. La follia.
Un Joker umano.

”Buonanotte e ricordate… Questa è la vita!” / 5 Ottobre 2019 in Joker

Il Leone d’oro a Venezia approda al cinema, e il suo è un ruggito il cui fragore cupo rimbomba di classe e potenza.
Inutile soffermarsi su un certo tipo di critica che ha definito la pellicola ”pericolosa”, vuota , o finalizzata a un pleonastico virtuosismo, perché tutto suona assurdo, in virtù di un’opera che ha saputo minare le fondamenta del cinema supereroistico, senza però attingere da esso che un flebile riflesso del suo costrutto.
Perché se si parla di Joker, della pellicola diretta da Todd Phillips, non si può certo parlare di semplice adattamento, ma di una muta, di una livrea che ricopre utilizzando la matrice del fumetto, una realtà, che nell’artificio di una Gotham degli anni ’80, si dipana in tutta la sua durezza.
Ma vi è di più oltre la critica sociale, oltre la denuncia di un sistema che abbandona il diverso. Vi è innanzitutto una pellicola che ha tempi narrativi precisi, che si riverberano in micro sfaccettature emotive, capaci di racchiudere attraverso inquadrature accorte e intimi primi piani, l’epopea del pagliaccio e la sua ascesa criminale.
Un Joker che trova nell’intensa interpretazione di Joaquin Phoenix la sua dimensione più viva, e di conseguenza reale, non sovrapponendosi, in tal modo, ai suoi illustri predecessori, che hanno maggiormente attinto ( chi più e chi meno ) dal fumetto.
Un Phoenix stilisticamente ed emotivamente audace, fenomenale nel costruire il personaggio, per poi, nel corso del film distruggerlo, e lentamente ricostruirlo. Una pregevole prova attoriale per quello che è a conti fatti uno dei migliori attori in circolazione.
Da lodare, infine, le folgoranti carrellate e la predominante fotografia, che accentua con i suoi ampi sguardi e la sua alternanza tra toni caldi e freddi, l’emarginazione del protagonista, come a volerlo decontestualizzare, almeno fino all’acme della sua evoluzione, dall’ambiente che lo circonda.

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Bello ma necessita di una seconda visione / 5 Ottobre 2019 in Joker

Prima di tutto allego link alla mia videorecensione, dove ne parlo più approfonditamente: https://youtu.be/TQ9R0HrL9oU

Bellissimo film e Joaquin Phoenix fantastico (inutile pure elencare tutti gli altri aspetti positivi); ho messo 7 e non 8 perché l’ho trovato un po’ troppo derivativo e semplicistico in certe fasi della narrazione. Aggiungo che avrei preferito che venisse maggiormente approfondito il lato politico e sociale della cosa, rispetto a fasi della “storia” che conoscevamo già tutti.

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Da rivedere / 5 Ottobre 2019 in Joker

Film sul Joker.
Joaquin Phoenix che da il Joker.
Citazioni che spaziano da Re per una notte al Joker di Heath Ledger.
Film sul Joker.
Risata di Joaquin Phoenix.
Colonna sonora perfetta.
Film sul Joker.
No, non riesco ad essere obiettivo

L’UOMO CHE RIDE / 4 Ottobre 2019 in Joker

“Ho dimostrato la mia teoria. Ho provato che non c’è nessuna differenza tra me e gli altri. Basta una brutta giornata per ridurre l’uomo più assennato del pianeta a un pazzo. Ecco tutto ciò che mi separa dal resto del mondo. Solo una brutta giornata!”

Questo bellissimo passaggio è preso dal “The Killing Joke” di Alan Moore, opera imprescindibile per chi ama questo personaggio e più in generale i fumetti di Batman. Perché tiro in ballo Alan Moore? semplice…”Joker” di Todd Phillips è per il cinema quello che “The Killing Joke” di Alan Moore è per il fumetto. Un Phillips, posseduto dal dio del cinema, realizza l’equivalente cinematografico di una Graphic Novel.

La differenza sostanziale con il Jack “Joker” di Moore è che Arthur Fleck non ha subito solo una brutta giornata…tutta la sua vita è una brutta giornata, ma purtroppo per lui, non può fare altro che ridere. Anche quando dentro di sé si strugge, è obbligato a ridere senza controllo. Lui ride da solo e fuori sincrono col resto del mondo per tutto il tempo.

La cinematografia di questo film è sorprendente. Phillips oltre che dirigere, scrive in coppia con Scott Silver. Tutto funziona a meraviglia. Ben ritmato, senza cali o punti morti, si segue tutto d’un fiato senza stancarsi mai. La costruzione del personaggio e il suo arco narrativo completo suggellano un ottima scrittura.
L’atmosfera anni ’70 ripercorre il lavoro fatto da Burton nel suo “Batman” del 1989, il quale si rifaceva ad una estetica anni’ 40. Questa atmosfera sospesa nel tempo dona quel soffio di grottesco in più.
Tantissimi punti di contatto con “Re per una notte”, il che spiega bene la scelta di coinvolgere un mostro sacro come Robert De Niro in un cinefumetto (termine riduttivo in questo caso). Il parallelismo Fleck-Pupkin è lapalissiano.
La storia è violenta, ma è per lo più una violenza perpetrata ai danni della psiche del nostro antieroe, che subisce e subisce ancora. La violenza quella fisica, quella cruda c’è ma è calibrata al millimetro e ci investe fulmineamente come una sacca di mattoni sul grugno.

Phoneix interpreta visceralmente il suo Joker (transfer con la sua vita personale?) e ci fa dono di una delle più belle performance mai sfoderate.
Robert De Niro torna ad interpretare un grande film dopo tanto, tantissimo tempo. Ben tornato Bob…ci mancavi.
La colonna sonora è semplicemente da sturbo.

Finalmente eccolo qui…”Joker” principe dei clown e principe degli ultimi.

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Sublime / 3 Ottobre 2019 in Joker

Non vedo l’ora di ammirarlo in lingua originale, anche se devo dire che hanno avuto una grandissima cura per l’adattamento di questo lungometraggio.
In breve, sublime.

Porca miseria!!!! / 3 Ottobre 2019 in Joker

Qui sento profumo di Oscar… per Phoenix, per il film, per la regia…
Non voglio dire assolutamente niente, a parte la maestosa recitazione di Phoenix e la splendida fotografia del film.
La regia rende tutto più lento, malinconico e triste.
Lasciatevi stupire. Perché dopo quello di Heath Ledger anche questo “Joker” resterà nella storia.
Grandi applausi.
8.

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