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Recensione su Johnny Suede

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Esordi felici / 16 gennaio 2017 in Johnny Suede

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Primo film di DeCillo alla regia, primo film di Pitt come protagonista: buona prova per entrambi.
Dopo aver assistito anche Jarmusch nei suoi esordi cinematografici (è stato direttore della fotografia di Permanent Vacation e Stranger than Paradise), DeCillo ha assimilato gli esempi narrativi e formali del collega, tratteggiando una vicenda underground, stralunata eppure coerente nel suo dipanarsi, fortemente caratterizzata dall’estetica di una precisa sottocultura come quella rockabilly.
Con la sua incredibile acconciatura pompadour e le sue impeccabili camicie da bowler, Johnny si aggira con strafottente nonchalance, perlopiù nottetempo, per le strade di una città disordinata, violenta e senza identità, in cui l’unico scopo sembra paradossalmente quello di apparire per esistere.
Gradualmente, Johnny prende davvero coscienza di sé e del sentimento che prova per Yvonne (Catherine Keener), una ragazza concreta, senza i fronzoli modaioli e i capricci caratteriali tipici delle sue precedenti fidanzate, che lo inizia alle vere dinamiche della vita di coppia e a non aver paura dell’amore: il bel Suede diventa uomo quando, al termine di una notte da incubo, il suo ciuffo fa la definitiva conoscenza della legge di gravità. Disfatosi il suo feticcio estetico, Johnny si rapporta al resto del mondo privo di filtri: è cresciuto, inaspettatamente.

Nel cast, ci sono anche un ancora pressoché sconosciuto Samuel L. Jackson (la sua è poco più di una comparsata) e un ego-accentrato Nick Cave con stivali rosa e vaporosa zazzera totalmente platinata.
Belle le musiche originali di Jim Farmer.

Di De Cillo, tempo fa, ho visto il terribile Delirious (2006), con Buscemi e un altro Pitt, Michael, e il bel documentario When You’re Stranger sui Doors (2009). Pare meriti anche il metacinematografico Si gira a Manhattan (1997): segnato.

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