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Recensione su Johnny Stecchino

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21 dicembre 2012

Una commedia basata sull’equivoco:
– Dante, sosia del mafioso pentito Johnny Stecchino, che pensa di essere perseguitato e biasimato per il suo vizio di rubare le banane;
– il ministro corrotto che chiede al finto Johnny di non testimoniare contro di lui, con quest’ultimo che crede voglia alludere ad una finta invalidità (anch’egli infatti frodava l’assicurazione con un’irrefrenabile simulato tic nervoso);
– la cocaina scambiata per un’innovativa medicina contro il diabete (oggetto di un finale assolutamente politically un-correct tra Dante e il suo amico affetto da sindrome di Down).
La trama è lineare, con una storia mai banale, che anzi cela la denuncia della collusione dell’alta società e del potere nei confronti delle organizzazioni mafiose.
Si ride molto, a volte di pancia (splendida la scena della visita fiscale dell’ispettore assicurativo, ma anche quella delle accuse al teatro dell’opera), a volte con battute efficaci che giocano sul linguaggio (“I baci li danno le femminucce e gli uomini sessuali” – “Maria, quando imparerai a comportarti da uomo?” – “Mi creda signora, quando si spara in faccia si muore subito”).
Grandissima interpretazione di Benigni nella doppia veste dello spietato criminale e dell’innocente spensierato vittima di raggiro (la naturalezza con cui recita rende quasi scontato quello che dovrebbe essere un grande apprezzamento per il valore della sua interpretazione).

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