Recensione su John Carter

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Una stella qualunque nei cieli di Marte / 17 Maggio 2013 in John Carter

Dalla guerra di secessione americana alla guerra planetaria su Marte. È quello che succede al capitano John Carter dalla Virginia (Taylor Kitsch), ex combattente disilluso che proprio sul pianeta rosso, Barsoom nel linguaggio dei nativi, ritroverà le motivazioni, complici gli occhi azzurri della bella autoctona Dejah Thoris (Lynn Collins).

Costato 250 milioni di dollari e, nel momento in cui scriviamo, destinato a un clamoroso flop, il film John Carter non riesce ad eguagliare le altezze che raggiunge il John Carter personaggio con i suoi salti vertiginosi.

Ma liquidare la nuova opera di Andrew Stanton (regista di WALL•E e Alla ricerca di Nemo) come il solito blockbuster dispendioso e fracassone sarebbe ingiusto e ingeneroso.

In questo senso, anzi, John Carter è molto lontano dai kolossal d’azione cui è stato accostato con troppa fretta da troppi critici. Non c’è, in John Carter, un affastellamento eccessivo di scene action. Emerge invece il lodevole intento di (ri)dare vita ad una narrazione solida, che ripercorra le tappe della crescita del protagonista.

Intento, va detto, non riuscito alla perfezione: in alcuni punti il film sembra incepparsi, non scorrere in maniera naturale. Divertono molto, invece, le gag dedicate alle incomprensioni linguistiche e razziali tra l’americano e l’alieno thark Willem Dafoe.

John Carter è un film sospeso tra anonimato e bel cinema d’avventura, che si fa guardare senza mai coinvolgere fino in fondo, che fallisce nella sfida di riadoperare con successo canoni ormai fin troppo interiorizzati.

Per certi versi, era inevitabile. I libri da cui il film è tratto risalgono ai primi del Novecento e sono stati gli ispiratori della fantascienza moderna, da Dune a Star Wars fino ad Avatar. È dunque comprensibile che molte situazioni narrative possano apparire fin troppo rimasticate.

Anche dal punto di vista visivo ci troviamo di fronte a un lavoro sì sontuoso e immersivo, ma che non è in grado, al di là della ricostruzione filologica, di offrire nulla di nuovo.

Un eventuale sequel (incassi permettendo) potrebbe ripartire da quanto di buono c’è in questo primo episodio, libero magari da certe necessità didascaliche che qui appesantiscono lo svolgimento.

Pur considerando tutti i suoi innegabili difetti, e sapendo che il botteghino è tiranno, ci sentiamo dunque di augurare buon viaggio a John Carter.

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