7 Recensioni su

Una separazione

/ 20117.7145 voti

Scappare o restare? / 11 Dicembre 2016 in Una separazione

Formidabile la capacità con cui non ti faccia mai parteggiare per più di due secondi per gli uni o per gli altri. I veri colpevoli sono una società arcaica e pregna di maschilismo alla radice, così pregna da alleggerire il carico di colpevolezza di ognuno che si macchi di abusi, piccoli o grandi che siano, e una giustizia poco a misura d’uomo, completamente cieca nel riconoscere le sfumature, capace solo di identificare il bianco e il nero. Uno spaccato sociale in cui le donne non sono certo migliori degli uomini: bigotte, vittimiste. Soltanto i bambini concedono uno sprazzo di luce, ma solo quando si ritrovano da soli, perché, in presenza degli adulti, sono spinti, contro la loro natura, ad immergersi in quegli stessi atteggiamenti contraddittori dei genitori, portatori di ansie e contrasti. Se il vero interrogativo è partire o rimanere, a questo interrogativo nessuno sa rispondere con argomentazioni valide: divisi tra l’astratto sogno di un futuro migliore e il rimanere ancorati ad un padre senza voce e memoria. Soltanto i bambini potrebbero rispondere a questo interrogativo, ma non fateglielo porgere da un adulto!

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Buon film ! / 20 Febbraio 2014 in Una separazione

Bella la trama ma il film in alcuni punti è troppo lento !

19 Dicembre 2012 in Una separazione

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo sono andato a vederlo mandando a stendere Amica P, per il solito motivo che io vado al cinema e poi se voi volete e ci siete venite altrimenti suca, io ci vado lo stesso, perché vado per il film e non per voi. Da notare che al Nazionale il monociclo non me lo hanno lasciato portare in sala ma se lo sono tenuti dietro il bancone. Non è che mi fidassi troppo a lasciargli lì il mio amato monociclo eh. Anyway. Film iraniano, dove si incontrano/scontrano due coppie. La prima è benestante, sulla via del divorzio e ha un vecchio malato a cui badare. La seconda è povera e ignorante, quella della badante, che però litiga con il lui della prima coppia perché si era assentata da casa e cade ed era incinta e perde un bambino. La trama è un filo più complessa ma il sunto questo è. Lo scontro è su di un doppio livello, da un lato quello che oppone i due nuclei, benestante vs povero, fino davanti a un giudice, un tizio che continua a sbuffare davanti a tutta questa gente che non riesce a stare zitta. Dall’altro i comportamenti delle donne vs uomini, alle prese con una società tutta maschilista con cui devono fare i conti e che accettano cercando di ingegnarsi a sopravvivere, ognuna nel modo migliore. Dal racconto della vicenda ne esce una sorta di fotografia documetaristica di uno spaccato della società civile iraniana contemporanea, dove diverse anime coesistono in una confusione infernale, sia dei rapporti personali che di quelli con le autorità: confusione che prende corpo sullo schermo con il sempiterno traffico della capitale Teheran e con le vite sul filo dellìincertezza di tutti i protagonisti. La figlia della prima coppia, una ranocchietta orribile con gli occhiali, è la più sensata di tutti e cerca di tenere insieme i pezzi della sua famiglia in disfacimento. La sensazione è proprio che da lei, vittima di questa situazione che la costringe a scegliere davanti a un giudice tra il padre e la madre, possa nascere qualcosa di buono per il futuro.
Sempre osanna per la litania del farsi tradotto in italiano, che continuo a trovare cullante e bellissima. E poi dire per ringraziare “sia benedetta la tua mano” piace anche a me, lo faccio a volte, ma nessuno capisce mai la cit.

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11 Dicembre 2012 in Una separazione

I piccoli e grandi drammi di una separazione nell’Iran di oggi . Realtà , mentalità e personaggi diversi che si confrontano e si scontrano in un magnifico quadro corale di grande intensità .
L’attenta regia di Asghar Farhadi che avevo già apprezzato in “About Elly” a dimostrazione di quanto il cinema iraniano sia cresciuto e stia crescendo .

29 Marzo 2012 in Una separazione

Incuriosito dall’Oscar appena vinto ho voluto vedere questo film e ne sono contento.
Bello, intenso, drammatico per tanti aspetti a partire dallo stesso titolo da cui prende spunto la trama. I protagonisti si separano e da li inizia un insieme di episodi spiacevoli e mettono in mostra i caratteri e le debolezze dei protagonisti e di chi gli sta intorno. Uniche vittime reali le due bambine figlie delle due famiglie che si scontreranno. Uno spaccato molto reale e drammatico anche se inserito in un mondo molto diverso da quello occudentale ma che alla fine fa vedere che i problemi ci sono ovunque.
Il finale completa l’opera. La rottura definitiva e irreversibile.
Ben girato e bello da vedere.

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Quattro stronze e due bambine / 2 Marzo 2012 in Una separazione

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Di solito (nei film iraniani quasi sempre) le donne sono personaggi commendevoli, positivi, in cui identificarsi. Ma in questo film tutte le donne sono figure davvero sgradevoli, squallide.
La borghese protagonista è egoista, inutile, crede che tutto si possa comprare e reputa il marito pregiudizievolmente colpevole delle nefandezze di cui è accusato, senza neanche ascoltare le sue ragioni.
La seconda, la badante per necessità, è una ipocrita e repellente bigotta, che per intraprendere qualsiasi azione, anche la più futile, deve chiedere consigli all’imam. Incapace di giurare il falso sul corano, è capace, però, di legare un povero malato al letto e mentire al giudice, accusando un innocente.

Anche le donne non protagoniste non sono certo personaggi positivi. La maestra, la testimone al processo, ritratta per codardia e poi si rende irreperibile. La cognata della badante pensa solo ai soldi, anche se è consapevole di inguaiare un innocente.
Le due bambine sono le vittime di così spregevoli madri.

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11 Novembre 2011 in Una separazione

Ci sono due cose molto belle di questo film, la sceneggiatura e la regia. La sceneggiatura costruisce una storia quotidiana attorno ad un tema che mi sembra condiviso con il film precedente, ossia l’intrico dei non detti e delle bugie che inevitabilmente poi ricadono sulle vite di tutti con conseguenze enormi. E’ un tema borghese che è universale, la menzogna è lo strumento borghese per eccellenza su cui costruiamo la nostra vita sociale. E le motivazioni per usarla non sono grandi, sono normali e piccole, è il quieto vivere, è l’andare avanti, è il trovare una scorciatoia a relazioni complicate, a caratteri difficili da gestire, per superare convenzioni. E poi la regia, le cose più belle dal punto di vista della regia ultimamente le vedo fra gli iraniani, solo l’incipit e il finale valgono il biglietto, le inquadrature fisse nel primo caso, l’avanzare di lei che guarda in macchina, la condivisione dello stesso livello dello spazio dicono molto di più dei dialoghi. Come la separazione finale che è muta, ma che sa di una lacerazione compiuta ormai con i due protagonisti ora davvero divisi in spazi differenti, isolati nel rumore di fondo. E la scelta di occultare i due accadimenti su cui si dipanerà la guerra fra le due famiglie è funzionale all’aprirsi delle interpretazioni molteplici tutte parziali come lo sono sempre nella vita di chiunque.
In un film del genere ci si specchia anche se le peculiarità del tessuto iraniano sono parecchie e se About Elly era l’avventura qui siamo intorno a La notte. Sono attuali anche per noi il richiamo al lecito religioso fatto dalla badante, la nevrosi dell’uomo licenziato, il rapporto con la generazione precedente, la fuga dal proprio paese, il moloch dell’istituzione giudiziale, insomma è un film moderno, modernissimo.

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