Amami se hai coraggio

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Amami se hai coraggio

Racconta del particolarissimo legame tra due compagni delle elementari, Julien e Sophie, che trasformano in gioco dolori e paure; tanto che anche da adulti continua la loro sfida al limite del surreale e dell'assurdo.
rosaselvatica ha scritto questa trama

Titolo Originale: Jeux d'enfants
Attori principali: Guillaume CanetGuillaume CanetMarion CotillardMarion CotillardThibault VerhaegheThibault VerhaeghefemminaJoséphine Lebas-JolyEmmanuelle GrönvoldEmmanuelle GrönvoldFrédéric Geerts, Isabelle Delval, Jean-Michel Flagothier, Gilles Lellouche, Élodie Navarre, Gérard Watkins, Julia Faure, Laëtizia Venezia Tarnowska, Nathalie Nattier, Robert Willar, Manuela Sanchez, Philippe Drecq, Luc Bromagne, Stéphane Auberghen, Christophe Rossignon, Nathalie Philip, Delphine Aerts, Isabelle Goethals Carre, Mathilde Verkinderen, Melchior Lebeaut, Emmanuel LeMire, Jessica Rinalo, Emmanuel Brunin, Joeffrey Simon, Amandine Courrire, Jessica Vitello, Michel Angély, Fernand Kindt, Cedric Lombard, Mostra tutti
Regia: Yann SamuellYann Samuell
Sceneggiatura/Autore: Yann Samuell, Jacky Cukier
Colonna sonora: Philippe Rombi
Fotografia: Antoine Roch
Produttore: Christophe Rossignon
Produzione: Francia, Belgio
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 93 minuti

Dove vedere in streaming Amami se hai coraggio

:O / 13 Aprile 2019 in Amami se hai coraggio

Che peccato, anni ad aspettare di vederlo e poi non ho capito il finale… I due vecchietti sono un sogno? Il cemento è una metafora?

30 Marzo 2015 in Amami se hai coraggio

Assurdo.
Poetico.
Molto dolce.

Giochi???

Ha qualcosa di speciale / 30 Marzo 2015 in Amami se hai coraggio

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho fatto vedere questo film a parecchie persone e le reazioni sono state sostanzialmente due: o lo amano o lo trovano stupido.
Io lo amo.

Questo film non parla d’amore, questo film parla di un sentimento che va oltre ogni immaginazione. Per i due protagonisti tutto ciò che conta è l’altro e il resto del mondo risulta ridotto a strumento per le loro sfide, per il loro rapporto.

“Separarci? Nessuno è mai stato in grado di farlo.” Nessuno tranne loro stessi. Il sentimento che li lega è patologico, insensato, impensabile… ed è qualcosa che non avevo mai visto prima in un film né nemmeno immaginato. Ed è questo che lo rende un film unico nel suo genere, assolutamente da vedere.

Il finale, nonostante lo abbia sentito spesso criticare, lo trovo la chiusura perfetta per il film. Qualsiasi altra cosa sarebbe risultata banale.

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11 Febbraio 2015 in Amami se hai coraggio

Particolare la trama, non è di certo la solita commedia romantica. Il finale l’ho trovato quasi fantasy e non mi è piaciuto molto, avrei preferito qualcosa di più realistico. Tutto sommato è un film che mi è piaciuto e gli attori sono formidabili.

11 Febbraio 2014 in Amami se hai coraggio

Esordio alla regia di un personaggio francese di poco accentuata produttività: Yann Samuel, regista e sceneggiatore, firma solo cinque pellicole in undici anni, le ultime due delle quali non ricevono una grande distribuzione mondiale. Di lui sappiamo poco di più del fatto che nasce come storyboard artist, per poi diventare direttore. Tale anonimato garantisce un’umiltà purifica al film, su cui non grava la pesantezza del grande nome.
Essendo poi una commedia favolistica francese (terra battuta con una certa eleganza dal più famoso “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”) il sedersi sulla poltrona (o in questo caso sul divano) è atto in partenza leggero e gradito.

Julien Janvier e Sophie Kowalsky sono due bambini con l’esaltato vizio del disturbo, che tentano non troppo candidamente di liberarsi dei loro problemi familiari e/o sociali manifestando coraggio nelle sfide di un gioco che a vicenda si lanciano. Il simbolo di tutto questo è una scatola di metallo a forma di giostra, che si rimbalzano al compimento della sfida lanciata. I due crescono, ma i loro complessi rimangono, e il gioco cresce esponenzialmente delineando interi periodi di vita.

Travisandola in parametri matematici, la trama, divisa in scaglioni temporali, è lo studio della funzione dei due protagonisti nei punti di massimo e di minimo nell’intervallo di tempo. Trattata quindi nei punti cardine del rapporto tra i due, la narrazione sottolinea l’impietosità del gioco, decostruendo alcuni principi sociali con il potente mezzo dell’irrealismo. Se è vero questo, è debito comunque sottolineare la leggerezza della confezione, mai presuntuosamente critica se non con se stessa, più esercizio mentale che esercizio di stile, che attinge quindi alla sfera favolistica più che quotidiana, denunciata dalla regia attenta ai sorrisi e alla sceneggiatura che diventa consapevolmente proiezione di un mondo interiore, sempre diverso nei differenti momenti di vita (consiglio di farci caso): fiabesco nelle forme e nei colori (fotografia di Antoine Roch) nella travagliata età infantile, più concreto e spettinato nell’adolescenza, cupo e sconvolto nell’età adulta, in cui la bella casa del famoso calciatore (distrutta e violentata dall’interno) è il picco più alto. La progressione e degenerazione narrativa puntano ad un finale che sa di soddisfazione tolta (una volta tanto), creando un punto angoloso, interessante rivisitazione dei dannati miti greci, che trovano pace in situazioni del tutto atipiche, di norma sconvolgenti, ma che quasi si rendono necessarie al compimento dell’esasperato e tormentato volersi.
Colonna sonora dai deludenti tratti Disney nell’inizio, con l’eccezione del minimo comune denominatore di Edith Piaf “La vie en rose”, che assume un ruolo preciso.

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