Recensione su Giovane e bella

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23 Dicembre 2013

Farsi prendere dall’entusiasmo è sempre rischioso e in questo caso dopo l’ottimo Nella Casa, Ozon si lascia andare verso un film che avrebbe potuto essere molto più di quello che è. Che sia colpa della splendida protagonista? Marine Vacht è bellissima, sensuale, affascinante, ammaliante. Non le manca nulla per essere un’arma di seduzione di massa, ha anche quello sguardo languidamente francese e quella sensualità che alcune donne francesi hanno e che è inimitabile (per quanto bella una Bellucci non sarà mai una Marceau). Forse Marine ha sedotto anche Ozon, che ha dimenticato di spiegare i motivi, che ha finto di nasconderli dietro la poesia, che ha smesso di essere sarcastico, che ha desciso di essere neutrale e di descrivere.
Ma essere neutrali non significa non essere precisi.
Le figure dei genitori, dello psicologo, degli agenti di polizia, dovevano essere in qualche maniera pungolate e sbeffeggiate. Invece, quello che serpeggia per tutto il film è una sorta di lassismo e di debolezza di chi dovrebbe educare, sacrificati sull’altare di un certo liberismo totalizzante. La responsabilità non è di casa qui.
E allora, se una ragazzina annoiata e consapevole della sua avvenenza, decide di diventare una puttana per nessun motivo in particolare e chi dovrebbe controllarla non ha il carattere per farlo (permettere tutto per paura di limitare la libertà altrui è un atteggiamento di facile indifferenza e debolezza), è inutile trovare facili escamotage e valzer poetici per giustificare le libertà giovanili e dar un senso ad una scelta che di senso non ne ha.

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