Recensione su Jersey Boys

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18 giugno 2014

Jersey Boys è una pellicola meccanica e ferragliosa, imbevuta di cliché e stereotipi sull’italianità (e non solo) e ricca di episodi e personaggi abbozzati ed inconcludenti.

La dubbiosa scelta di cominciare “in medias res”, con un Frankie Valli già sedicenne, non aiuta a delinearne la caratterizzazione: da subito non ci sentiamo legati alla sua figura, al suo passato e alle sue motivazioni. Come nasce la passione per il canto? Qual è il rapporto con la mafia?
I personaggi sono traboccanti, non trovano spazio nella narrazione e si pestano i piedi l’uno con l’altro restando prigionieri delle ambientazioni e delle smaccate scenografie. Purtroppo, come già successo in J.Edgar, anche il pesante e smisurato trucco non aiuta, rendendo le battute finali grottesche e artefatte.

Un lavoro, decisamente confuso e cacofonico, che cerca disperatamente la sua strada tra la commedia e il musical, tra il dramma e il gangster movie, senza riuscire però ad imboccare la traversa giusta.

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