2009

J'ai tué ma mère

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J'ai tué ma mère
J'ai tué ma mère

La vita di Hubert è condizionata dal rapporto di amore-odio con la madre: 16 anni, omosessuale, vorrebbe staccarsi da lei per portarle meno rancore e rimproverarle con minor violenza il fatto di essersi dimostrata una mamma inadeguata. I suoi tentativi di indipendenza vengono troncati sul nascere e i suoi comportamenti portano la donna e il padre, da cui è separata da anni, a trasferire Hubert in un collegio.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: J'ai tué ma mère
Attori principali: Xavier DolanAnne DorvalFrançois ArnaudSuzanne ClémentPatricia TulasneNiels Schneider, Monique Spaziani, Pierre Chagnon, Justin Caron, Benoît Gouin, Johanne-Marie Tremblay, Hugolin Chevrette-Landesque, Francis Ducharme, Pascale Audrey, Émile Mailhiot
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura/Autore: Xavier Dolan
Colonna sonora: Nicholas Savard L'Herbier
Fotografia: Stéphanie Anne Weber Biron
Costumi: Xavier Dolan, Nicole Pelletier
Produttore: Xavier Dolan, Carole Mondello
Produzione: Canada
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 96 minuti

L’inscindibilità tra Vita e Arte / 25 Maggio 2017 in J'ai tué ma mère

(Riflessioni sparse)

In un’intervista rilasciata a Cannes quando il film venne presentato, nel 2009, nella Quinzaine des Réalisateurs, l’attrice protagonista, l’eccellente Anne Dorval, raccontò che Dolan, all’epoca ventenne, aveva la sensazione che sarebbe morto presto e giovane: l’urgenza con cui aveva deciso di scrivere e realizzare il suo film d’esordio, l’acerbo eppure strabiliante J’ai tué ma mère, rispecchia appieno la sua frenesia personale e artistica, la sua lotta contro quel tempo ingiusto e tiranno che, apertamente, nel suo (finora) ultimo lavoro, Juste la fin du monde, finalmente, viene fuori allo scoperto nelle dichiarate vesti di nemico giurato.

Dolan ha scritto il soggetto di questo film appena sedicenne, riversandovi capricci, sentimenti e frustrazioni personali ancora in atto nel suo cuore e nella sua psiche, ma modulandoli con una padronanza e una maturità narrativa tali da farli risultare facilmente condivisibili dall’intero pubblico. Ciò che stupisce di più, però, non è tanto la rappresentazione dei sentimenti di Hubert, la maschera dietro cui Dolan stesso si cela, ma di quelli della madre, una donna complessa e combattuta, rappresentata con l’odio e l’amore che Hubert stesso prova per lei.
Il film contiene tutti quegli elementi (in particolare, il conflitto con la madre e la società e l’avversione viscerale al trascorrere del tempo), sono diventati le cifre principali della sua poetica cinematografica.

Una vita da vivere in fretta e appassionatamente (come quelle dei protagonisti dei poster appesi nelle camere di Hubert e del suo fidanzato, Antonin: James Dean, River Phoenix… ), come una candela che brucia dai due lati, in una corsa a perdifiato che trasforma la vita stessa in un mix dolcemente letale di sentimento e arti (poesia, musica, fotografia, moda…), sembra essere l’obiettivo sia di Dolan che, ovviamente, di riflesso, dei protagonisti delle sue storie.
Le difficoltà incontrate inizialmente da Dolan per trovare i finanziamenti necessari a realizzare la sua opera prima, perfetta ma imprevista metafora dei soffocamenti famigliari mostrati nei suoi film, rappresentano l’ennesima corrispondenza tra le sue vicende biografiche e le sue creature cinematografiche: il cinema di Dolan sembra esistere per confermare come, Vita e Arte siano difficilmente scindibili.

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Un enorme talento, ma… / 1 Febbraio 2017 in J'ai tué ma mère

Un enorme talento, spregiudicato ma ancora acerbo. Riflessioni ancora poco profonde, ma immagini già potenti. Non credo che, a averlo visto sette-otto anni fa, avrei potuto intuire quello che Xavier Dolan sarebbe diventato.

Il mio primo Dolan / 29 Dicembre 2016 in J'ai tué ma mère

Ho visto pure io il mio primo Dolan, l’enfant prodige del cinema contemporaneo. Da questo suo lungometraggio d’esordio – appena diciannovenne! – si sente fortemente l’afflato giovanile con tutte le sue esternazioni fuori dalle righe, ma allo stesso tempo si intuisce la fiammella rara del genio. Si avverte a pelle che la composizione delle inquadrature non è la solita facile confezioncina indie ma l’elaborazione dannatamente spontanea e armoniosa di una mente artistica. Eccezionale Anne Dorval in una storia forse esasperata di rapporto madre figlio; è interessante comunque come Dolan riesca a mettere al centro lo scontro generazionale, di trasparente matrice edipica, senza la più scontata partigianeria. Il dolore del giovane, accentuato da una tormentata sessualità, non sovrasta quello della donna matura, forse più camuffato nei tratti caricaturali (fantastica l’idea del ralenti iniziale sull’ atto imbarazzante del mangiare un panino al formaggio), ma parimenti lancinante.

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. / 17 Novembre 2016 in J'ai tué ma mère

Esordio promettente di Xavier Dolan, che al solito è il tuttofare dei suoi film, con risultati sempre buoni, direi buonissimi se si prende in considerazione che è stato il suo primo film a 19 anni. La cifra stilistica è già presente, pronta a fare il salto di qualità col lungometraggio seguente ed è visibile il seme della genialità di certe scelte. Ancora una volta il gusto di Xavier per la musica e le immagini esteticamente soddisfacenti si concretizza al meglio in una (tra le molte) scena, la mia preferita: la danza sulle note dei Crystal Castles. Tra slowmotion, sequenze musicali e dialoghi sempre molto belli e sfaccettati, il film, pur avendo i suoi momenti eccessivamente didascalici, è in definitiva molto bello e coinvolgente.

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(7.5 in realtà) / 18 Marzo 2016 in J'ai tué ma mère

Prima di ogni cosa c’è da ricordare e apprezzare che questo film sia stato scritto da Dolan quando lui aveva soltanto 16 anni, ed infatti rappresenta il promettente inizio di una carriera brillante di un regista originale ed eccentrico, che infatti, soltanto qualche anno più tardi ha dato vita ad un capolavoro trattando più o meno le stesse tematiche con il film Mommy. Le tematiche del film per l’appunto sono le conseguenze su un ragazzo in piena adolescenza del rapporto con la propria madre. La fase di ribellione e di apparente astio nei confronti delle figure genitoriali è una fase che in molti si trovano ad affrontare, anche solo per qualche minuto. Questo film ne offre interessanti spunti di riflessione, mescolati a bellissime immagini ed ottime interpretazioni.

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