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Recensione su Jackie

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Mito e realtà / 23 luglio 2017 in Jackie

Natalie Portman ci restituisce una Jacqueline Kennedy diversa dal modello regale di stile e di coolness che il mito ci ha proposto. Jackie è una donna fragile, incerta, come vediamo nel filmato girato all’interno della Casa Bianca: con lo sguardo cerca di continuo il sostegno dell’amica e segretaria Nancy. Dopo l’attentato di Dallas è quasi in preda a una crisi di nervi (com’è ovvio che sia): chiede all’autista dell’ambulanza che la porta verso l’ospedale con la salma del marito se sa chi fossero James Garfield e William McKinley (due presidenti assassinati). Ma riesce comunque a imporre la propria volontà per quanto riguarda lo svolgimento della cerimonia funebre e la sepoltura di Kennedy, contro le deboli obiezioni del cognato Bob (un poco convincente Peter Sarsgaard) e di altri.
Il film tuttavia rimane irrisolto: non ci viene proposto un vero contrasto tra mito sedimentato e realtà; lo spettatore resta da solo a chiedersi se la leggendaria Jackie fosse davvero solo una ragazza insicura. Se aggiungiamo qualche inutile sgradevolezza (lo stile stranamente polemico dell’intervista che attraversa il film, i dettagli sanguinosi dell’attentato) otteniamo per risultato un film in ultima analisi piuttosto noioso, che la gran prova della Portman non basta a redimere.

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