Recensione su Ivan il terribile

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Torbidi espressionisti / 13 Aprile 2016 in Ivan il terribile

Cito spesso Roger Ebert, ma qui mi pare abbia fotografato nel modo più nitido possibile il peso e l’essenza di questo film: ‘ [Questa] è una di quelle opere ammesse direttamente allo status di “Grande Film” senza passare necessariamente attraverso lo stato intermedio di “bel film”. Spero che gli studenti di cinema mi perdoneranno se dico che ogni serio appassionato di film deve vederlo almeno una volta nella vita ‘.
Quindi, non aspettatevi un film emozionante perchè non lo è: è lentissimo, soporifero, statico. La sua è una eleganza marmorea, una bellezza estatica, è come stare sotto la cupola di una chiesa ortodossa a contemplare icone antiche alla fioca luce dalle candele.
L’opulenza della sequenza iniziale dell’incoronazione, mentre attorno serpeggia la congiura, riempie lo schermo d’oro, anelli, pellicce, arazzi, mentre al centro della scena biancheggia l’esangue volto di Nikolaj Čerkasov dal profilo cristologico, come una preziosa iconostasi su cui è incastonato l’umile legno divino.
Scenografie e primi piani figli del cinema espressionista, con volte arcuate, interni cunicolari e sovrapposti, ombre ingigantite (quella dello zar si espande enorme sulla parete), occhi iperespressivi e pose da cinema muto. La perfida boiara Efrosina (Serafima Birman) eccelle come villain, strega cattiva grimmiana, regina dei torbidi.
Una produzione passata ovviamente a setaccio dal vaglio sovietico, graziosamente aggirato da Ejzenstejn che non mette in scena vuote celebrazioni propagandistiche, un grandioso esempio di come l’Arte riesca sempre a elevarsi dal pantano di ogni ideologia.

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