Recensione su Irrational Man

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Woody non delude (del tutto) / 2 gennaio 2016 in Irrational Man

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il solito intellettuale alleniano, qui declinato come professore di filosofia, va ad insegnare in un college dove si trova invischiato in due relazioni, con una collega e con una studentessa, senza trovare un senso alla vita. Tormentato dal problema del caso e della “fortuna”, ascolta accidentalmente una conversazione, dalla quale apprende dell’esistenza di un giudice che sembra (alla parte lesa) compia con una sua delibera un crimine: il professore decide di agire, ed uccidere il giudice: questo unico atto conferisce senso alla sua vita.

Partendo dal presupposto che il professore nichilista che distrugge la filosofia sostenendo che essa sia inutile non ha la mia simpatia, il film si annoda sul tema del delitto perfetto, e soprattutto dei due piani di azione fra idealità teorica e azione pratica. Come con Hitchcock a suo tempo, e come con lo stesso Allen in “Sogni e delitti”, si delinea un piano perfetto per un omicidio, senza considerarne le conseguenze. Il tema, più che del Dostoevskij di “Delitto e castigo” è del Dostoevskij dell’Ivan Karamazov: “Se Dio non esiste allora tutto è lecito”, poi ripreso da Sartre. Se Dio non esiste, o radicalmente alla maniera esistenzialista, se la vita non ha senso, perché non agire tentando di darle un senso? A differenza del Raskol’nikov dostoevskijano, Joaquin Phoenix non ha alcun rimorso: è riuscito a dare un senso alla sua vita, con una narrazione tutta sua. Eppure più che cinico, il professore appare meschino – come evidenzia la sua brillante studentessa. Se è solito dire che gli uomini riempiono gli spazi vuoti con i pettegolezzi, in questo caso ci si trova dinanzi un uomo che ha riempito la sua intera vita priva di senso con un delitto: Abe ha riempito il vuoto esistenziale che si porta dietro con un crimine di cui va pure fiero. Si dimostra la gratuità del gesto del professor Abe allorché la studentessa, compresa la trama del delitto, minaccia di denunciarlo: è allora che Abe matura la decisione di uccidere la stessa studentessa, per evitare di essere incarcerato e per continuare quella vita a cui ha finalmente dato un senso.

Oltre al tema, alquanto interessante benché già più volte affrontato da Allen, c’è la buona interpretazione di Joaquin Phoenix (veramente inquietante lo sguardo in primo piano che lancia subito dopo aver lasciato la bibita avvelenata al giudice) come freccia all’arco del film. Remano contro invece le figure femminili abbastanza inconsistenti e/o insopportabili, dalla borghesuccia affetta da bovarismo che si pone dilemmi superficiali ammantati da gran quesiti alla professoressa infatuata. L’errore maggiore poi è stato di concentrarsi troppo nella prima parte del film sull’innamoramento della studentessa per il professore, abbastanza noioso a mio parere.

Con il ritmo che Allen (man)tiene, aspetto con trepidazione il prossimo film, anche se da questo mi aspettavo di più.

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