Recensione su Iron Man 3

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Umano, troppo umano / 14 Maggio 2013 in Iron Man 3

Immaginate di aprire, una sera, la porta del vostro garage. Sentite i cardini cigolare e ancora non avete neanche finito di varcare la soglia, quando vi ritrovate davanti Iron man in tutto il suo splendore metallico. Tirate fuori il vostro sparapatate, più per riflesso incondizionato che altro, e, dal vostro metro e mezzo di altezza, iniziate chissà come a conversare con Mr Palladio, stavolta quello in carne e ossa.

Volevo iniziare così questa recensione, perchè spesso è attraverso gli occhi dei bambini che gli uomini appaiono realmente per quello che sono. Persino Tony Stark, che ha conquistato il pubblico con la propria immagine, un po’ stereotipata, di “genio, miliardario, playboy, filantropo” e che, in questo ultimo capitolo della “saga”, dai toni solo apparentemente più dark (a dispetto di un trailer che sembrava puntare in quella direzione), dimostra di avere un cuore, sotto l’aggeggio magnetico luminoso che lo contraddistingue e lo tiene in vita.

Paradossalmente, man mano che aumentano le armature (sempre più high-tech) aumentano anche le paure del protagonista, che ancora non si è del tutto ripreso dalle vicende narrate in “The Avengers”. Insomma, mai ci saremmo aspettati sullo schermo un Robert Downey Jr tremante e con lo sguardo perso, annientato da due semplici parole: New York. Forse gli è semplicemente andato di traverso lo shawarma, oppure dietro la sua maschera di supereroe senza paura nasconde un turbamento crescente come neanche nelle migliori opere di Rossini. Più volte, in effetti, viene ribadito che “da quando quel bel fusto col martello è sceso sulla Terra, nulla è come prima”.

Quello in cui, invece, speravamo erano le classiche scazzottate e situazioni estreme, immancabili in film come quelli degli ultimi anni, cari alla cultura nerd e campioni d’incassi, anche se in questo caso sembrerebbe trattarsi più di una pellicola di Nolan che una di stampo marveliano. Le analogie con “Il cavaliere oscuro – il ritorno”, infatti, non sono poche. La più lampante, probabilmente, è la scelta di toni più dark, di cui ho già detto sopra, e mi astengo dall’aggiungerne altre per evitare inutili spoiler, nonché linciaggi virtuali.

La vera novità, tuttavia, è un’altra: Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), mitica fidanzata di Tony e compagna di ogni sua follia egocentrica (come, ad esempio, quella di minacciare pubblicamente un rinomato terrorista) ha un vero e proprio ruolo in questa vicenda, tant’è che, in un certo senso, si potrebbe affermare che gran parte del film ruota attorno alla relazione dell’uomo di ferro (in realtà di titanio e oro) e della biondona, anche se mi sembra esagerato affermare, insieme a buona parte del pubblico, che si possa ridurre il tutto a una commedia romantica.

Insomma, prendete Robert Downey Jr, dategli un’armatura ammaccata (più un’altra quarantina di sue simili), un orologio di Dora l’Esploratrice “edizione limitata” e una causa per cui combattere che non sia soltanto il bene della Nazione. Condite il tutto con una colonna sonora natalizia (ancora mi chiedo quanti acidi abbiano assunto per sostituire gli AC/DC con Let it Snow…) e con tante risate, anche se fredde. Come contorno, un Don Cheadle e un Guy Pearce semplicemente impeccabili, oltre che un Ben Kingsley al contempo straordinariamente comico e comicamente straordinario. Solo Rebecca Hall risulta deludente. Film non all’altezza del primo Iron Man, ma nonostante tutto in grado di riscontrare pareri positivi. Con cui non posso che concordare.

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