Recensione su Io sono leggenda

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26 Dicembre 2013

Basato sull’omonimo romanzo di Richard Matheson, “Io sono Leggenda” di Francis Lawrence (Costantine, Hunger Games: La ragazza di fuoco), ne costituisce il terzo adattamento cinematografico, dopo “L’ultimo uomo della Terra” di Ubaldo Ragona/Sidney Salkow (1964) e “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra” di Boris Sagal (1971).

Strutturata sul classico dayafter, la pellicola racconta la storia di Robert Neville, ultimo sopravvissuto ad un’epidemia virale che ha sterminato la maggior parte della popolazione mondiale e trasformato i restanti superstiti in creature cannibali definite “Cacciatori del Buio”, dalle quali Robert è continuamente costretto a proteggersi e per le quali cerca costantemente una cura.
Nonostante elementi notevolissimi, come la costruzione delle suggestive scenografie della New York post-apocalittica, divorata da una natura selvaggia (tutte riprese reali, con una rielaborazione di computer-grafica davvero minima) e una gran cura degli effetti speciali, primo fra tutti la riuscitissima resa dei “Cacciatori del Buio” con la motion capture, il film arriva a spiccare di poco tra le innumerevoli pellicole di genere. Molti dei temi accennati (la Provvidenza, la psicosi della solitudine, i rinnovati rapporti umani) vengono risolti in maniera frettolosa e banale, preferendo lasciare spazio a scene con ritmo d’azione che danno adito ad una buona prova da protagonista di Will Smith (non altrettanto buona, forse, nelle sequenze dal taglio più drammatico). Decisamente insignificante Alice Braga.

Avrei dato mezzo o anche un voto in più, se nella versione cinematografica fosse stato montato il finale alternativo: più aperto, più problematico e un po’ meno scontato.

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