Recensione su Io ho paura

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gli anni di piombo / 6 gennaio 2017 in Io ho paura

Filmone che è un po’ sintesi e analisi delle paure degli anni di piombo, in Io ho paura di Damiano Damiani i protagonisti sono due: il brigadiere meridionale interpretato da Volonté e un vecchio giudice religiosissimo. Diversi fra loro ma legati da un fil rouge rosso sangue.

La trama è abbastanza lineare: dopo un attentato, a cui Volonté è testimone, il brigadiere confessa di avere paura (titolo del film ndr). Un superiore lo manda quindi di scorta a un giudice.

In poche righe di trama capite bene come Gian Maria sia un antieroe. Non vuole fare l’eroe, anzi ha paura. Da questo momento però il film prende il volo e si scopre IL tema principale: quello della collusione fra trafficanti di armi, terroristi e i servizi segreti. Una delle cose che più mi hanno colpito è come venga lasciato spazio alle disillusioni e al disagio dei poliziotti (uno vorrebbe tornare a zappare la terra piuttosto che farsi ammazzare da un terrorista; un altro ancora viene ammazzato e ricorda come sia finito crivellato in una macchina grazie a una raccomandazione).

Ci sono un sacco di argomenti, il ritmo serrato, una serie di colpi di scena e una colonna sonora firmata Ortolani. Oltre a Volonté ci sono due mega attori: Mario Adorf (il Peckinpahchiano Mario Adorf, ma non solo) e Erland Josephson (Bergmaniano). Secondo me è un ottimo poliziesco a forte tinte politiche e sociali, dove l’azione c’è ma non è così in superficie. Film in cui si respira la tensione di quegli anni, Io ho paura è una pellicola da riscoprire caldamente, fatta da un maestro del cinema di genere, per i cinefili di ogni età ed era.

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