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Recensione su Quasi amici

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Philippe e Driss / 10 marzo 2014 in Quasi amici

Se fosse un film americano, probabilmente “Quasi amici” sarebbe premiato con una pioggia di Oscar. E non perché sia un capolavoro, ma perché la storia (vera) narrata da Eric Toledano e Olivier Nakache ha tutto quello che serve per conquistare i giurati dell’Academy. I protagonisti sono due uomini, uno bianco e ricco sfondato, Philippe, paralizzato dal collo in giù in seguito a un incidente con il parapendio, l’altro nero e povero in canna, Driss, che tira avanti grazie al sussidio di disoccupazione, i quali finiscono per diventare amici nonostante le profonde differenze che li contraddistinguono. I due, infatti, sono diversi come il giorno e la notte: Philippe è appassionato di arte e ascolta la musica classica, mentre Driss fuma i cannoni e ama il funk. Il primo adora Vivaldi e Bach, il secondo i Kool & the Gang e gli Earth, Wind & Fire. Il destino vuole che Driss diventi il badante di Philippe e che quest’ultimo riacquisti la voglia di vivere proprio grazie al suo nuovo amico, il quale, sebbene si trovi in gravi difficoltà economiche, prende la vita con leggerezza ed entusiasmo.
Il film in Francia ha incassato uno sproposito, e anche in Italia è andato molto bene al botteghino. Ci si chiede, però, che cosa ci abbia trovato di bello il pubblico in una pellicola di livello medio-basso come questa. Solo perché mischia, neanche tanto bene, risate e commozione? Se non ci si chiama Charles Spencer Chaplin, mescolare ironia e patetismo è assai difficile, e ai modesti Toledano e Nakache la cosa è riuscita in modo appena dignitoso. Certo, ai due registi bisogna riconoscere di avere avuto il coraggio di raccontare una vicenda tragica con un tono semiserio, ma il problema è che la loro tragicommedia risulta troppo sbilanciata verso un umorismo grossolano.
Di fronte a battute di bassa lega come “niente cioccolato per l’handicappato” si rimane francamente perplessi, per non dire sconcertati, e si fa veramente fatica a capire come sia possibile che alcuni le trovino divertenti. La regia non regala grandi sussulti, e la sceneggiatura (di Toledano e Nakache), oltre a proporre una serie di personaggi secondari che hanno lo spessore della carta velina (come la figlia di Philippe, Elisa, e il di lei fidanzato), fa di Driss una specie di Mary Poppins che risolve i problemi degli altri con una facilità disarmante.
“Quasi amici” vorrebbe essere un inno all’amicizia, ma in cento e passa anni di cinema di inni all’amicizia se ne sono visti tanti e quasi tutti sono migliori di questo. Film come “Dersu Uzala” di Akira Kurosawa, “Jules e Jim” di François Truffaut e “Un mercoledì da leoni” di John Milius, “Quasi amici” non li vede nemmeno con il binocolo. Meno male che nei panni di Philippe e Driss ci sono rispettivamente François Cluzet e Omar Sy, che con le loro ottime interpretazioni riescono a infondere brio al film. Se il risultato finale arriva alla sufficienza, il merito è tutto loro.

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