Recensione su Into the Wild - Nelle terre selvagge

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Bisogna viverlo / 28 marzo 2013 in Into the Wild - Nelle terre selvagge

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Viverlo
Questa volta prima di iniziare a scrivere ho voluto leggere qualche recensione qua e là.
Ho letto commenti contrastanti su questo film alcuni entusiastici altri direi quasi offensivi.

A mio avviso il punto è che questo film non va visto e seguito soffermandosi a guardare, ascoltare e
osservare ciò che racconta e ciò che ci fa vedere ma vada in qualche modo vissuto, ci sia la
neccessità di immedesimarsi per un attimo e di uscire nell’immedesimazione un attimo dopo.
Immedesimarsi per provare almeno una volta nella vita ad immaginare certe situazioni, e di uscirci
e guardare al film con la predisposizione di chi osserva oltre le immagini, di chi cerca
di vedere oltre a ciò che si percepisce solo con gli occhi.

Io penso che se la predisposizione mentale che assumiamo al momento in cui decidiamo di vedere questo film
e se la nostra attitudine rispetta le impressioni sopra citate, difficilmente potremmo terminare la visione
con un commento negativo, in caso contrario immagino che altrettanto difficilmente ariveremmo mai alla fine
del film.
Per gustarlo, ovviamente questa è solo una mia impressione, ritengo che la nostra filosofia di vita debba ritenere
possibile il fatto che la vita può essere ben diversa da ciò che vediamo tutti i giorni e da ciò che siamo abituati
a trovarci attorno e questa differenza non è gestita dal denaro, dal potere e dall’economia in generale, la vita
può esser molto diversa da ciò che appare e questa differenza si può trovare senza ricorrere a nessun mezzo “esterno”
a ciò che abbiamo già in dote al momento della nostra nascita.
Se riteniamo impossibile questo concetto molto probabilmente questo film non è per noi.

E’ un film pieno, complesso, forse a tratti credo lo si possa considerare pesante, non lo considero lento
perchè la lentezza in questo film non può essere un valore ma credo si debba considerare un componente per altro
fondamentale e di coerenza con lo stile di vita che racconta.

La storia è quella di una fuga, disperata, dalla civiltà e dalla società identificata a modello di due genitori
che non sono mai stati accettati, che hanno costruito una famiglia su menzogne non tanto celate, che si comportano
secondo ordine della civiltà degli sviluppati, che rispondono ad un codice preciso del buon essere umano in società
ma che mancano clamorosamente nel loro unico e vero compito, quello di genitori, di riferimento per i due figli
adolescenti che in modi diversi vivono la loro esistenza da senza famiglia nonostante per la formalità
dell’ufficio anagrafe la famiglia esista e sia anche “stimabile”.

La fuga mista alla ricerca, alla ricerca di quella profondità che in molte esistenze rimane nascosta nel nostro
io più profondo, in quella parte interiore che spesso per volontà o meno risulta irragiungibile ma che se raggiunta
si svela nei suoi reali concetti che sono quasi sempre di una semplicità disarmante.

Una sezione del commento separata andrebbe riservata sia alla regia sia alla colonna sonora, ma la ritengo superflua,
o si sceglie di vedere il film e di assaporare e godere di questa sezione o si sceglie di non farlo.

Due parti su tutte nello scorrere del tempo e delle immagini mi sono rimaste impressa forti e precise nella mente… non credo servano parole, basta ricordarle così:

“una vita con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare; un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità e poi natura, libri, musica”
“Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. La felicità è dappertutto, è ovunque, in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza; Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di vedere le cose”

Concludendo “into the wild” secondo me è un film che ti devi plasmare addosso, che devi digerire con calma anche un pò di tempo dopo aver terminato la sua visione, e quindi capire se ti sei sentito a tuo agio o meno.

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