Recensione su Interstellar

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Nolan e l’elastico. / 11 novembre 2014 in Interstellar

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ciò che, banalmente, ho apprezzato in questo film di Nolan, come in altri suoi lavori, è l’elaborazione del concetto di tempo come variabile determinante ai fini dello sviluppo narrativo.
Le vicende di Interstellar non sono collocabili in un contesto storico certo, se non in quello di un futuro definibile tale a partire da adesso.
L’assenza di riferimenti storici accertati o riconducibili ad essi, l’assenza di coordinate fisiche in grado di collocare in uno schema temporale riconoscibile gli eventi è, per me, altamente distopico e parimenti affascinante: scientemente, Nolan non fornisce alcuna notizia riferita agli anni in cui si svolgono le varie fasi del racconto, ma ritengo possibile che la civiltà terrestre descritta nel film viva in un’epoca ben più lontana dalla nostra di quello che potrebbe sembrare.

C’è un dettaglio, all’inizio del film, che mi ha raggelata.
Durante la partita di baseball alla quale assiste tutta la famiglia di Cooper e che viene interrotta per il sopraggiungere di una tempesta di sabbia, giocano i New York Yankees. La divisa è quella classica della squadra, si tratta di una partita della Major League, non ci piove.
Eppure, l’incontro si svolge in campagna, non in uno dei giganteschi stadi preposti al campionato di baseball USA.
Per un attimo, alle spalle di un giocatore, si intravede un cartello che dice qualcosa come: “I neo- New York Yankees” (dovrei rivedere la scena, per esserne certa).
Ho voluto fortemente credere, perché l’idea mi affascina e terrorizza ugualmente, che quei campi abbiano sostituito New York (senza conservare simulacri del passato, come, non so, in 1997: Fuga da New York o The Day After Tomorrow): gli edifici sono stati rasi al suolo per lasciare spazio alle coltivazioni, in una corsa alla produzione di cereali su un pianeta che sta morendo e su cui, oltre agli esseri umani, sembrano non esistere neanche gli animali e gli insetti. Non un cane, una gallina o una mosca, benché ci si trovi in campagna, in una fattoria.
E neppure si sa quanti siano gli abitanti rimasti sulla superficie terrestre, poiché si parla di persone morte di fame e di popolazioni sterminate perché affamate.
Quanti anni sono occorsi per arrivare a questa situazione apocalittica?

Sicuramente, le mie elucubrazioni potrebbero essere smentite da dettagli che mi sono sfuggiti: è probabile che almeno una data sia stata pronunciata e che io non me ne sia accorta.
Resta il fatto che Nolan è in grado di manipolare i concetti di tempo e di apparenza a proprio uso e consumo, dilatandoli, comprimendoli e deformandoli, come se si trattasse di un elastico e, nella sua filmografia, è riuscito ad affrontare tali argomenti in maniera puntualmente originale. Il che mi aggrada decisamente.
Interstellar avrà anche i suoi difetti (vedi, il passaggio determinante sull’amore: è riuscito a farmi letteralmente cascare le braccia) e non introdurrà nulla di particolarmente nuovo dal punto di vista narrativo (con Contact, per esempio, guarda caso sempre con McConaughey, ha notevoli punti in comune) e qualche forzatura di troppo, ma si tratta, a mio parere, di un eccellente intrattenimento, visivamente ed intellettualmente stimolante, capace di costringere lo spettatore a tenere costantemente desta la propria attenzione, incuriosendolo e stuzzicandolo.

Nota a margine: musiche di Hans Zimmer superlative, tappeto sonoro fondamentale.

2 commenti

  1. Francesco / 12 novembre 2014

    Interessante questa ambiguità cronologica. Ho scaricato anche il file video che già circola online, e ho preordinato la sceneggiatura del film, percui ti farò sapere di eventuali dettagli o “ammissioni” nascoste dei Nolan.

  2. Johnny / 25 novembre 2014

    Ho notato anche io lo stadio e la squadra di baseball.
    Ricordo il commento del padre di Cooper (se non erro) che ricordava di persone ben più qualificate ai suoi tempi nel giocare a baseball (un riferimento ai veri campioni di tale sport come li conosciamo ora?). In più se fai mente locale, durante la discussione con Cooper e la maestra di Murphy si parla di progresso delle culture piuttosto che della cultura. Viene negata l’esistenza di uno sbarco sulla luna e la stessa NASA opera nell’oscurità. Quindi, sicuramente, è giusta la tua deduzione (la stessa che ho raggiunto io finito il film). Il progresso è solo a funzione dell’agricoltura tanto che gli ingegneri come Cooper per lo più possono creare macchine come trattori automatizzati come supporto per l’attività primaria in questo mondo apocalittico. Dopotutto le abitazioni sembrano essere le stesse dell’epoca della Caccia all’Oro e del più classico western come le automobili prive di qualsiasi innovazione tecnologica sensibile =)

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