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Recensione su Interstellar

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Un nuovo ‘umanesimo’ nello spazio. / 7 novembre 2014 in Interstellar

Visivamente eccezionale e diretto con estrema accuratezza ed acutezza “Interstellar” si conferma come uno dei film più interessanti ed intensi di questa prima parte di stagione cinematografica. Il regista Christopher Nolan sa il fatto suo, oggigiorno è senza dubbio un autore di spicco del cinema moderno, e qui dimostra di avere cose da dire, da raccontare, da mostrare nella sua pur evidente ridondanza da primo della classe, eppure in questo caso le intenzioni dell’uomo e del regista sembrano aver colto nel segno, facendo scivolare in secondo piano quel manierismo collaudato e quella spesso riconosciuta, evidente freddezza stilistica. Il film è grosso, ingombrante, lento, raffinato e imponente, insomma tanto di tutto, come un pò tutti si aspettavano, un tanto che potrebbe facilmente scivolare verso la baracconata, un pò guascona, un pò pacchiana, un rischio che il buon Nolan ha corso e intelligentemente evitato, servendosi forse proprio di quella lentezza di fondo, di quei tempi dilatati che allontano quei termini tanto in auge ultimamente, quali ‘blockbuster’ o americanata.
“Interstellar” è dunque un film, per chi scrive, riuscito, una storia che pone al centro di tutto l’uomo nella sua totalità, la specie umana come motore di ogni cosa, un film che ribadisce, servondosi di una narrazione di certo non semplice, quanto l’uomo sia sul serio al centro del mondo, un mondo che egli stesso può salvare o distruggere, salvaguardare o sprecare, un film nel quale i sentimenti, il tempo che scorre inesorabile, lo spazio e l’abisso dell’ignoto sono tutti elementi portanti di un’ intelaitura narrativa estremamente ‘umantistica’, un’opera umanistica, si, forse più di tante altre che abbaiano questa pretesa. C’è tanto di umano in “Interstellar”, al di là delle astronavi, della sofisticata tecnologia che non prende mai il sopravvento sulla narrazione, al di là del futuro, dei buchi neri e dell’interspazio, c’è ed esplode attraverso i rapporti tra i protagonisti, nella loro apparente impotenza dinanzi all’oscurità dello spazio, esplode sottoforma di emozioni e sentimenti, c’è ed è presente in ogni scena e ci accompagna per ben 169 minuti.
Il bravissimo, ormai risaputo, Matthew McConaughey interpreta Cooper, un ingegnere ed ex pilota della Nasa, ora agricoltore, che verrà inviato in una missione alquanto proibitiva fra le stelle, insieme ad un ristretto team di scienziati. Priorità della missione trovare pianeti abitabili dove la vita umana sia possbile poichè la terra è sempre più sconvolta da innumervoli cambiamenti climatici. Nel viaggio interstellare, gli anni galoppano e la vita sulla terra oltre che a scorrere inesorabile tende ad essere sempre più proibitiva e i “missionari” vedono invecchiare i loro cari ad ogni video messaggio, mentre i loro corpi e le loro menti vagano imprigionati nello spazio profondo, alla ricerca di una nuova terra promessa da conquistare, terra promessa che non può più essere l’America ne tantomeno il pianeta Terra.
Se la regia di Nolan è attenta e raffinata, altrettanto intensa è la fotografia, metallica e crepuscolare che dona alla storia quel tocco in più di dovuta seriosità, senza contare la notevole colonna sonora di Hans Zimmer, un azzeccato commento musicale che si esalta ed esalta molte delle sequenze più interessanti. Non manca neanche una certa ironia nei simpatici batibecchi fra Cooer e il robòt dell’astronave, che scorta i nostri nell’ignoto viaggio, ma è senza dubbio l’atmosfera rarefatta ad immergerci in una nuova dimensione mentale e corporea, un lungo viaggio che non coinvolge solo i personaggi ma, giustamente anche gli spettatori.
Tante le scene intense, una fra le tante quella dell'”abbandono” di Cooper alla sua famiglia, una scena densa di un giustificato dolore ma anche di una fievole speranza di ricontro. Forse una piccola pecca la si può trovare nel finale un pò favoleggiante che sà di compromesso da ‘major’, ma non sappiamo se sia effettivamente una pecca o un “The End” meritato.
Dunque, nell’orgia non invasiva di astronavi e digitale, tenuto per fortuna ai margini, prendono il sopravvento le emozioni, i sentimenti, ha il sopravvento l’aspetto umano/filosofico della vicenda e Nolan, in questo caso sembra andarne fiero, dirigendo a scrivendo un film che riesce a commistionare benissimo la sua fin troppa tecnica da primo della classe con qualcosa di visibilmente umanisitco e ed emozionale, risultato che non aveva raggiunto con l’ambizioso ma non del tutto riuscito “Inception”, una storia che ci esalta, ridimensiona e torna ad esaltarci mostrandoci per quello che siamo, uomini.
“Interstellar” è dunque un ottimo film, che il tempo, già ancora lui, gudicherà se promuovere a capolavoro, evitando accuratamente paragoni fuori luogo, sterili ed inutili, poichè anch’esso, forse, fra qualche anno potrà essere un ingombrante termine di paragone per future pellicole.

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