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  • “In tutte quelle stanze stupendamente ammobiliate, quegli interni curati nel minimo particolare, non c’era spazio per dei sentimenti veri”

Recensione su Interiors

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“In tutte quelle stanze stupendamente ammobiliate, quegli interni curati nel minimo particolare, non c’era spazio per dei sentimenti veri” / 20 giugno 2017 in Interiors

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Eve è stata una moglie e una madre, colta e elegante, fino a quando la malattia mentale non l’ha portata a distruggere il nucleo familiare. La sua passione per l’arredamento è l’unica cosa che le è rimasta. 
Il marito l’ha lasciata, anche se lei continua a sperare in una riconciliazione. Hanno avuto tre figlie: Joey, Renata e Flynn.
La psicologia dei personaggi è curata in maniera quasi maniacale.
Se Joey è riuscita a costruire una relazione stabile, poiché il rapporto con il suo modello maschile di riferimento è tutto sommato è buono, non riesce a realizzarsi come donna, per via del rapporto conflittuale con la madre, presenza fissa, ingombrante ma dalla quale non riesce a liberarsi, e che non riesce a eguagliare.
Renata invece ha una sorte diametralmente opposta, riesce a realizzarsi come donna ma sceglie un compagno di vita discutibile, sentendosi l’eterna seconda per quel che riguarda l’affetto di suo padre. Lei è l’artista dotata, capace, ma allo stesso tempo soffre la presenza di Joey, come se Joey fosse segretamente superiore, nonostante i suoi fallimenti.
Infine Flynn, che è un’attrice, e solo dell’immagine si preoccupa, non riuscendo a realizzarsi nei sentimenti, ma soltanto nelle apparenze. “Tu non esisti che negli occhi di qualcun altro. “ le viene detto, la più bella, quella meno presa in considerazione, perché tutto sommato più vuota. Flynn scompare accanto alle personalità schiaccianti che la circondano, per questo lascia che l’aspetto divenga la parte migliore di lei.
Sottigliezze, dettagli, piccole allusioni, frasi e ritagli, che vanno a costituire un sistema che funziona molto più nell’intelletto che all’apparenza. Interiors è anche il primo film in cui non c’ è più il citazionismo tipico alleniano in maniera palese, ma solo l’applicazione della lezione bergmaniana. Sembrerebbe anche il meno personale di Allen, ma a torto, perché un film del genere può funzionare solo grazie al sentimento dell’artista. 
Così Allen si sdoppia e si moltiplica tra i vari personaggi. 
A partire da Eve, dalla sua psiche malata, che cura maniacalmente ogni dettaglio degli “interni”.
L’interno in cui rinchiude le sue figlie, suo marito, sé stessa, dove circoscrive ogni azione ogni sentimento. Quell’interno in cui si rinchiude in attesa della fine che non arriverà.
E con Joey, che non trova la sua strada, e a Renata che si distrugge da sola e distrugge gli altri con sé
Opposta a tutte loro è Pearl, che è come un’estranea, che ha una gioia di vivere che Eve ha precluso a sé stessa e alla sua famiglia.
La scena in cui Eve che corre contro l’esterno, contro il mare in burrasca, abbracciando l’estinzione, è qualcosa di sensazionale. Con Joey, che per seguire il disperato bisogno della madre che non potrà mai essere, e che invano a tentato di sostituire, corre contro la morte, in cui la madre la trascina. Infine quel respiro che le viene ridato da Pearl, e quel contatto con l’esterno, raggiungono vette di una poesia meravigliosamente triste ma piena di speranza.

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