Recensione su Inside Out

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. / 12 Gennaio 2016 in Inside Out

Bello bello bello. I soliti geniacci della Pixar riescono per l’ennesima volta a farcela, prendendo un’idea di per se già riuscita e originale -le emozioni dentro la testa di una bambina e le loro peripezie- e azzeccando alla grande tutto il resto: sviluppo, morale, tecnica. L’apprezzabilissima story-line, puro canovaccio Pixar-style, diventa straordinaria quando si perde in tutta una miriade di dettagli realistici e accurati, grazie anche alla consulenza di colui che ne sa di emozioni, quell’Ekman che sui miei libri di psicologia non è mai mancato e che probabilmente ha permesso che questo lungometraggio mi colpisse al cuore e alla testa, per quanto emozionante e psicologicamente brillante è. Inside Out è una dissertazione sul lato emotivo del nostro funzionamento psichico, è interpretazione fantasiosa ma acuta di tante dinamiche vere e fondamentali dell’essere umano ed è denso di significativi momenti di sano divertimento e riflessive lacrime, come puntualmente succede con le produzioni Pixar. Tra le tantissime scene sinceramente divertenti e quelle più serie, di grande profondità, all’apice della grandiosità mi sento di collocare Bing Bong, personaggio delizioso, protagonista dei passaggi più commoventi del film insieme alla tenerissima Sadness. Tecnicamente sempre eccellente, ha un finale che ti riempe dentro, onesto, bello e soddisfacente, denso ancora di emozioni, ora complesse e mature, sempre in cambiamento e in azione.

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