Recensione su A proposito di Davis

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Oh, if I had wings… / 8 Febbraio 2014 in A proposito di Davis

Ci sono momenti in cui vivere sembra intempestivo. Momenti in cui la società appare annebbiata, stretta, imperscrutabile, in cui ogni azione ti si ritorce contro come un boomerang. Ci sono persone che si lasciano trascinare alla deriva. E poi ci sono i Llewyn Davis: quelli che guerreggiano, che tallonano un’aspirazione, una destinazione, una luce.

In una New York appannata, soffusa e Locus Amoenus della disfatta del sogno americano, un disilluso cantante folk (uno spettrale e conturbante Oscar Isaac) anela alla sua resurrezione dopo la perdita del fratello, ritrovandosi durevolmente ricusato: dalla sua ex ragazza, dalla sorella, dal produttore discografico, da un amorevole gattino raccattato per strada. La musica è l’unico strumento di vita che gli rimane. Ma anche i suoi testi autentici e viscerali che gli ribollono nel profondo (in quell’Inside del titolo originale) vengono scartati a favore di canzonette pop approssimative e superficiali -una piacente Please Mr. Kennedy candiata al Golden Globe per la miglior canzone-.

Mai i Coen si sono mostrati così amari, inclementi ed accigliati. Dimenticate il black humour che stagnava nelle loro vecchie pellicole, qui (quasi) tutto è tangibile e impenetrabile; si vorrebbe solamente dimenticare e spiccare il volo. “Oh, If I only had wings…”.

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