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Recensione su A proposito di Davis

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La vita è un tornare sui propri passi / 14 giugno 2014 in A proposito di Davis

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E’ un film atipico questo Inside Llewyn Davis, ultima fatica dei fratelli Coen. Atipico perché diverso in tanti aspetti se confrontato con gli schemi a cui ci hanno abituato i due registi americani.
Il protagonista è un personaggio dal futuro incerto, e con un rapporto travagliato con il suo talento. Llewyn è un cantante e chitarrista di musica folk, che nonostante ci venga mostrato mentre si esibisce umilmente su un piccolo palco, brama la gloria. Ma non come pensate voi. Non si tratta di un criminale senza scrupoli o di una canaglia. Egli è il più classico dei sognatori ed il suo pensiero è puro: vuole vedere la sua passione trasformata in lavoro e per ottenerlo non accetta compromessi di sorta. Per questo appare in alcuni tratti arrogante, perché questo personaggio è testardamente pretenzioso, vuole fare quello a cui tiene di più nel modo in cui desidera. Il peregrinare, l’insistere, il provare risulterà alla fine di tutto un viaggio a vuoto, che non porta da nessun’altra parte se non al punto di partenza (il finale-incipit). Si può solo sperare che, provandoci di nuovo, il risultato possa cambiare. E i Coen forse ci dicono di sì. La sequenza finale è perfettamente uguale a quella dell’incipit, tranne che per alcuni elementi. Il gatto rosso, che con la sua fuga iniziale aveva costretto Llewyn a inseguirlo, muovendo i primi fili della storia, questa volta non oltrepassa la porta. Un po’ come a dire “Forse stavolta non andrà come prima. Forse stavolta sarà tutto diverso, chissà”.
Questa pellicola non colpisce come le altre della coppia perché è assente quella fatalità semi-surreale che ha sempre caratterizzato le sceneggiature dei Coen, con alcuni elementi ridondanti (un’arma da fuoco, un cadavere, un evento talmente fortuito da apparire quasi impossibile). Ad esclusione del protagonista (seppur non eccelso, bravo Oscar Isaac), i personaggi sono lontani dagli originali modelli coeniani, risultando tutti un po’ anonimi e poco coinvolti nella vicenda generale, relegati più che altro a comparsate di breve durata. Sono elementi importanti che mancano alla pellicola e pesano. Non possono essere bilanciati dalla colonna sonora o dalla fotografia (per quanto positivi).
Rimane un film sulla parabola umana del voler prendere in mano la propria vita e trasformarla in un successo. Non tremendo a parer mio, ma meno incisivo e soprattutto più povero di quei grandi elementi che hanno sempre caratterizzato i lavori di questi due artisti e troppo lontano da quei canoni che mi hanno permesso di apprezzarli appieno.

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