Recensione su A proposito di Davis

/ 20136.8267 voti

anche sette e mezzo / 13 Febbraio 2014 in A proposito di Davis

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Molto bello, molto ben fatto, molto ben costruito. Un viaggio all’inferno (per i Coen l’inferno è in terra e dentro le proprie capacità, mi ha ricordato Barton Fink) in cui il fato non è così spietato, l’uomo lo è di più e lo è nella leggerezza delle sue decisioni (sintomatica quella del gettare i ricordi che tessono i legami famigliari e che alla fine gli pregiudicano il futuro), nell’ostinazione di non guardare oltre il proprio io (non mettere su il trio, non ci pensa minimamente neppure per un secondo), nella incapacità di cambiare (ha praticamente un abbonamento per gli aborti, perseverare è davvero diabolico e quindi non prenderà le royaleties del jingle di successo). Davis è un anaffettivo piegato dal proprio insuccesso che perde e lascia andare tutte le occasioni della vita incrociando una mirabilia di personaggi all-Coen, come il picchiatore sconosciuto, la coppia di professori e loro amici, il Goodman mefistofelico e sfatto di cui nulla si sa e di cui tutto si perde, come l’Abraham che mi sembra un Minosse dantesco, il giudice impietoso che gli offre uno spiraglio che lui, immancabilmente, lascia andare.
Sulla circolarità della storia: è una circolarità monca, cambia comunque qualcosa (lui canta una canzone in più), i piani temporali non sono allineati, mi sembra quasi che l’ineluttabile essere di Davis sia impermiabile al fatto che la vita, che è sempre ad un primo livello di lettura un po’ uguale, offra piccole variazioni.
Il gatto: non star assoluta, ma perno del personaggio di Davis, compagno di solitudine e essere metafisico come sono alcuni uomini e alcune donne nei film dei Coen, si moltiplica, ma non cambia indole, lui l’abbandona e non lo rincorre quando può (l’ennesima non scelta), ma autocitandosi i fratelli (Fratello dove sei? è Ulisse no?)lo fanno tornare a casa, serafico.
Il gestore del Gaslight si chiama Pappi Corsicato, ora, io dico

Lascia un commento

jfb_p_buttontext