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Recensione su A proposito di Davis

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22 aprile 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’é questo sfigato con gli occhi da perdente e una chitarra, a New York, che canta il folk nei locali; e non ha una vita vera, ma nemmeno una finta, fa il tour dei divani di chiunque, perde i gatti di chi lo ospita, mette incinta le amiche, vuole altro da quel che ha, vuole ma non vuole farcela, lascia perdere. Amarezzità, come minimo. E intanto compie una specie di ennesima (per i Coen) Odissea, dentro se stesso e attraverso gli specchi dei personaggi che incrocia, e il riflesso risultantene, inseguendo un successo simile all’orizzonte. Grandioso attore è il gatto, indeed, si può dire sulle orme del cane di The artist; non si perdona la presenza di Justin Timberlake (cosa mai dovrà fare Justin Timberlake per farsi perdonare il fatto di essere Justin Timberlake?), si perdona e idolatreggia al solito quella di John Goodman, immobile e grasso sul retro della nave a ruote che sballottola il nostro Llewyn nel mare di quel che non trova. Un curioso falso loop di chiusura, infine, lascia momentaneamente imparpagliati e spersi, dando alla storia il senso di un ciclo che ciclo non è, e la lotta per qualcosa che scopo non è.

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