Recensione su A proposito di Davis

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9 marzo 2014

Un film può contenere così tanta malinconia? Di quella rarefatta, che si scorge negli occhi dei protagonisti, senza che sia mai urlata, ma presente e tangibile perfino in una tempesta di neve o nell’espressione di un gatto che guarda fuori dal finestrino di una metro in corsa? Sì, un film può farlo, e bene, se sono i Coen a dirigere il tutto. Inside Llewyn Davis è un’opera incentrata sulla scena folk newyorchese degli anni 60, con protagonista uno struggente Oscar Isaac, il Llewyn del titolo, che tenta il successo col suo folk triste, sbattendo contro un muro di delusione e rifiuto di volta in volta. La struttura circolare del film, pienamente visibile nel finale, contribuisce smaccatamente all’atmosfera della storia narrata e della vita di un ragazzo che casca sempre in piede, come il gatto che si porta dietro ( tocco bellissimo quello di inserire un gatto, che tra l’altro è spesso protagonista di scene esteticamente e contenutisticamente perfette), ma ogni volta è sempre più precario, sempre più demoralizzato e vicino a mollare, pur con una certa dose di sarcasmo che lo salva dal mutismo depressivo e regala momenti comici e confortanti. Tanti nomi noti in piccole parti, bravi e incisivi (come Carey Mulligan, cinica, velenosa e completamente diversa da altri suoi ruoli, Garrett Hedlund, comico poeta di poche parole, Goodman, Driver, Timberlake e altri), OST ovviamente in tono e riuscita e una sopraffina fotografia autunnale, per una storia che narra elegantemente la convivenza tra genere umano e fallimento.

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