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Recensione su Inland Empire

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Lynch copia Lynch / 25 novembre 2017 in Inland Empire

Ne ho lette davvero tante su questo film prima di vederlo.
C’è chi idolatra il genio di Lynch, chi invece ne è uscito stordito da questa esperienza.
La verità, come sempre, sta nel mezzo.
Inland Empire illude lo spettatore di avere una linearità narrativa. Al di là di qualche incomprensibile scena, la prima ora scorre in relazione ad una trama piuttosto conforme.
Vediamo poi intraprendere una strada diversa: realtà e finzione si fondono, disorientando e confondendo, laddove si cerca di dare una connotazione ad alcune scene che si ha difficoltà ad incastonare nel mosaico narrativo.
Molti si sono persi in questa scomposizione. Mi chiedo dunque, senza malizia, cosa stessero pensando o facendo tutti quegli spettatori che si sono crogiolati nel proprio torpore, distraendosi.
Ne convengo che Inland Empire non sia un film di facile lettura, ma mi sorprendo di come si giunga impreparati a questa visione. Di certo, non è il miglior film con cui iniziare a scoprire Lynch. Un’infarinatura è necessaria, anche con altre pellicole definibili “surreali”.
Non credo si sia così sprovveduti. Non penso che richieda chissà quale sforzo o capacità dare un significato, anche personale, al film.
C’è questa necessità di dover capire, di dover dare un senso ad ogni sillaba pronunciata o ad ogni inquadratura. Incaponirsi nella ricerca di una chiave di lettura non permette di apprezzare questa pellicola, né altre.
Dategli voi la vostra interpretazione. Unite voi i tasselli. Trovategli un senso, ma che vi appartenga.

Detto ciò, l’esperienza con Inland Empire rimane comunque confusionaria.
Tre ore non erano strettamente necessarie seppur ho ritenuto che scorressero sorprendentemente bene, soprattutto nel primo terzo del film.
Alcuni frammenti sono anche disturbanti ma mi aspettavo un film che fosse capace di sconvolgermi più di qun’antica realmente abbia in realtà fatto.
La scelta nelle sequenze tenta di dare un approccio amatoriale, con inquadrature talvolta approssimative, sbilenche e con primi piani che sembrano voler inghiottire i volti dei personaggi all’interno della cinepresa.
La pulizia nelle riprese a cui ci aveva abituato Lynch come in Velluto Blu o Lost Highway qui sono riconoscibili soltanto in alcune scene. Il resto si è perso.
Un Lynch irriconoscibile in cui sembra che tenta di copiare sé stesso, ma con un risultato pedissequo rispetto alle esecuzioni passate.
È il suo film più sperimentale, ma anche il più impreciso e dinoccolato.
Un regista che forse ha già offerto tutto ciò che poteva dare al pubblico ma di cui vorremmo avere di più. E lui stesso, in questo tentativo di offrire ancora allo spettatore esperienze ultraterrene, si è smarrito.

Vale dunque la pena impiegare 3 ore del proprio tempo per Inland Empire? Non proprio seppur, per onestà intellettuale, dovreste; non è comunque detto che non troviate un capolavoro in quest’opera. Di certo non è una perdita di tempo.

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