Recensione su Infanzia clandestina

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Vie di fuga / 7 marzo 2013 in Infanzia clandestina

Mi chiamo Juan, ma per tutti sono Ernesto, Ernesto Estrada. Ho 12 anni, solo 12 anni, ma già conosco il dolore, la tristezza, la paura, la crudeltà e la morte. Io e la mia famiglia, braccati, inseguiti, siamo ombre nell’ombra, senza profilo, senza punti fermi, foglie morte nella corrente.

La mia vita era stata ed è adesso pressappoco quella che si può immaginare, non occorre spenderci troppe parole, è sufficiente un solo aggettivo: estraneo. All’amicizia, alla felicità, all’amore. Sì, anche all’amore.
Ma adesso, quando tutto è finito, adesso che non ho più legami di alcun tipo, voglio bruciare tutti i ponti, cancellare il passato. Così avrò finalmente un nome, il mio nome, “metterò la testa a posto, andrò avanti, già adesso non vedo l’ora, diventerò esattamente come voi, avrò un lavoro, una famiglia, il maxitelevisore del cavolo, la lavatrice, la macchina…., tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai”.

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