2016

Indivisibili

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Indivisibili
Indivisibili

Provincia napoletana. Le adolescenti Dasy e Viola, gemelle siamesi, vogliono ricorrere ad un intervento che sia in grado di separare i loro corpi, uniti da un sottile quanto ingombrante lembo di pelle. La loro famiglia, però, non ha alcun interesse a separarle, poiché, da anni, lucra sulla loro particolarità, facendo esibire le due ragazze come cantanti neomelodiche nell'ambito di ricevimenti privati e sagre di paese.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Indivisibili
Attori principali: Angela FontanaMarianna FontanaAntonia TruppoMassimiliano RossiToni LaudadioMarco Mario De Notaris, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Peppe Servillo
Regia: Edoardo de Angelis
Sceneggiatura/Autore: Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo de Angelis
Colonna sonora: Enzo Avitabile
Fotografia: Ferran Paredes
Produttore: Attilio De Razza, Pierpaolo Verga
Produzione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 100 minuti

Niente di nuovo sul fronte italiano / 28 Aprile 2017 in Indivisibili

Si, forse merita una menzione nel cinema italiano degli ultimi anni, ma non vi ho trovato nulla di speciale.

Molte brave le due interpreti protagoniste. La parlata partenopea è sicuramente appropriata per una storia dalle parti di Napoli, io che però capisco solo l’italiano e per nulla i dialetti avrei preferito se vi avessero aggiunto i sottotitoli.

…Triste e cupo… / 2 Aprile 2017 in Indivisibili

Ma che c’è da dire di più su questo film?
E’ strepitoso.
La bravura degli attori che vien fuori quasi prepotentemente ( nota a parte per le sorelle Fontana, chapeau), tutto è perfetto e arriva dritto, tagliente, sanguinante.
Più che meritati i premi ai David, tra cui quello per le musiche, per le quali, himo, non si sarebbe potuto trovare artista più adatto.
Verso la fine il magone provato sin dalle prime scene è esploso e la lacrima è scesa.
E questo mi ha portato a dare un punto in più.

Questo film è davvero un gioiello e un altro pezzetto di orgoglio per il grande cinema italiano.

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Indivisibili / 4 Ottobre 2016 in Indivisibili

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Per la regia del campano Edoardo De Angelis, “Indivisibili” è un film crudo, genuino e brutalmente vero, in cui i temi del contrasto e dell’unione la fanno da padroni.

Le gemelle, cantanti neomelodiche, vivono un’esistenza basata sull’ammirazione e al contempo repulsione da parte di una provincia gretta e meschina. Oltre ad avere una carriera basata principalmente sulla loro “doppiezza”, vengono infatti trattate come talismani umani (chiamate anche per superstizioni e cerimonie legate alla fortuna, che le gemelle porterebbero in dono al prossimo) più che come giovani donne dotati di intelletto e sentimenti.

Nonostante la loro peculiare situazione esse cercano di non soccombere innanzi alle loro sfortune, entrando in conflitto con una famiglia che non funge più da guscio sicuro ma da primaria alcova dei loro guai.

I familiari infatti sono individui crudeli e cinici, che vedono le congiunte principalmente come mezzo per aumentare il proprio prestigio all’interno di una comunità gretta ed arretrata almeno quanto loro.
Con uno Stato pressoché assente, una religione incarnata da un sacerdote più ragioniere che religioso e i soldi rappresentati come unico motore di ogni cosa è funzionale l’uso del dialetto locale (sottotitolato), che ben sostituisce un italiano che sarebbe risultato troppo artificioso e scenico per veicolare una trama così secca, asciutta e reale.
La parlata volgare, intesa come quella appunto “del volgo”, è quindi lo strumento attraverso il quale viene espressa verbalmente una vicenda dalla materia intima e delicata. La provincia campana come luogo in cui convivono povertà e possibilità di riscatto, veracità e ricchezza volgarmente esibita, la religione e gli affaristi prezzolati.

Apprezzabile inoltre la presenza di contorno dell’immigrazione, che acuisce il distacco tra le ragazze e la propria terra. I disperati che cercano di arrabattarsi sul territorio meridionale fanno da metaforico contraltare alle gemelle che cercano disperatamente di abbandonarlo, e vanno a fondersi in un variegato sottobosco umano in cui il discrimine tra benessere e tristezza è dato solo dal denaro.

Ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dalle sorelle di Castelvolturno (nella realtà gemelle ma non siamesi) Angela e Marianna Fontana, nei panni rispettivamente di Dasy e Viola.

La prima, più estroversa, esuberante e testarda, costituisce il motore della coppia, com’è ribollente di vita e di desideri da soddisfare. Un calderone di voglia, un soffio di vento caldo e forte, con i suoi bronci ed il suo impuntarsi in direzione ostinata e contraria su ogni cosa.
La seconda invece dalla caratterizzazione più riservata, genuina ed assennata, in un bilanciamento perfetto di una metà che è anche uno e di uno che è anche doppio.
Insieme le due sono piatti di una bilancia in costante equilibrio, non solo morale, viste le differenze caratteriali, ma anche fisico, data la peculiarità del loro corpo.

Tra il cast di contorno spiccano la madre delle due, ossia l’Antonia Truppo camorrista de “Lo chiamavano Jeeg Robot” e, soprattutto, il padre interpretato da Massimiliano Rossi.

Greve e leonino, un padre-padrone che considera le figlie come un’appendice di sé, valicando quindi il rispetto nei confronti delle scelte della propria prole, che una volta cresciuta dovrebbe essere lasciata autonoma del proprio destino in quanto formata da individui fatti e finiti, tarpandola invece con l’autorità patriarcale della casa e del denaro.
Un “poeta triste e cupo”, sentimenti che egli cerca di esteriorizzare attraverso i versi malinconici delle canzoni da lui scritte per le sorelle, diventate a loro volta espressione fisica di una profonda insoddisfazione interiore.

“Indivisibili” è un ottimo film sotto ogni punto di vista, che tratta un argomento difficile con realismo ma senza abbandonarsi a patetismi facili ed inutili.

Per amore del Cinema e per propiziare un eventuale incentivo alla creazione di opere come questa spero che possa incassare quanto meriti, anche se nel primo weekend di presenza nelle sale ha portato a casa solo 157.000 euro circa.

Peccato davvero.

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Fiori di campo / 3 Ottobre 2016 in Indivisibili

(Sette stelline e mezza)

Fuori dal tempo e dallo spazio, le gemelle siamesi protagoniste del film sono fiori di campo costretti malamente in una serra: i loro nomi, uno dei quali è imperfetto, storpiato (Dasy e non Daisy -Margherita-, altrimenti corretto contraltare anglofono di Viola), richiamano proprio la loro natura innocente ed incolpevole a contatto con un mondo involuto e grezzo, in cui l’apparenza è regina.
Cresciute in mezzo ad un’abiezione morale mascherata da Timor di Dio e contaminata dalla superstizione e da un generale stallo intellettivo particolarmente increscioso, le protagoniste sono il veicolo della rappresentazione dei concetti di condivisione e connessione empatica. Vittime della loro peculiarità, le due ragazze dubitano anch’esse del “potere” dei centimetri quadrati di pelle che le uniscono: certo, non gli attribuiscono i poteri taumaturgici in cui il volgo pretende di credere, fino a concepirle definitivamente come Marie Addolorate, ma vengono colte dal dubbio che eliminare l’epidermide e i vasi capillari in comune corrisponderebbe ad una loro completa separazione, ad una perdita reciproca. Quanto e come una coppia di sorelle, ancor prima che gemelle, può considerarsi inscindibilmente unita o meno? La libertà fisica, segnata dalla cesura della pelle, potrebbe corrispondere ad una divisione delle anime?

Sceneggiato da Nicola Guaglianone, già collaboratore di Gabriele Mainetti, per cui ha scritto i cortometraggi Basette e Tiger Boy e lo script di Lo chiamavano Jeeg Robot, anche questo film parla, seppur in maniera “curiosa”, di (anti)eroi e superpoteri (le emozioni di una gemella si riflettono, realmente o per abitudine alla suggestione, sull’altra; se una mangia troppo, l’altra ha mal di stomaco; ecc.).
Pensando ai lavori di Matteo Garrone, con cui il film di De Angelis condivide l’evidente passione per la rappresentazione dei barocchismi e delle contraddizione di stampo partenopeo (vedi, in primis, L’imbalsamatore e Reality), in cui coesistono ostentazione del possesso e decadenza, questa pellicola potrebbe rientrare nell’alveo del “cinema fiabesco”.
Il lavoro di De Angelis è visivamente molto efficace (anche grazie alla scelta estremamente azzeccata delle brave e belle protagoniste, le sorelle Angela e Marianna Fontana), ma pecca di alcune ingenuità narrative (forse, dovute ad un montaggio “distratto”) e di didascalismi, anche visivi, evitabili (per esempio, il prete apertamente sui generis o le banconote arrivate dal mare appiccicate alla statua del Cristo in processione come ex voto).
Per il resto, si tratta di un film a suo modo impressionante, potente e viscerale, poeticamente disperato.

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una storia d’amore delicata e crudele / 2 Ottobre 2016 in Indivisibili

Un vincolo di fratellanza esclusivo, assoluto e feroce che lotta per sopravvivere tra fanatismo e superstizione, mondanità e degrado.
Un modo per raccontare un medioevo multietnico, allo stesso tempo primitivo e contemporaneo, che abbiamo davanti agli occhi e scegliamo di ignorare.

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