Recensione su Indianapolis, pista infernale

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18 Gennaio 2012

Steve McQueen e Paul Newman condividevano una passione: l’automobilismo sportivo. Le corse avevano stregato entrambi ed essendo entrambi attori sulla cresta dell’onda non poterono esimersi dal portare sullo schermo ciò che li appassionava.
Con pessimi risultati.
McQueen partecipò ad un film che, proprio per il suo carattere, finì col diventare un progetto senza capo nè coda. A lui interessava correre. E di fatti il suo film “Le Mans” presenta ottime scene di corsa e una sceneggiatura di bassa qualità (saran 10 pagine in tutto).
Questo “Indianapolis” di Newman è un film al contrario: cioè eccessivamente lento nelle scene fuori dalla pista e troppo veloce e confusionario in gara. La storia è abbastanza banale e il regista oltre a giocare con gli occhi azzurri di Newman mescola tutto in modo poco incisivo. Peccato perchè c’erano le basi per qualcosa di più carino.
In fondo però la vera gara era tra McQueen e Newman. Nemici in tutto, anche sulle date di uscita del film. In questo caso la spunta Newman (1969 vs. 1971) ma tra le due pellicole quella di McQueen è la migliore. E’ più un documentario che un film…

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