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Recensione su Incontri ravvicinati del terzo tipo

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19 febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In questo film di Steven Spielberg, uno dei suoi numerosi successi, si narra del primo contatto con degli esseri alieni e di come questo sia preceduto da strani segnali provenienti da tutto il mondo. Soprattutto alcune persone vengono colpite da una specie di ossessione verso la sagoma di un particolare monte che si rivelerà essere il luogo dove una nave extraterrestre giungerà dallo spazio. Protagonista del film è l’operaio Roy Neary (Richard Dreyfuss) che dopo un avvistamento UFO è colpito dallo strano “morbo”. Dopo varie peripezie, riesce ad arrivare sul luogo dell’incontro, tenuto in isolamento dai militari, e assistere all’arrivo degli extraterrestri. Questi, una volta atterrati, restituisco tutte le persone che in varie epoche avevano rapito dalla Terra e, prima di ripartire, prendono con sé dei volontari, tra cui Neary, da portare nello spazio.
Il linguaggio della musica è quello che permette di comunicare con loro, celeberrima diventerà la sequenza di note, composta da John Williams, del messaggio inviato agli alieni: Sol – La – Fa – Fa – Do.
Uscito nel 1977, al pari di Guerre Stellari, Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind) condivide con il film di Lucas la peculiarità di aver segnato in maniera indelebile il modo di fare fantascienza cinematografica da quel momento in avanti. Nel film l’alieno non è più visto, come in passato (con alcune rare eccezioni come quello di Ultimatum alla Terra, film di Robert Wise del 1951), una minaccia, ma come un essere pacifico e curioso, una figura quasi divina, eterea e diafana.
In effetti l’ossessione e l’ansia di sapere che vivono i diversi personaggi è simile a un’estasi mistica e infatti un forte senso religioso e spirituale permea tutto il film. L’incontro con una razza superiore è vissuto come un evento magico e non solo come un primo contatto con una civiltà dalla tecnologia sconosciuta ed estremamente evoluta.
Il film ha anche un’accentuata connotazione fanciullesca, caratteristica che sarà ancora più evidente nel successivo film (e in molti altri) del regista, E.T. (1982). Gli alieni sono simili a dei bambini, il protagonista è in fondo un eterno adolescente e il tutto è accompagnato da un’atmosfera fiabesca con una particolare attenzione a solleticare il sense of wonder negli spettatori. L’aspetto degli alieni, dotati di lunghi arti, sembrano ispirate ai soggetti delle sculture dell’artista svizzero Alberto Giacometti.
Il titolo si riferisce alle varie tipologie di incontri con gli UFO. Il primo tipo è il semplice avvistamento, il più comune. Il secondo è l’avvistamento di esseri che è possibile associare agli UFO. Il terzo, quello del film, è il contatto con questi esseri (in realtà nel film si sottintende anche al quarto tipo, essere rapiti dagli UFO, e al quinto tipo, comunicazione cooperativa con esseri alieni).
Nel 1980 uscì una riedizione del film con l’aggiunta, nelle sequenze finali, di scene che mostravano l’interno dell’astronave, che comunque nulla aggiunsero e nulla tolsero al film.

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