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Recensione su La donna che canta

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16 maggio 2011

Penso che, insieme a “In un mondo migliore” di Susanne Bier, questo sia il film che, di recente, mi ha colpito di più. Le emozioni non sono forzate, non si fa del sentimentalismo e neppure si cerca una storia commovente e strappalacrime per impressionare il pubblico e aumentare l’incasso al box office.
In questo caso, con un intreccio eccellente di trame e di vite, si viaggia a ritroso nel passato di una donna che dal Libano al Canada ha portato con sè un segreto così pesante che neppure i figli avrebbero potuto conoscere, fino a che fosse rimasta in vita.
Il film vuole essere il percorso di due gemelli alla scoperta della madre, ma non solo, è anche un’immersione nella storia palestinese, vista attraverso gli occhi di una ragazza madre, alla disperata ricerca del figlio.
L’incredibile assume le sfumature della logica e la verità più impensabile, quella che non si vuole accettare diventa matematica.
Avrebbe meritato l’oscar..

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