Recensione su Nel nome del padre

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Nel nome dell’Irlanda / 27 Settembre 2019 in Nel nome del padre

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La critica sociale di Sheridan nei confronti dell’Inghilterra e del suo ingiusto procedimento giudiziario ci fa capire che allora come adesso, molte volte, cattivi e buoni sono esattamente le stesse persone, due facce della stessa medaglia. In questo film c’è un vero e proprio ribaltamento dei ruoli. La linea sottile che separa i “buoni” dai “cattivi” è segnata da un distintivo, abbiamo a tutti gli effetti criminali legalizzati e criminali illegali. Cercare dei colpevoli ma non la cura, per un male, è il contentino di uomini da poco e la cosa tragica è che tutta la macchina giudiziaria, dal poliziotto appuntato al giudice, sia composta da xenofobi dai dubbi valori etici e morali.
Neanche quando il vero attentatore dell’IRA si fa avanti confessando la sua colpevolezza le cose cambiano di una virgola, e sembra a tutti gli effetti che Gerry, suo padre, sua zia e tutti i condannati (per lo più ragazzi, alcuni neanche maggiorenni) stiano lottando contro un monolite di ingiustizia inamovibile. La loro colpa più grande è quella di essere iralndesi.
Sono senza santi in paradiso ma, dopo cinque anni di lettere spedite per cercare di ricorrere in appello qualcuno va loro in soccorso, l’avvocato Gareth Peirce, che riuscirà con dedizione e professionalità a ribaltare le sorti del loro fatidico destino.

– Il nostro compito è fermare le bombe, non l’attentatore. – L’affermazione appena citata è del capo della polizia e racchiude l’essenza di questo film e avvalora quanto appena detto sopra.

Il film è girato bene, la sceneggiatura è uno dei punti cardine. La recitazione fortunatamente non gravita solo attorno a Daniel Day-Lewis che potrebbe sovrastare gli altri con la sua immensa bravura ma è suddivisa bene tra tutti gli attori, bravissimo anche Pete Postlethwaite(Giuseppe Conlon).
Visivamente non è il massimo, la fotografia l’ho trovata un po’ anonima e anche la scenografia, soprattutto la ricostruzione degli ambienti carcerari l’ho trovata un po’ irrealistica. Ripeto, il film è bello, non c’è nulla da dire, sto solo menzionando dei dettagli che a mio avviso sarebbero stati la ciliegina sulla torta.

PS: Il voto sarebbe un 8,5. Non so perché dopo questo film ho avuto l’impressione che Sheridan, da buon patriota quale è, auspichi alla riunificazione dell’Irlanda con l’Irlanda del Nord.

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