Recensione su Nel nome del padre

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18 Aprile 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Gerry Conlon è uno spilungone fancazzista e ladro di mezza tacca nella Belfast degli anni ‘70: nella viscere la città è sotto il controllo dell’Ira, in superficie è militarizzata manco fosse zona di guerra (la era) da parte delle forze di polizia di sua maestà. Gerry è talmente picio e anarco-ribbbelle che la famiglia lo manda via, a Londra da una zia, per tenerlo lontano dai guai (persino quelli dell’Ira lo volevano picchiare). A Londra molla in fretta la zia, e con un amico si unisce a un gruppo di squatter chiusi in casa tutto il giorno a fumarsi l’inverosimile e scopacchiare random. Enjoy! Una sera lui e l’altro irlandese escono, rubano dei soldi da un appartamento di una mignotta, se ne stanno al parco con un barbone, scoppia una bomba in un pub nelle vicinanze. Attentato dell’Ira, 4 morti, Gerry ovviamente non sa un cacchio, se ne torna a casa fingendo di aver fatto i soldi. Polizia speciale, entrano, lo arrestano, deportano, torturano. Lui, l’altro irish e due squatter saranno i Guildford four: costretti a confessare, imprigionamento a vita. Il padre di Gerry, Giuseppe (serio, si chiamava proprio Giuseppe, e infatti lo scherzano tutti), vero alter ego, va a Londra per stargli vicino. Anche troppo, BUM, la polizia arresta lui e tutta la famiglia (e questi verranno chiamati i Maguire seven), con l’accusa di aver fornito appoggio logistico per la preparazione dell’attentato. Il dramma vira al carcerario, Gerry e il padre vengono rinchiusi insieme, costretti al confronto. E ci vorranno anni, Giuseppe muore dopo 5, prima che Gerry capisca. Sull’onda di campagne popolari e con l’aiuto di Emma Thompson, cioè scusa, di una avvocatessa cocciuta, riescono a far riaprire il caso. L’infondatezza delle prove contro… tutti! è riconosciuta, siete liberi. Gerry e gli altri si sono passati 15 anni in carcere per uno scherzo del genere, oltre a vedersi lui anche schiattare il babbo davanti.
Il film migliore dell’irlandesissimo e rubicondo Jimmy Sheridan e, come già in altri, non poteva non innestarsi sul periodo della battaglia stato inglese/terrorismo Ira. Daniel Day Lewis, al solito e tanto di cappello, fornisce splendidamente il corpo e il volto adatti a raccontare una tragedia famigliare innestata nella tragedia storica. Il suo personaggio è fiero e stupido e ribelle e cieco al buonsenso, come certe giovinezze, e matura con una lentezza esasperante, quella della vita che sta perdendo rinchiuso lì, tra l’altro l’unica volta probabilmente che non aveva fatto qualcosa di male. Il rapporto col padre è tema (im)portantissimo di tutto il film, anche se nella realtà i due non erano stati messi nello stesso gabbio, ma era utile alla finzione scenica. La fatica di Gerry a riconoscersi nel padre, così petit bonhomme, casa e chiesa, delicato, tutto l’opposto di lui, una belva chiusa in gabbia, è la fatica di una generazione di irlandesi, tante anche prima ma quella più di tutte, a comprendere che con la zucca, e non con le bombe, si può sperare di ottenere qualcosa.
Quando finalmente rinsavisce, autentico e difficoltoso ri-inizio, riesce finalmente a prendere il controllo del sistema che lo ha fagocitato, e a rivoltarlo come un calzino ciucciato, e a riabilitare il padre del nome, e alla fine siamo tutti contenti, e piangiamo giustamente tanto.
E i pulotti inglesi suck.

2 commenti

  1. Presenza / 18 Aprile 2013

    Si si fac de autoriti! concordo! 😀
    Comunque è anche un film contro la pena di morte,
    se dessero a tutti come pena: devi stare in carcere… con TUO PADRE!
    anzi no: con la nonna, banderas e la gallina Rosita.
    La gente smetterebbe di delinquere.
    Si ravvederebbero tutti,altrochè!
    E soprattutto gli airisc che si sa:il rosso è malpelo.
    Poi c’è Whiskey in the jar nella colonna sonora, già quella da sola vale il nove.
    E la nonna?sarebbe d’accordo.
    Ah! i bei fillmi di una volta, non li sanno più fare.

  2. tragicomix / 19 Aprile 2013

    l’ho visto a un festival con presente il regista Sheridan, era simpatico e rubizzo e irishissimo e timido, classica faccia da irlandese scoppiato di whisky 😀
    (magari poi è astemio, dubito e comunque la faccia quella è)

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