Nel nome del padre

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Nel nome del padre

Londra, 1974: un pub diventa il teatro di un attentato terroristico attribuito all'IRA, l'armata clandestina irlandese che lotta per l'indipendenza dell'Irlanda del Nord. Nonostante i pochi indizi a loro carico e la testimonianza di un barbone, vengono incolpati dell'atto criminoso Gerry Conlon, suo padre Giuseppe, alcuni loro amici e una famiglia di conoscenti, i Maguire. Il tribunale li condanna a trent'anni di reclusione. L'esperienza carceraria è molto dura, ma aiuterà padre e figlio, due persone molto diverse, a riavvicinarsi. Anni dopo, sarà una combattiva avvocatessa, Gareth Peirce, a prendere le loro difese..
stefania86 ha scritto questa trama

Titolo Originale: In the Name of the Father
Attori principali: Daniel Day-LewisPete PostlethwaiteEmma ThompsonJohn LynchCorin RedgraveBeatie Edney, John Benfield, Paterson Joseph, Marie Jones, Gerard McSorley, Frank Harper, Mark Sheppard, Don Baker, Martin Murphy, Alison Crosbie, Philip King, Nye Heron, Anthony Brophy, Frankie McCafferty, Paul Warriner, Julian Walsh, Stuart Wolfenden, Jo Connor, Karen Carlisle, Fiona Daly, Saffron Burrows, Jamie Harris, Britta Smith, Stanley Townsend, Tim Perrin, Tony Denham, Rob Spendlove, Phil Davis, Richard Graham, Oliver Maguire, Rachael Dowling, Tina Kellegher, Ronan Wilmot, Alistair Findlay, Peter Howitt, Sean Lawlor, Brian de Salvo, Luke Hayden, Aiden Grennell, Daniel Massey, Bosco Hogan, Dave Duffy, Mal Whyte, Marcus Lynch, Jer O'Leary, Paul O'Grady, Terry O'Neill, Malcolm Tierney, Peter Sheridan, Alan Barry, Jonathan Ryan, Tom Wilkinson, Denys Hawthorne, Maclean Burke
Regia: Jim Sheridan
Sceneggiatura/Autore: Terry George, Jim Sheridan
Colonna sonora: Trevor Jones
Fotografia: Peter Biziou
Costumi: Joan Bergin, Sue Wain
Produttore: Gabriel Byrne, Jim Sheridan
Produzione: Gran Bretagna, Irlanda
Genere: Drammatico, Storia, Biografico
Durata: 133 minuti

Nel nome dell’Irlanda / 27 Settembre 2019 in Nel nome del padre

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La critica sociale di Sheridan nei confronti dell’Inghilterra e del suo ingiusto procedimento giudiziario ci fa capire che allora come adesso, molte volte, cattivi e buoni sono esattamente le stesse persone, due facce della stessa medaglia. In questo film c’è un vero e proprio ribaltamento dei ruoli. La linea sottile che separa i “buoni” dai “cattivi” è segnata da un distintivo, abbiamo a tutti gli effetti criminali legalizzati e criminali illegali. Cercare dei colpevoli ma non la cura, per un male, è il contentino di uomini da poco e la cosa tragica è che tutta la macchina giudiziaria, dal poliziotto appuntato al giudice, sia composta da xenofobi dai dubbi valori etici e morali.
Neanche quando il vero attentatore dell’IRA si fa avanti confessando la sua colpevolezza le cose cambiano di una virgola, e sembra a tutti gli effetti che Gerry, suo padre, sua zia e tutti i condannati (per lo più ragazzi, alcuni neanche maggiorenni) stiano lottando contro un monolite di ingiustizia inamovibile. La loro colpa più grande è quella di essere iralndesi.
Sono senza santi in paradiso ma, dopo cinque anni di lettere spedite per cercare di ricorrere in appello qualcuno va loro in soccorso, l’avvocato Gareth Peirce, che riuscirà con dedizione e professionalità a ribaltare le sorti del loro fatidico destino.

– Il nostro compito è fermare le bombe, non l’attentatore. – L’affermazione appena citata è del capo della polizia e racchiude l’essenza di questo film e avvalora quanto appena detto sopra.

Il film è girato bene, la sceneggiatura è uno dei punti cardine. La recitazione fortunatamente non gravita solo attorno a Daniel Day-Lewis che potrebbe sovrastare gli altri con la sua immensa bravura ma è suddivisa bene tra tutti gli attori, bravissimo anche Pete Postlethwaite(Giuseppe Conlon).
Visivamente non è il massimo, la fotografia l’ho trovata un po’ anonima e anche la scenografia, soprattutto la ricostruzione degli ambienti carcerari l’ho trovata un po’ irrealistica. Ripeto, il film è bello, non c’è nulla da dire, sto solo menzionando dei dettagli che a mio avviso sarebbero stati la ciliegina sulla torta.

PS: Il voto sarebbe un 8,5. Non so perché dopo questo film ho avuto l’impressione che Sheridan, da buon patriota quale è, auspichi alla riunificazione dell’Irlanda con l’Irlanda del Nord.

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18 Aprile 2013 in Nel nome del padre

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Gerry Conlon è uno spilungone fancazzista e ladro di mezza tacca nella Belfast degli anni ‘70: nella viscere la città è sotto il controllo dell’Ira, in superficie è militarizzata manco fosse zona di guerra (la era) da parte delle forze di polizia di sua maestà. Gerry è talmente picio e anarco-ribbbelle che la famiglia lo manda via, a Londra da una zia, per tenerlo lontano dai guai (persino quelli dell’Ira lo volevano picchiare). A Londra molla in fretta la zia, e con un amico si unisce a un gruppo di squatter chiusi in casa tutto il giorno a fumarsi l’inverosimile e scopacchiare random. Enjoy! Una sera lui e l’altro irlandese escono, rubano dei soldi da un appartamento di una mignotta, se ne stanno al parco con un barbone, scoppia una bomba in un pub nelle vicinanze. Attentato dell’Ira, 4 morti, Gerry ovviamente non sa un cacchio, se ne torna a casa fingendo di aver fatto i soldi. Polizia speciale, entrano, lo arrestano, deportano, torturano. Lui, l’altro irish e due squatter saranno i Guildford four: costretti a confessare, imprigionamento a vita. Il padre di Gerry, Giuseppe (serio, si chiamava proprio Giuseppe, e infatti lo scherzano tutti), vero alter ego, va a Londra per stargli vicino. Anche troppo, BUM, la polizia arresta lui e tutta la famiglia (e questi verranno chiamati i Maguire seven), con l’accusa di aver fornito appoggio logistico per la preparazione dell’attentato. Il dramma vira al carcerario, Gerry e il padre vengono rinchiusi insieme, costretti al confronto. E ci vorranno anni, Giuseppe muore dopo 5, prima che Gerry capisca. Sull’onda di campagne popolari e con l’aiuto di Emma Thompson, cioè scusa, di una avvocatessa cocciuta, riescono a far riaprire il caso. L’infondatezza delle prove contro… tutti! è riconosciuta, siete liberi. Gerry e gli altri si sono passati 15 anni in carcere per uno scherzo del genere, oltre a vedersi lui anche schiattare il babbo davanti.
Il film migliore dell’irlandesissimo e rubicondo Jimmy Sheridan e, come già in altri, non poteva non innestarsi sul periodo della battaglia stato inglese/terrorismo Ira. Daniel Day Lewis, al solito e tanto di cappello, fornisce splendidamente il corpo e il volto adatti a raccontare una tragedia famigliare innestata nella tragedia storica. Il suo personaggio è fiero e stupido e ribelle e cieco al buonsenso, come certe giovinezze, e matura con una lentezza esasperante, quella della vita che sta perdendo rinchiuso lì, tra l’altro l’unica volta probabilmente che non aveva fatto qualcosa di male. Il rapporto col padre è tema (im)portantissimo di tutto il film, anche se nella realtà i due non erano stati messi nello stesso gabbio, ma era utile alla finzione scenica. La fatica di Gerry a riconoscersi nel padre, così petit bonhomme, casa e chiesa, delicato, tutto l’opposto di lui, una belva chiusa in gabbia, è la fatica di una generazione di irlandesi, tante anche prima ma quella più di tutte, a comprendere che con la zucca, e non con le bombe, si può sperare di ottenere qualcosa.
Quando finalmente rinsavisce, autentico e difficoltoso ri-inizio, riesce finalmente a prendere il controllo del sistema che lo ha fagocitato, e a rivoltarlo come un calzino ciucciato, e a riabilitare il padre del nome, e alla fine siamo tutti contenti, e piangiamo giustamente tanto.
E i pulotti inglesi suck.

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9 Marzo 2013 in Nel nome del padre

La storia vera di un ragazzo accusato ingiustamente,insieme alla sua famiglia,di far parte dell’IRA e di aver ordito un attentato in un pub londinese. Il ragazzo è interpretato da Daniel Day-Lewis, che è davvero molto bravo. Ci sono un paio di scene particolarmente riuscite e toccanti, a partire dai dialoghi e fino alle scenografie. Calzante la colonna sonora, da vedere.

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1 Marzo 2012 in Nel nome del padre

Racconto verità sui contorti e deviati meccanismi della giustizia inglese che su basi sommarie ha ingiustamente incarcerato per quasi 15 anni due uomini innocenti. Lo sfondo è quello degli anni 70 e delle rivolte e degli attentati dell’IRA. Il contesto è quello della legge contro gli attentatori che il governo inglese ha promulgato, dando potere e modo di esercitarlo alla polizia ed alle sue corrotte branche di investigatori.
E’ un tema molto sentito, primo per lo sfondo storico degli eventi (altri film come “la moglie del soldato”, “Bloody sunday” e lo stesso “the boxer” di Sheridan hanno descritto la conflittualità tra inglesi e irlandesi) e secondo perchè nell’affrontare il discorso della giustizia e della necessità di giusti processi (non basati su confessioni estorte e prove indiziarie) si mette dal punto di vista di un padre e di un figlio, compagni di cella che inizieranno a conoscersi davvero ed a parlarsi per la prima volta.
Un grande Daniel Day-Lewis nel ruolo di Gerry, ma stavolta a fargli da contraltare c’è l’interpretazione misurata ed intensa di Pete Postelwaite..davvero un bel duo!

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