Recensione su In ordine di sparizione

/ 20146.539 voti

Il giustiziere della neve. / 2 giugno 2014 in In ordine di sparizione

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Eppure, dovrei aver imparato la lezione: quando leggo di un film pubblicizzato come una “commedia nera à la (pincopallo) con un pizzico di (fate vobis)”, resto puntualmente a bocca asciutta.
Idem con questa pellicola norvegese che viene presentata come un film permeato dall’ironia cupa dei migliori Coen, sulla falsariga di una vendetta tarantiniana.

Se, sulla carta (neve farghiana + lista simil-Beatrix Kiddo di nemici da eliminare) i paragoni possono anche sussistere, questi però non sopravvivono sul grande schermo, dove nulla incide significativamente, ad esclusione di un profondo senso di angoscia, davvero mai stemperato da alcuna ironia nera in senso stretto.
Eppure, alcuni dettagli che indicano la strada corretta ci sono: l’evidente psicopatia del Conte, la trasformazione cieca e repentina del protagonista e la contrapposizione tra la sua furia ed i suoi limiti fisici (“Sei stanco, vecchio?”), le caratteristiche comportamentali dei comprimari.
Non bastano un paio di battute azzeccate (quella legata ai soprannomi dei malavitosi, quella sul welfare o quella sulla Sindrome di Stoccolma) a delineare un’atmosfera stratificata ed ambigua come quella di una buona commedia nera vagamente pulp (quanto sangue, quanti nasi rotti, quanti denti frantumati!).
Inoltre, pensavo che l’ambientazione nordica avrebbe conferito un quid “tipico” al racconto, mentre (se escludiamo la presenza ed il valore alienante di un manto nevoso spesso diversi metri) non pare caratterizzarlo affatto.
Il finale vagamente surreale (che, anche in questo caso, forse, richiama vagamente Fargo e che sancisce definitivamente la fine delle ostilità) purtroppo non riscatta lo scipito tono prevalente nel film.

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