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Recensione su In ordine di sparizione

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16 agosto 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nils di mestiere fa lo spazzaneve a Bukodikulund in Norvegia, e gli ammazzano il figlio e si mette a cercare i colpevoli. Non si può dire che il ragazzo non serbi rancore, indagando risale a peu à peu la catena da cui è disceso l’ordine di ammazzare il figlio suo, e la risale a botte e uccisioni di ganster sempre meno piccoli. Fino ad arrivare al capo, detto il Conte, pazzerello in corso di divorzio che consiglia al figlio di pestare il bullo della scuola così la pianta. Cattiiiivo. E i gangster in Norway hanno la 500 nel parco macchine. Finisce per accendersi una guerra tra bande mafiose con resa dei conti finaleNils invece è un ganzo perché è uno snowpiercer, con dei camioncioni carenati spazzanevosi, praticamente dei carriarmati, e wuuuuu, tutta la neve che si rovescia sui lati. Entrambi, il film e Nils, partono bene, poi si perdono per strada e non sanno come finire, tra le ingenuità sue e di una trama debole, adagiata su quei paesaggi tuttitutti bianchi bianchi che se appena ti piace il freddo pensi WHOA! (come Al Pacino in quel film), e a me non piace il freddo ma piace la neve, e poi i macchinoni che wuuuuuu! e insomma ci siamo capiti. Declinazione norvegese dell’umorismo nero (pur sempre un noir messo sul bianco), con i gangster gay sotto copertura, i gangster che imparano a sciare, e cose così. C’è anche Bruno Ganz che fa il caposerbo. Lui pure, ehm, serba rancore
🙁 scusa.

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