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Recensione su In memoria di me

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della superbia / 9 marzo 2011 in In memoria di me

Io l’ho trovato molto interessante e oltretutto ben girato.
Mi sembra che Costanzo abbia un buon occhio, ottime inquadrature per raccontare i luoghi fisici e psicologici.
La storia è essenziale ma potente, lo scontro/incontro di due superbie, l’una quella di Andrea, l’altra quella dell’istituzione religiosa, l’uno che per pura volontà intellettuale non si accontenta del mondo, è quasi sprezzante, la sua scelta è un atto di rifiuto e di volontà di potenza, vuole l’assoluto; l’altra incapace di perdere, su tutto è chiara la scelta di mentire sull’abbandono del primo confratello, non “crede” realmente a un Dio appunto debole, quindi inutile, ma crede fortemente all’istituzione (a se stessa), alla sua capacità di guida, alla sua superiorità morale e intellettuale perchè dogmaticamente teorizzata, qui sta la sua volontà di potenza.
Il film tematizza le diverse anime che si spingono a credere, chi dubita, chi si avvicina alla fede con umiltà, chi non si rispecchia nella gerarchia, chi cerca la forza, chi un rifugio, mentre il monastero, non per nulla chiuso all’interno di un’isola, impone la solidità, la sicurezza, il valore delle regole. Dopotutto Andrea cerca un valore diverso dalla libertà del mondo, che accusa di falsa libertà.
Ecco perchè lui è perfetto per quel luogo e quel ruolo, volontà come arma per scardinare il mondo e se stessi, speculazione intellettuale (quale maggiore superbia della sfida intellettuale alla fede, e qui mi ricorda il Dr Faust di Mann), sintonia con la gerarchia, bisogno di regole esterne a cui uniformarsi per poterle poi usare, una vaga incapacità di provare amore spontaneo per gli altri.
Ecco perchè alla fine rimane, nonostante i dubbi che la vita con gli altri gli provocano, perchè trova un ruolo che gli regala una identità e rinsalda la sua forza

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