In Bruges - La coscienza dell'assassino

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In Bruges - La coscienza dell'assassino

Divorato dal rimorso per l'ultimo incarico svolto andato male, un sicario e il suo collega attendono gli ordini per il prossimo omicidio su commissione nei pressi di Bruges, in Belgio
thomasanderson ha scritto questa trama

Titolo Originale: In Bruges
Attori principali: Colin FarrellBrendan GleesonRalph FiennesClémence PoésyThekla ReutenJordan Prentice, Elizabeth Berrington, Jérémie Renier, Mark Donovan, Eric Godon, Anna Madeley, Theo Stevenson, Olivier Bonjour, Stephanie Carey, Zeljko Ivanek, Rudy Blomme, Jamie Edgell, Sachi Kimura, Jean Mark Favorin, Emily Thorling, Ann Elsley, Susan Ateh, Ciarán Hinds
Regia: Martin McDonagh
Sceneggiatura/Autore: Martin McDonagh
Colonna sonora: Carter Burwell
Fotografia: Eigil Bryld
Costumi: Jany Temime, Laurent Guinci
Produttore: Tessa Ross, Jeff Abberley, Julia Blackman, Graham Broadbent, Peter Czernin
Produzione: Gran Bretagna, Usa
Genere: Azione, Commedia, Poliziesco
Durata: 108 minuti

In Bruges, un po’ come il Tottenham! / 9 Maggio 2016 in In Bruges - La coscienza dell'assassino

In questo noir dall’impostazione teatrale il vero protagonista è la città di Bruges. Il titolo stesso ce lo conferma, infatti nella prima parte del film la città ci viene presentata come se fossimo in uno spot turistico dell’ente locale; il tutto risulta fiabesco, fermo e immutato nel tempo dove ci si aspetterebbe di incontrare cavalieri, principesse ed altre figure medievali. Da come viene presentato un personaggio femminile, sembra quasi che per Ray si tratti di una pricipessa, comparsa dal nulla per salvarlo da “questa ca**o di Bruges”. Nella seconda parte invece la città diventa un luogo metafisico dove il reale diventa surreale. I due protagonisti vivranno in maniera differente la città: Ray risulta insofferente ed annoiato; Ken invece è meravigliato dal suo fascino, vuole scoprire ogni sua caratteristica e la sua misteriosa atmosfera.

La città risulta tuttavia anche un pretesto narrativo per andare oltre la semplice storia. Nel corso della vicenda assume differenti caratterizzazioni: sembra essere un rifugio sicuro per poi trasformarsi in un pretesto; è una ricompensa per il lavoro svolto ma anche una nuova missione; da semplice regalo muta in condanna. Questi aspetti la rendono un personaggio reale a tutti gli effetti.

La città è per i protagonisti una fiabesca sala d’aspetto; un purgatorio nel quale attendono, senza rendersene conto, il loro giudizio. Chiariscono il punto Il Giudizio Universale di Bosch, un quadro che i due protagonisti vedono e commentano, e la scena finale della pellicola: una visione realistica del quadro secondo McDonagh. Per esempio un nano vestito da scolaretto, che rappresenta il suo originale peccato, diventa possibilità di redenzione nell’istante in cui Ray tenta di avvertire il suo assalitore. Ciò che vive Ray nell’ultima scena è ciò che ha precedentemente commentato nel quadro. Un po’ come il Tottenham che anno dopo anno non fa né così schifo né riesce a vincere finalmente un campionato, allo stesso modo è “questa ca**o di Bruges”. Una zona di transizione. Un inferno per il giovane killer ma un purgatorio nella visione globale.

Articolo completo: http://nextreviews.altervista.org/bruges-un-po-tottenham/

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vedi Bruges e poi muori / 13 Febbraio 2014 in In Bruges - La coscienza dell'assassino

Film decisamente appagante in cui due sicar finiscono o, meglio vengono spediti, nalla città da favola belga: Bruges.
Tra un museo e una chiesa scopriamo cosa è stato prima e come mai siano lì, lo sgarro va punito e per quello stanno lì.
Poi ci sono belle figliole, skinhead e nani razzisti all’interno di una narrazzione snella e originale che mantiene la tensione dall’inizio alla fine.

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5 Dicembre 2013 in In Bruges - La coscienza dell'assassino

Martin McDonagh è un miracolo del cinema contemporaneo: non ricordo un’entrata in scena così significativa come la sua. Dopo aver creato quel gioiellino di corto intitolato “Six shooter”, con il quale si è aggiudicato l’Oscar, McDonagh, stimato commediografo (il teatro forma), esordisce sul grande schermo con un’opera che è un capolavoro di scrittura. Un grottesco fine, intelligente e spassosamente amaro si amalgama mirabilmente con il thriller e la commedia, creando una commistione di generi che è uno stimolante lavoro narrativo. “Ma a McDonagh riesce un’impresa quasi impossibile: realizzare un film con pochissima azione senza perdere di tensione per un attimo” (da: My Movies), non perdendosi mai in un rischioso manierismo, e scavando così profondamente nei personaggi da renderli magnetici. E poi c’è Bruges, o meglio, prima di tutto c’è lei: Bruges. Ha le fattezze di un sogno, un ricordo medievale che pervade ogni frame del video, una culla che è cifra stilistica, carattere e anima allo stesso tempo. C’è tutto in questo romanzo di rara virtù. Dello stesso Martin McDonagh (voglio nominarlo ancora) la sceneggiatura, il soggetto e una regia rara, ferma, rispettosa dello script, derivante dall’esperienza teatrale, cosciente che l’eccesso nasconde. Entusiasmante. Farrel ardimentoso.

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28 Luglio 2013 in In Bruges - La coscienza dell'assassino

Commedia noir accattivante ed incalzante. Due killer professionisti, dopo l’ultimo lavoro non proprio riuscito bene, vengono spediti a Bruges dal loro “capo” in attesa di istruzioni. Qui faranno strane conoscenze, troveranno l’amore, si confesseranno, esagereranno tra alcool e droga e conosceranno un po’ meglio se stessi e le proprie paure. Il tutto in attesa di un granfinale a sorpresa. Un po’ di violenza noir, battute esilaranti, attimi che ricordano film del genere “The Snatch”, ritmo incalzante e storia coinvolgente. Grande cast e un ottimo Colin Farrell.

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